Papa: Gesù dice a tutti noi: Se tu non sei in pace, tocca le mie piaghe

Al Regina Caeli nella Domenica della Divina Misericordia, papa Francesco ricorda i doni di Gesù risorto: la pace, la gioia, la missione. “Ma non dimentichiamo le piaghe di Gesù”. Il ricordo dei martiri argentini, difensori dei contadini contro i latifondisti. Solidarietà per i profughi in Libia e per gli alluvionati del Sudafrica. Gli auguri alle Chiese ortodosse che oggi celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Se tu non sei in pace, tocca le mie piaghe”: per papa Francesco è l’invito che Gesù rivolge a tutti, nella Domenica della Divina Misericordia, la seconda di Pasqua, in cui il vangelo narra dell’incredulità dell’apostolo Tommaso e dell’invito a lui rivolto da Gesù risorto “a toccare le sue piaghe”. Parlando ai fedeli radunati in piazza san Pietro per il Regina Caeli,

egli ha continuato: “Toccare le piaghe di Gesù, che sono i tanti problemi, difficoltà, persecuzioni, malattie di tanta gente che soffre. Tu non sei in pace? Va’, va’ a visitare qualcuno che è il simbolo della piaga di Gesù. Tocca la piaga di Gesù. Da quelle piaghe scaturisce la misericordia. Per questo oggi è la domenica della misericordia. Un santo diceva che il corpo di Gesù crocifisso è come un sacco di misericordia, che attraverso le piaghe arriva a tutti noi. Tutti noi abbiamo bisogno della misericordia, lo sappiamo. Avviciniamoci a Gesù e tocchiamo le sue piaghe nei nostri fratelli che soffrono. Le piaghe di Gesù sono un tesoro: da lì esce la misericordia. Siamo coraggiosi e tocchiamo le piaghe di Gesù. Con queste piaghe Lui sta davanti al Padre, le fa vedere al Padre, come se dicesse: ‘Padre, questo è il prezzo, queste piaghe sono quello che io ho pagato per i miei fratelli’. Con le sue piaghe Gesù intercede davanti al Padre. Dà la misericordia a noi se ci avviciniamo, e intercede per noi. Non dimenticare le piaghe di Gesù”.

Ancora riferendosi al vangelo del giorno (Giovanni 20, 19-31), Francesco ha sottolineato che “oltre alla pace e alla gioia, Gesù porta in dono ai discepoli anche la missione. Dice loro: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (v. 21). La risurrezione di Gesù è l’inizio di un dinamismo nuovo di amore, capace di trasformare il mondo con la presenza dello Spirito Santo”.

“In questa seconda domenica di Pasqua, siamo invitati ad accostarci con fede a Cristo, aprendo il nostro cuore alla pace, alla gioia e alla missione. Ma non dimentichiamo le piaghe di Gesù, perché da lì escono la pace, la gioia e la forza per la missione. Affidiamo questa preghiera alla materna intercessione della Vergine Maria, regina del cielo e della terra”.

Dopo la preghiera mariana, Francesco ha espresso una lunga lista di saluti. Anzitutto che ieri a La Rioja (Argentina), sono stati proclamati beati Enrique Angel Angelelli (1923-1976), vescovo

diocesano, Carlos de Dios Murias (1946-1976), francescano conventuale, Gabriel Longueville (1931-1976), sacerdote fidei donum, e Wenceslao Pedernera (1936-1976), catechista, padre di famiglia. Tutti loro sono stati uccisi durante il cosiddetto “processo di riorganizzazione nazionale”, mentre essi difendevano i diritti dei contadini contro i latifondisti. “Questi martiri della fede – ha spiegato Francesco - sono stati perseguitati per causa della giustizia e della carità evangelica. Il loro esempio e la loro intercessione sostengano in particolare quanti lavorano per una società più giusta e solidale. Uno di loro era francese, era andato come missionario in Argentina. Gli altri tre, argentini. Facciamo un applauso ai nuovi Beati, tutti!”.

Il pontefice ha poi chiesto a tutti di unirsi alla sua preghiera “per i profughi che si trovano nei centri di detenzione in Libia, la cui situazione, già molto grave, è resa ancora più pericolosa dal conflitto in corso. Faccio appello perché specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati attraverso corridoi umanitari”.

Egli ha anche auspicato che “non manchi la nostra solidarietà e il concreto sostegno della Comunità internazionale a “quanti hanno perso la vita o hanno subito gravi danni per le recenti alluvioni in Sudafrica”.

Infine, ricordando che oggi si celebra la Pasqua ortodossa – per le Chiese che seguono il calendario giuliano – egli ha espresso i suoi “auguri cordiali”. “Il Signore risorto – ha aggiunto - doni loro gioia e pace! E un applauso anche per tutti i cattolici e ortodossi orientali, per dire loro: Buona Pasqua!”.

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