Il Papa condanna le violenze contro i migranti e i cristiani

All’Angelus di oggi Benedetto XVI riafferma che i migranti sono “persona da rispettare”, con “diritti e doveri”, in un chiaro accenno a i fatti avvenuti in Calabria. Allo stesso tempo, il pontefice ha chiesto alle autorità politiche e religiose di “alcuni Paesi” (leggi: Egitto, Malaysia, Iraq…) di garantire la libertà ai cristiani, oggetto di violenze, e di far sì di non usare il nome di Dio come giustificazione alle stragi. Il ricordo del battesimo a 14 bambine e bambini nella cappella Sistina. Con il Battesimo diventiamo figli di Dio e fratelli, in un nuovo modello di società.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Benedetto XVI ha condannato con forza le violenze di questi giorni contro i migranti avvenute in Calabria a Rosarno, come pure quelle contro i cristiani nei giorni del Natale, in Egitto, Malaysia e Iraq.

 Senza fare alcun riferimento geografico, il papa, alla fine della preghiera dell’Angelus, ha detto: “Due fatti hanno attirato, in modo particolare, la mia attenzione in questi ultimi giorni: il caso della condizione dei migranti, che cercano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza, e le situazioni conflittuali, in varie parti del mondo, in cui i cristiani sono oggetto di attacchi, anche violenti”.

 A Rosarno, centinaia di immigrati si sono ribellati nei giorni scorsi allo sfruttamento e al degrado a cui sono sottoposti nel loro lavoro, a causa della incuria del governo locale e del controllo mafioso sui lavori agricoli. Alcuni gruppi della popolazione – sembra spinti dalla n’drangheta – hanno attuato una caccia all’uomo con armi da fuoco e violenze fisiche contro gli immigrati. La polizia è intervenuta per scortare e per mettere in salvo gli immigrati.

 “Bisogna ripartire – ha detto il papa - dal cuore del problema! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita e che Dio lo ama come ama me.

 Vorrei fare simili considerazioni per ciò che riguarda l’uomo nella sua diversità religiosa. La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana. Occorre che le Istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno – lo ribadisco – alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio, né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili”.

In precedenza il pontefice ha ricordato il valore del sacramento del battesimo perché proprio oggi - festa del Battesimo di Gesù, conclusione delle feste natalizie – egli ha amministrato il battesimo a 7 bambine e 7 bambini nella cappella Sistina.

 “Con tale sacramento l’uomo diventa realmente figlio, figlio di Dio. Da allora, il fine della sua esistenza consiste nel raggiungere in modo libero e consapevole ciò che fin dall’inizio ha ricevuto in dono. ‘Diventa ciò che sei’ rappresenta il principio educativo di base della persona umana redenta dalla grazia”.

“Tale principio – ha continuato - ha molte analogie con la crescita umana, dove il rapporto dei genitori con i figli passa, attraverso distacchi e crisi, dalla dipendenza totale alla consapevolezza di essere figli, alla riconoscenza per il dono della vita ricevuta e alla maturità e alla capacità di donare la vita. Generato dal Battesimo a vita nuova, anche il cristiano inizia il suo cammino di crescita nella fede che lo porterà ad invocare consapevolmente Dio come ‘Abbà – Padre’, a rivolgersi a Lui con gratitudine e a vivere la gioia di essere suo figlio”.

 “Dal Battesimo deriva anche un modello di società: quella dei fratelli. La fraternità non si può stabilire mediante un’ideologia, tanto meno per decreto di un qualsiasi potere costituito. Ci si riconosce fratelli a partire dall’umile ma profonda consapevolezza del proprio essere figli dell’unico Padre celeste. Come cristiani, grazie allo Spirito Santo ricevuto nel Battesimo, abbiamo in sorte il dono e l’impegno di vivere da figli di Dio e da fratelli, per essere come "lievito" di un’umanità nuova, solidale e ricca di pace e di speranza. In questo ci aiuta la consapevolezza di avere, oltre che un Padre nei cieli, anche una madre, la Chiesa, di cui la Vergine Maria è il perenne modello”.

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