Papa: i migranti, ‘simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata’

Sono “gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea”.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – I migranti “sono prima di tutto persone umane”, e “oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”. Lo ricorda papa Francesco che nel VI anniversario della sua visita a Lampedusa (nella foto), celebrando messa si è voluto fare voce di quanti rischiano la vita, e a volte la perdono, nel tentativo di trovare migliori condizioni di vita. Salvezza, liberazione e solidarietà sono le chiavi del pensiero di Francesco che ammonisce: “nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare”.

Il Papa, per ricordare l’anniversario del primo viaggio del pontificato, ha raccolto 250 persone nella basilica di san Pietro. Migranti e volontari, salutati uno a uno, al termine del rito. Tra loro Francesco ha  significativamente voluto don  Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, divenuto celebre anche per le notti trascorse all’aperto, a indicare la sua vicinanza ai migranti della Sea Watch, e don Mattia Ferrari sacerdote della Ong Mediterranea. A non essere ammessi, oggi, sono i giornalisti.

“Gesù – dice Francesco - rivela ai suoi discepoli la necessità di un’opzione preferenziale per gli ultimi, i quali devono essere messi al primo posto nell’esercizio della carità. Sono tante le povertà di oggi; come ha scritto san Giovanni Paolo II, i «‘poveri’, nelle molteplici dimensioni della povertà, sono gli oppressi, gli emarginati, gli anziani, gli ammalati, i piccoli, quanti vengono considerati e trattati come ‘ultimi’ nella società» (Esort. ap. Vita consecrata, 82)”.

“In questo sesto anniversario della visita a Lampedusa, il mio pensiero va agli ‘ultimi’ che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono. Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare. Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli. Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! ‘Non si tratta solo di migranti!’, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”.

“Viene spontaneo – prosegue - riprendere l’immagine della scala di Giacobbe. In Gesù Cristo il collegamento tra la terra e il Cielo è assicurato e accessibile a tutti. Ma salire i gradini di questa scala richiede impegno, fatica e grazia. I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati. Mi piace allora pensare che potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi: gli ultimi, che altrimenti resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo. Si tratta di una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare”. (FP)

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