Papa: l’ecumenismo si fa camminando insieme e non aspettando i teologi

Sul volo che lo ha riportato a Roma dalla Romania, Francesco ha parlato con i giornalisti. L’Europa che deve riprendere “la mistica dei padri fondatori”. “Un politico mai, mai deve seminare odio e paura”. Sentendo parlare Benedetto XVI “divento forte, sento il succo delle radici e mi aiuta ad andare avanti”.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’ecumenismo che si fa “camminando insieme”, l’Europa che deve riprendere “la mistica dei padri fondatori” e l’etica in politica per la quale “un politico mai, mai deve seminare odio e paura” sono stati i temi principali della conferenza stampa tenuta da papa Francesco, come di consueto, nel volo che ieri sera l’ha riportato da Sibiu, in Romania, a Roma.

La domanda sull’ecumenismo è stata suscitata dall’incontro con il patriarca ortodosso Daniel, palesemente molto cordiale. L’ecumenismo, ha risposto Francesco, “si fa camminando, andando insieme, pregando insieme. Abbiamo nella storia l’ecumenismo del sangue: quando li uccidevano, ai cristiani non domandavano: tu sei cattolico? Sei ortodosso? Sei luterano? Chiedevano: tu sei cristiano? C’è l’ecumenismo della testimonianza, del sangue e poi l’ecumenismo del povero, lavorare insieme per aiutare i poveri, gli ammalati, gli infermi, come leggiamo nel capitolo 25 di Matteo. Camminare insieme, ma non aspettare che i teologi si mettano d’accordo per arrivare all’eucaristia comune. L’ecumenismo si fa insieme con le opere di carità e volendosi bene”.

Dell’Europa Francesco ha parlato rispondendo a una domanda sul fatto che “vediamo che in Europa cresce il numero di quelli che non desiderano la fraternità e preferiscono di camminare da soli”.

“Ho parlato di questo problema a Strasburgo e quando ho ricevuto il premio Carlo Magno e poi il discorso con capi di Stato e di governo in Vaticano per l'anniversario dei Patti europei. E c’è anche un quinto discorso, quello che ha fatto il Borgomastro di Aachen. L’Europa non deve dire: arrangiatevi voi e andate avanti: tutti siamo responsabili dell’Unione Europea e la circolazione della presidenza della UE non è un gesto di cortesia ma un simbolo della responsabilità che ognuno dei Paesi ha. Se l’Europa non è grande dentro le sfide future appassirà. Ho detto che l’Europa da madre sta diventando la nonna Europa, forse di nascosto qualcuno si può domandare: non sarà la fine dell’avventura iniziata 70 anni fa? Bisogna riprendere la mistica dei padri fondatori, deve ritrovare se stessa e superare le divisioni delle frontiere, ogni Paese ha una propria identità e deve custodirla, ma per favore l’Europa non si lasci vincere da pessimismo e dalle ideologie perché è attaccata dalle ideologie e nascono dei gruppetti in Europa. Pensate voi all’Europa divisa, impariamo dalla storia, non torniamo indietro”.

Rispondendo poi a una domanda sulla politica italiana, Francesco ha ammesso che “non capisco la politica italiana”. “Anche io – ha aggiunto - sono italiano perché sono figlio di emigranti italiani: nel sangue sono italiano. I miei fratelli, tutti hanno la cittadinanza. Io non ho voluto averla perché nel tempo che l’hanno acquisita io ero vescovo, e io ho detto: ‘No, il vescovo dev’essere della patria’, e non ho voluto prenderla. E per questo non la ho. C’è – ha proseguito - nella politica di tanti Paesi – tanti – la malattia della corruzione: dappertutto. Dappertutto: non dite domani ‘il Papa ha detto che la politica italiana è corrotta’: no. Io ho detto che una delle malattie della politica, dappertutto, è scivolare sulla corruzione… è universale. Per favore, eh? Non fatemi dire quello che non ho detto. E una volta mi hanno detto come sono i patti politici: figurati una riunione di nove imprenditori al tavolo; discutono per mettersi d’accordo sullo sviluppo delle loro imprese e alla fine, dopo ore e ore e ore e caffè e caffè e caffè, si mettono d’accordo. Hanno preso il verbale, fanno il riassunto, lo leggono … d’accordo? D’accordo. Mentre lo fanno stampare prendono un whiskey per festeggiare e poi incominciano a girare le carte per firmare l’accordo. Nel momento che girano le carte, sotto il tavolo, io e quello … ne faccio un altro sotto il tavolo. Questo è corruzione politica, che si fa un po’ dappertutto. Dobbiamo aiutare i politici a essere onesti, a non fare campagna con bandiere disoneste – la calunnia, la diffamazione, gli scandali … E tante volte, seminare odio e paura: questo è terribile. Una politica, un politico mai, mai deve seminare odio e paura. Soltanto speranza. Giusta, esigente: ma speranza. Perché deve condurre il Paese, e non dargli paura”.

A un giornalista, infine, che gli ha ricordato di aver detto che per lui Benedetto XVI è come un nonno, Francesco ha risposto: “Ogni volta che vado a lui a visitarlo lo sento così. Gli prendo la mano e lo faccio parlare. Parla poco, parla adagio ma con la stessa profondità di sempre. Perché il problema di Benedetto sono le ginocchia, non la testa: ha una lucidità grande e io sentendo parlare lui, divento forte, sento il succo delle radici e mi aiuta ad andare avanti. Sento questa tradizione della Chiesa che non è una cosa da museo. La tradizione è come le radici, che ti dà il succo per crescere e tu non diventerai come le radici, no: tu fiorirai, l’albero crescerà, darai dei frutti e i semi saranno radici per gli altri. La tradizione della Chiesa è sempre in movimento”.

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