Papa: i risultati della ricerca siano condivisi per il bene comune

Videomessaggio di Francesco al meeting “La scienza per la pace”. “Far crescere una nuova cultura capace di costruire la società promuovendo la dignità e lo sviluppo di ogni uomo e di ogni donna”. Le conclusioni della Tavola rotonda internazionale sulle vaccinazioni, organizzata dalla Pontificia accademia per la vita, dalla “World Medical Association” (WMA) e dalla “German Medical Association” (GMA).

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – La pandemia ha evidenziato la necessità che i risultati della ricerca scientifica siano messi a disposizione di tutti e, al tempo stesso “e, per certi versi, in modo ancora più urgente, ha sollecitato il mondo della scienza a ripensare le prospettive della prevenzione, della terapia e della organizzazione sanitaria tenendo conto dei risvolti antropologici”. L’attenzione del Vaticano per la tutela della salute anche nei risvolti che essa ha all’interno delle diverse realtà umane trova conferma, oggi, nella contemporanea uscita di un videomessaggio di papa Francesco al Meeting internazionale “La scienza per la pace” e del comunicato finale della Tavola rotonda internazionale sulle vaccinazioni, organizzata dalla Pontificia accademia per la vita, dalla “World Medical Association” (WMA) e dalla “German Medical Association” (GMA).

Il messaggio di Francesco prende avvio dalla considerazione che “è necessario che la ricerca scientifica metta a servizio di tutti le proprie indicazioni, ricercando sempre nuove forme di collaborazione, di condivisione dei risultati e di costruzione di reti”. Ma evitando “il rischio che il progresso scientifico venga considerato l'unico approccio possibile per comprendere un aspetto della vita, della società e del mondo".

“Nessun sapere scientifico – afferma poi il Papa - deve camminare da solo e sentirsi autosufficiente. La realtà storica diventa sempre più una, unica e ha bisogno di essere servita nella pluralità dei saperi, che nella loro specificità contribuiscano a far crescere una nuova cultura capace di costruire la società promuovendo la dignità e lo sviluppo di ogni uomo e di ogni donna”.

Ed è nella prospettiva dello sviluppo integrale che si pongono le conclusioni della tavola rotonda, illustrate in Sala stampa della Santa Sede.

I vaccini, ha osservato mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, in linea di principio debbono essere disponibili per tutti. Ma, il fatto di essere prodotti da una ricerca scientificamente avanzata “rende più difficile superare i problemi del trasferimento delle competenze tecnologiche e la gestione dei brevetti”. Di qui “la necessità di trovare un equilibrio tra i diritti privati degli inventori (e investitori) e delle esigenze pubbliche della società”.

Ma “i vaccini pongono anche una questione riguardante il loro significato nelle diverse culture” e “dobbiamo stare attenti a non imporre una univoca visione occidentale”. A questo proposito mons. Paglia ha sottolineato due questioni. La prima è che i vaccini non toccano “solo la dimensione biologica e medica, che sembra oggettiva e immutabile. In realtà i vaccini portano su di sé e rappresentano una storia che è segnata da ingiustizie e prepotenze”, in quanto prodotti da Paesi che sono in posizione di forza. “Giungono qui al pettine nodi che hanno un lungo passato. Per favorire la fiducia non basta un gesto puntuale, ma occorre una politica sistemica, che includa una visione integrale dello sviluppo e rapporti internazionali più equi”.

“In secondo luogo non è detto che le priorità dell’Occidente coincidano con quelle di altri Paesi del Sud Globale”.  Malaria e tubercolosi, ad esempio, mietono molte più vittime in Africa di quante ne causi il Covid-19. Ma ancora prima, la mancanza di misure igieniche di base e di acqua potabile è una grave minaccia per la salute e la sopravvivenza. Questo ci interroga sulla nostra agenda circa la ricerca e gli investimenti che facciamo sulla produzione e la distribuzione dei vaccini”.

Un aspetto particolare di tale problema è evidenziato nel documento finale della conferenza, per il quale occorre in primo luogo “garantire un equo accesso globale ai vaccini, che è un prerequisito chiave per un successo campagna di vaccinazione globale”, e anche “affrontare l'esitazione vaccinale”, motivata a volte da obiezioni religiose, ma esistente anche tra i medici, “inviando un messaggio chiaro sulla sicurezza e la necessità dei vaccini e contrastare i miti e la disinformazione sui vaccini”.

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