Nel 2050 un miliardo di sfollati per disastri naturali e mancanza di risorse

Secondo uno studio di Economics and Peace (Iep) almeno 1,2 miliardi di persone vivranno in aree a rischio. A insicurezza alimentare e mancanza di acqua si affiancano i disastri naturali. Situazione critica in Asia centrale e Medio oriente. A livello di nazioni, Pakistan e Iran devono affrontare una combinazione tossica di minacce.

di Dario Salvi

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - La crescita a ritmi serrati della popolazione mondiale, la mancanza di accesso a cibo e acqua, il fenomeno sempre più frequente dei disastri naturali potrebbero portare alla cifra record di un miliardo di sfollati entro il 2050. È quanto emerge dallo studio sulle minacce ecologiche e ambientali globali realizzato dall’Institute for Economics and Peace (Iep), organismo indipendente che elabora ogni anno studi approfonditi sul terrorismo e la pace. Basandosi sui dati messi a disposizione dalle Nazioni Unite e da altri enti indipendenti, esso delinea otto “minacce ecologiche” e avverte su quali regioni e Paesi sono più a rischio. 

Con le attuali prospettive di aumento della popolazione globale, che dovrebbe toccare quota 10 miliardi nel 2050, sono destinati ad acuirsi i conflitti per le risorse naturali. In questo contesto saranno almeno 1,2 miliardi le persone che vivranno in aree di particolare rischio e a rischio sopravvivenza, in particolare nell’Africa sub-shariana, nell’Asia centrale e in Medio oriente, dove è più probabile che le persone saranno costrette a migrare. 

Per capire la portata del fenomeno, basti pensare che fattori ecologici, ambientali e conflitti hanno portato allo sfollamento di 30 milioni di persone nel 2019. “Tutto ciò avrà conseguenze enormi a livello politico e sociale - sottolinea il fondatore Iep Steve Killelea - non solo in quella parte del mondo in via di sviluppo, ma anche in quello già sviluppato. Gli sfollamenti di massa porteranno a vere e proprie orde di rifugiati diretti nelle nazioni più avanzate”. 

Secondo i ricercatori, le minacce si dividono in due gruppi: insicurezza alimentare, scarsità di acqua e crescita della popolazione da una parte; dall’altra disastri naturali, fra cui alluvioni, cicloni, livello crescente dei mari e innalzamento delle temperature. Il risultato mostra il rischio che corre ciascuna delle 150 nazioni al mondo prese in esame in questa ricerca e la loro capacità di reazione. 

India e Cina risultano fra quelle più in pericolo per mancanza di acqua nei prossimi decenni; altre come Pakistan, Iran, Mozambico, Kenya e Madagascar dovranno affrontare una combinazione tossica di minacce, accompagnate da una diminuita capacità di saperle affrontare. “Oggi sono nazioni con una situazione stabile - afferma il rapporto Iep di 90 pagine - ma sono assai esposte alle minacce ecologiche” e non è escluso per il futuro un loro “collasso”.

Steve Killelea ricorda che oggi, rispetto a 50 anni fa, vi è il 60% in meno di risorse idriche disponibili mentre il fabbisogno alimentare è destinato a crescere fino al 50% nei prossimi 30 anni, anche e soprattutto a causa della crescita esponenziale della classe media in Asia. Questi fattori, uniti ai disastri naturali che sono destinati ad aumentare per frequenza a causa dei cambiamenti climatici, porteranno a un pianeta molto più instabile nel 2050.

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