Papa: crisi dei migranti e lotta alla povertà questione morale, prima che economica

Al di là dell’immediato e pratico aspetto del fornire aiuto materiale a questi nostri fratelli e sorelle, la comunità internazionale è chiamata a individuare risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo a problematiche che superano i confini nazionali e continentali e coinvolgono l’intera famiglia umana”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La “crisi dei profughi” e in genere la lotta contro la povertà è “anzitutto un problema morale, che fa appello ad una solidarietà globale e allo sviluppo di un approccio più equo nei confronti dei bisogni e delle aspirazioni degli individui e dei popoli in tutto il mondo”. Una visione economica esclusivamente orientata al benessere materiale, infatti, è “incapace di contribuire in modo positivo ad una globalizzazione che favorisca lo sviluppo integrale dei popoli nel mondo, una giusta distribuzione delle risorse, la garanzia di lavoro dignitoso e la crescita dell’iniziativa privata e delle imprese locali”.

Papa Francesco è tornato a ribadire tali concetti, che gli sono particolarmente cari, nel corso dell’odierno incontro con i partecipanti alla Conferenza internazionale “Iniziativa imprenditoriale nella lotta contro la povertà – L’emergenza profughi la nostra sfida”, organizzata dalla Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice, a 25 anni dalla promulgazione dell’enciclica di Giovanni Paolo II.

“La crisi dei profughi, le cui proporzioni stanno crescendo ogni giorno, è una di quelle a cui – ha detto - mi sento particolarmente vicino. Nella mia recente visita a Lesbo, sono stato testimone di strazianti esperienze di sofferenza umana, specialmente di famiglie e bambini. Era mia intenzione, insieme ai miei fratelli ortodossi il patriarca Bartolomeo e l’arcivescovo Geronimo, di offrire al mondo una maggiore consapevolezza di queste «scene di tragico e davvero disperato bisogno», e di «darvi risposta in un modo degno della nostra comune umanità» (Visita al Campo Rifugiati di Moria, 16 aprile 2016). Al di là dell’immediato e pratico aspetto del fornire aiuto materiale a questi nostri fratelli e sorelle, la comunità internazionale è chiamata a individuare risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo a problematiche che superano i confini nazionali e continentali e coinvolgono l’intera famiglia umana”.

“La lotta contro la povertà non è soltanto un problema economico, ma anzitutto un problema morale, che fa appello ad una solidarietà globale e allo sviluppo di un approccio più equo nei confronti dei bisogni e delle aspirazioni degli individui e dei popoli in tutto il mondo”. “Come san Giovanni Paolo II ha più volte rilevato, l’attività economica non può essere condotta in un vuoto istituzionale o politico (cfr Lett. enc. Centesimus annus, 48), ma possiede una essenziale componente etica; deve inoltre sempre porsi al servizio della persona umana e del bene comune. Una visione economica esclusivamente orientata al profitto e al benessere materiale è – come l’esperienza quotidianamente ci mostra – incapace di contribuire in modo positivo ad una globalizzazione che favorisca lo sviluppo integrale dei popoli nel mondo, una giusta distribuzione delle risorse, la garanzia di lavoro dignitoso e la crescita dell’iniziativa privata e delle imprese locali. Un’economia dell’esclusione e dell’inequità (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 53) ha portato ad un più grande numero di diseredati e di persone scartate come improduttive e inutili. Gli effetti sono percepiti anche nelle società più sviluppate, nelle quali la crescita in percentuale della povertà e il decadimento sociale rappresentano una seria minaccia per le famiglie, per la classe media che si contrae e, in modo particolare, per i giovani. I tassi di disoccupazione giovanile sono uno scandalo che non solo richiede di essere affrontato anzitutto in termini economici, ma che va affrontato anche, e non meno urgentemente, come una malattia sociale, dal momento che la nostra gioventù viene derubata della speranza e vengono sperperate le sue grandi risorse di energia, di creatività e di intuizione”.

Come ha insegnato il Concilio Vaticano II, ha concluso Francesco, per i cristiani l’attività economica, finanziaria e degli affari non può essere separata “dal dovere di lottare per il perfezionamento dell’ordine temporale in conformità con i valori del Regno di Dio”: l’auspicio finale del Papa è quello a “contribuire sempre alla crescita di quella civiltà dell’amore che abbraccia l’intera famiglia umana nella giustizia e nella pace”.

 

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