​Papa: bisogna salvare i migranti, Dio ce ne renderà conto al momento del giudizio

Incontrando un gruppo di rifugiati, Francesco ha detto che bisogna svuotare i campi di detenzione in Libia “luoghi di tortura e schiavitù ignobile?” e “non è bloccando le loro imbarcazioni che si risolve il problema”.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – “È l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre”, “li fa morire in mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile?” e “non è bloccando le loro imbarcazioni che si risolve il problema”. Nuovo forte monito di papa Francesco contro “l’ignavia” e l’indifferenza di fronte a chi cerca aiuto e una pressante sollecitazione a “svuotare i campi di detenzione in Libia, valutando e attuando tutte le soluzioni possibili”.

L’incontro di oggi con un altro gruppo di profughi arrivati recentemente da Lesbo, in Grecia, con i corridoi umanitari – tra loro sono 14 minori e una decina di cristiani - è stato occasione per il Papa di affermare che “bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni”.

Francesco ha iniziato il suo discorso parlando della croce e del giubbotto salvagente esposti in Vaticano nel Cortile del Belvedere (nella foto). Il giubbotto “è appartenuto a un migrante scomparso” in mare lo scorso mese di luglio. La croce è trasparente ed esorta a guardare “con maggiore attenzione e a cercare sempre la verità”; ed è anche luminescente, "perché vuole rincuorare la nostra fede nella Risurrezione”.

Salvare ogni vita umana, ha proseguito Francesco, “è un dovere morale che unisce credenti e non credenti”. Il giubbotto e la croce indicano i passi da compiere. “Siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo”. “Bisogna mettere da parte gli interessi economici per mettere al centro la persona, ogni persona, la cui vita e dignità sono preziose agli occhi di Dio. Bisogna soccorrere e salvare, perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto al momento del giudizio”.

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