Papa: la disuguaglianza sociale è un’ingiustizia che grida al cielo

“La pandemia ha messo in rilievo e aggravato i problemi sociali”. “Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari; quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale; e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune, allora non possiamo stare a guardare”.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – La pandemia ha aggravato le disuguaglianze esistenti tra persone e nazioni. Sono il frutto di una “economia malata”, “di una crescita economica iniqua” per la quale “un gruppetto” di persone “possiedono più di tutto il resto dell’umanità”. È “un’ingiustizia che grida al cielo”, la denuncia della quale è stata al centro della catechesi di papa Francesco che all’udienza generale di oggi – svoltasi ancora nella Biblioteca - continuando il ciclo sul tema: “Guarire il mondo”, ha incentrato la sua meditazione sull’argomento “La destinazione universale dei beni e la virtù della speranza”. 

“La pandemia – ha detto Francesco - ha messo in rilievo e aggravato i problemi sociali, soprattutto la disuguaglianza. Alcuni possono lavorare da casa, mentre per molti altri questo è impossibile. Certi bambini, nonostante le difficoltà, possono continuare a ricevere un’educazione scolastica, mentre per tantissimi altri questa si è interrotta bruscamente. Alcune nazioni potenti possono emettere moneta per affrontare l’emergenza, mentre per altre questo significherebbe ipotecare il futuro.  Questi sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata. È il frutto di una crescita economica iniqua, questa è la malattia, che prescinde dai valori umani fondamentali”.

“Nello stesso tempo, questo modello economico è indifferente ai danni inflitti alla casa comune. Siamo vicini a superare molti dei limiti del nostro meraviglioso pianeta, con conseguenze gravi e irreversibili: dalla perdita di biodiversità e dal cambiamento climatico fino all’aumento del livello dei mari e alla distruzione delle foreste tropicali. La disuguaglianza sociale e il degrado ambientale vanno di pari passo e hanno la stessa radice (cfr Enc. Laudato si’, 101): quella del peccato di voler possedere e voler dominare i fratelli e le sorelle, la natura e lo stesso Dio. Ma questo non è il disegno della creazione”. “Dio ci ha chiesto di dominare la terra in suo nome (cfr Gen 1,28), coltivandola e curandola come un giardino, il giardino di tutti (cfr Gen 2,15)”.

“La «subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni [...] è una ‘regola d’oro’ del comportamento sociale, e il primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale» (LS, 93).[2]  Le proprietà e il denaro sono strumenti che possono servire alla missione. Però li trasformiamo facilmente in fini, individuali o collettivi. E quando questo succede, vengono intaccati i valori umani essenziali”.

“Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari; quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale; e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune, allora non possiamo stare a guardare. No, questo è desolante. Con lo sguardo fisso su Gesù (cfr Eb 12,2) e con la certezza che il suo amore opera mediante la comunità dei suoi discepoli, dobbiamo agire tutti insieme, nella speranza di generare qualcosa di diverso e di meglio. La speranza cristiana, radicata in Dio, è la nostra àncora. Essa sostiene la volontà di condividere, rafforzando la nostra missione come discepoli di Cristo, il quale ha condiviso tutto con noi”.

Francesco è tornato poi ad affermare che “la pandemia ci ha messo tutti in crisi. Ma ricordatevi: da una crisi non si può uscire uguali. O usciamo migliori, o usciamo peggiori. Questa è la nostra opzione. Dopo la crisi, continueremo con questo sistema economico di ingiustizia sociale e di disprezzo per la cura dell’ambiente, del creato, della casa comune? Pensiamoci. Possano le comunità cristiane del ventunesimo secolo recuperare questa realtà, - la cura del creato e la giustizia sociale: vanno insieme… - dando così testimonianza della Risurrezione del Signore. Se ci prendiamo cura dei beni che il Creatore ci dona, se mettiamo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo”.

Nel saluto ai polacchi. Infine, ricordando che oggi la Chiesa in Polonia celebra la solennità della Madonna Nera di Czestochowa ha invitato a pregare “la Madre Santissima, perché interceda per noi tutti, e soprattutto per coloro che in diversi modi soffrono a causa della pandemia, e porti a loro un sollievo”.

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