Le religioni abramitiche contro eutanasia e suicidio assistito

Dichiarazione di esponenti ebrei, cristiani e musulmani condanna azioni “completamente in contraddizione con il valore della vita umana” e di conseguenza “sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni”.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – Le religioni monoteiste abramitiche (ebraismo, cristianesimo e islamismo) si oppongono “ad ogni forma di eutanasia”, così come “al suicidio medicalmente assistito”, perché sono azioni “completamente in contraddizione con il valore della vita umana” e di conseguenza “sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni”. È il “punto chiave” della “Dichiarazione congiunta delle religioni monoteiste abramitiche sulle problematiche del fine-vita”, firmata questa mattina dai rappresentanti ebrei, cattolici e musulmani in Vaticano, ricevuti poi da papa Francesco.

La Dichiarazione è stata proposta dal rabbino Steinberg a Francesco che l'ha affidata alla Pontificia accademia per la vita. Oltre a mons. Vincenzo Paglia, alla realizzazione ha collaborato un gruppo interreligioso. Per il mondo ebraico la Dichiarazione è stata sostenuta da rav Avraham Steinberg dell’Israeli National Bioethics Council e dal rav David Rosen e per il mondo musulmano da Sheikh Bin Bayyah, presidente del “Muslim Forum for Peace” e da Samsul Anwar, presidente del Central Committee of the Indonesian Muhammadiyah”.

Il testo ha l’obiettivo di “presentare la posizione delle religioni monoteistiche abramitiche rispetto ai valori e alle prassi rilevanti per i malati in fase terminale, a beneficio dei pazienti, dei familiari, degli operatori sanitari e dei responsabili politici aderenti a una di queste religioni”. Ma anche di “migliorare la capacità degli operatori sanitari” nel comprendere, aiutare e confortare “il credente e la sua famiglia nel momento del fine-vita”, nonché “promuovere comprensione reciproca e sinergie tra i differenti approcci tra le tradizioni religiose monoteistiche e l’etica laica in merito alle convinzioni, ai valori, alle prassi rilevanti per il paziente in fase terminale”.

Nel paragrafo relativo all’uso della tecnologia etica nel fine vita, i leader religiosi invocano l’utilizzo di “misure mediche clinicamente appropriate” e aggiungono: “ciò implica la continuazione del supporto respiratorio, nutrizione e idratazione artificiali, chemioterapia o radioterapia, somministrazione di antibiotici, farmaci per la pressione e altri rimedi”. Nelle conclusioni, tra le richieste emerge il rispetto per l’obiezione di coscienza. “Nessun operatore sanitario dovrebbe essere costretto o sottoposto a pressioni per assistere direttamente o indirettamente alla morte deliberata e intenzionale di un paziente attraverso il suicidio assistito o qualsiasi forma di eutanasia, specialmente quando tali prassi vanno contro le credenze religiose dell’operatore. È stato favorevolmente recepito, nel corso degli anni, che dovrebbe essere rispettata l’obiezione di coscienza agli atti che contrastano i valori etici di una persona”.

Il documento chiede poi di evitare che la volontà del paziente di uno essere più un peso dal punto di vista finanziario, “lo induca a scegliere la morte” piuttosto che cure e conforto e si chiede infine “una qualificata e professionale presenza delle cure palliative ovunque e per ciascuno”, oltre a “leggi e politiche pubbliche che proteggano il diritto e la dignità del paziente nella fase terminale, per evitare l’eutanasia e promuovere le cure palliative”.

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