Fmi, Dominique Strauss-Kahn si dimette. Asiatici in lizza per la successione

Nell’attesa di nuovi candidati, il Fondo è retto da John Lipsky, che in passato ha avuto molti legami con JP Morgan. Strauss-Kahn rimane in prigione, vigilato perché non attenti un suicidio. Fra i candidati alla presidenza del Fmi vi sono personalità da Turchia, Singapore, India, Cina.

New York (AsiaNews/Agenzie) – Dominique Strauss-Kahn (DSK) ha dato le dimissioni da capo del Fondo monetario internazionale (Fmi), alcuni giorni dopo essere stato accusato di tentato stupro e violenze contro l’inserviente di un hotel a New York.

 

In una lettera inviata all’organismo internazionale egli spiega di voler lasciare il posto, che “ho servito con onore e devozione” per dedicare “tutte le mie energie nel provare la mia innocenza”. A tutt’oggi, il 62enne DSK è in prigione, sotto controllo per evitare il suo suicidio, e gli è stata negata la libertà su cauzione. Ma oggi i suoi avvocati presentano un’altra domanda. Intanto la donna 32enne che lo accusa si è nascosta e parla solo attraverso il suo avvocato, essendo “spaventata e incredula”, dopo aver scoperto l’identità del suo assalitore.

 

L’inquieta vita sessuale di DSK era nota a tutti e in passato egli ha avuto altri problemi simili. Molti, soprattutto in Francia, si domandano però se questo ennesimo scandalo non sia pilotato eliminando la possibilità per Strauss-Kahn di concorrere come candidato alla presidenza francese e di continuare il suo lavoro nel Fmi, che con lui è divenuto un organismo molto potente. Ieri Tim Geithner, segretario usa al Tesoro aveva dichiarato che DSK non poteva continuare a guidare il Fmi.

 

Nell’attesa di nuovi candidati, il vice di DSK, John Lipsky, prenderà il suo posto al Fmi. Lipski, statunitense, è stato in precedenza vicepresidente della JP Morgan Investment Bank e capo economista sempre alla JP Morgan.

 

Per tradizione, il capo del Fmi dovrebbe essere un europeo, ma sono in molti a chiedere che i nuovi candidati siano scelti non in base alla nazionalità, ma alle qualità personali. Il mese scorso, rappresentanti del Gruppo dei 24, che include Brasile, Cina e Messico, hanno chiesto “un processo aperto, trasparente e basato sul merito” nella scelta dei capi del Fmi (e della Banca mondiale, di solito attribuito a uno statunitense).

 

Le dimissioni di DSK aprono la possibilità alla scelta di un candidato brasiliano, o cinese, o indiano. Fra i nomi che si sussurrano, vi è Tharman Shanmugaratnam, ministro delle Finanze di Singapore; Kemal Dervis, ex ministro turco dell’economia; Montek Singh Ahluwalia, indiano, che ha già lavorato per il Fmi; Min Zhu, consigliere speciale del Fmi e ex vicegovernatore della banca di Cina. Sotto la guida di DSK la Cina è divenuto il terzo partner per importanza nell’organizzazione, che raccoglie 187 membri.

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