​Papa: il Signore ci aiuti ad avere fiducia e vincere le paure di questo tempo

“L’idolatria ti porta a una religiosità sbagliata, anzi: tante volte la mondanità, che è un’idolatria, ti fa cambiare la celebrazione di un sacramento in una festa mondana”. Come una celebrazione di nozze. “Tu non sai se è un sacramento dove davvero i novelli sposi danno tutto e si amano davanti a Dio e promettono di essere fedeli davanti a Dio e ricevono la grazia di Dio, o è una mostra di modelli, come vanno vestiti l’uno e l’altro e l’altro …”.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – Dio ci aiuti ad avere fiducia e vincere le paure che ci circondano in questo tempo di epidemia. E’ la preghiera con la quale papa Francesco ha introdotto la messa celebrata stamattina a Casa Santa Marta. “In questi giorni di tanta sofferenza – le sue parole - c’è tanta paura. La paura degli anziani, che sono soli, nelle case di riposo o in ospedale o a casa loro e non sanno cosa possa accadere. La paura dei lavoratori senza lavoro fisso che pensano come dare da mangiare ai loro figli e vedono venire la fame. La paura di tanti servitori sociali che in questo momento aiutano a mandare avanti la società e possono prendere la malattia. Anche la paura – le paure – di ognuno di noi: ognuno sa quale sia la propria. Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad avere fiducia e a tollerare e vincere le paure”.

Nell’omelia, commentando la vicenda del vitello d’oro (Es 32, 7 -14), Francesco ha parlato degli idoli del cuore, sottolineando come l’idolatria ci faccia perdere tutto.  c’è, ha ricordato, l’ammutinamento del popolo, “annoiato” perché Mosè tarda a tornare dal Sinai. E chiese ad Aronne di fargli un dio che li aiutasse ad andare avanti. “E Aronne, che dopo sarà sacerdote di Dio ma lì è stato sacerdote della stupidaggine, degli idoli, ha detto: ‘Ma sì, datemi tutto l’oro e l’argento che avete’, e loro danno tutto e fecero quel vitello d’oro”. “Una vera apostasia! Dal Dio vivente all’idolatria. Non ha avuto pazienza di aspettare che tornasse Mosè: volevano delle novità, volevano qualcosa, dello spettacolo liturgico, qualcosa …”.

“Su questo – ha proseguito Francesco - io vorrei accennare alcune cose. Prima di tutto, quella nostalgia idolatrica nel popolo: in questo caso, pensava agli idoli dell’Egitto, ma la nostalgia di tornare agli idoli, tornare al peggio, non sapere aspettare il Dio vivente. Questa nostalgia è una malattia, anche nostra. Si incomincia a camminare con l’entusiasmo di essere liberi, ma poi incominciano le lamentele: ‘Ma sì, questo è un momento duro, il deserto, ho sete, voglio dell’acqua, voglio la carne … ma in Egitto mangiavamo le cipolle, le cose buone e qui non c’è …’. Sempre, l’idolatria è selettiva: ti fa pensare alle cose buone che ti dà ma non ti fa vedere le cose brutte. In questo caso, loro pensavano a come erano a tavola, con questi pasti tanto buoni che a loro piacevano tanto, ma dimenticavano che quello era il tavolo della schiavitù. L’idolatria è selettiva”.

“Poi, un’altra cosa: l’idolatria ti fa perdere tutto. Aronne, per fare il vitello, chiede loro: ‘Datemi oro e argento’: ma era l’oro e l’argento che il Signore aveva dato loro, quando disse loro: ‘Chiedete agli egiziani oro in prestito’, e poi sono andati con loro. È un dono del Signore e con il dono del Signore fanno l’idolo. E questo è bruttissimo. Ma questo meccanismo succede anche a noi: quando noi abbiamo atteggiamenti che ci portano all’idolatria, siamo attaccati a cose che ci allontanano da Dio, perché noi facciamo un altro dio e lo facciamo con i doni che il Signore ci ha dato. Con l’intelligenza, con la volontà, con l’amore, con il cuore … sono i doni propri del Signore che noi usiamo per fare idolatria”.

“Sì, qualcuno di voi può dirmi: ‘Ma io a casa non ho idoli. Ho il Crocifisso, l’immagine della Madonna, che non sono idoli …’ – No, no: nel tuo cuore. E la domanda che oggi dovremmo fare è: quale è l’idolo che tu hai nel tuo cuore, nel mio cuore. Quell’uscita nascosta dove mi sento bene, che mi allontana dal Dio vivente. E noi abbiamo anche un atteggiamento, con l’idolatria, molto furbo: sappiamo nascondere gli idoli, come fece Rachele quando fuggì da suo padre e li nascose nella sella del cammello e fra i vestiti. Anche noi, tra i nostri vestiti del cuore, abbiamo nascosti tanti idoli”.

“La domanda che vorrei fare oggi è: qual è il mio idolo? Quel mio idolo della mondanità … e l’idolatria arriva anche alla pietà, perché questi volevano il vitello d’oro non per fare un circo: no. Per fare adorazione: ‘Si prostrarono davanti a lui’. L’idolatria ti porta a una religiosità sbagliata, anzi: tante volte la mondanità, che è un’idolatria, ti fa cambiare la celebrazione di un sacramento in una festa mondana. Un esempio: non so, io penso, pensiamo, non so, figuriamoci una celebrazione di nozze. Tu non sai se è un sacramento dove davvero i novelli sposi danno tutto e si amano davanti a Dio e promettono di essere fedeli davanti a Dio e ricevono la grazia di Dio, o è una mostra di modelli, come vanno vestiti l’uno e l’altro e l’altro … la mondanità. È un’idolatria. È un esempio, questo. Perché l’idolatria non si ferma: va sempre avanti”.

“Oggi la domanda che io vorrei fare a tutti noi, a tutti: quali sono i miei idoli? Ognuno ha i propri. Quali sono i miei idoli. Dove li nascondo. E che il Signore non ci trovi, alla fine della vita, e dica di ognuno di noi: ‘Ti sei pervertito. Ti sei allontanato dalla via che io avevo indicato. Ti sei prostrato dinanzi a un idolo’”.

“Chiediamo al Signore – ha concluso Francesco - la grazia di conoscere i nostri idoli. E se non possiamo cacciarli via, almeno tenerli all’angolo …”.

Al termine della celebrazione, infine, il Papa ha invitato a fare la Comunione spirituale. “Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che abbia mai a separarmi da Te”.

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