Papa: Natale, festa di stupore per Dio che viene tra noi e di speranza che non delude

In questa pandemia “dopo una prima fase di reazione, in cui ci siamo sentiti solidali sulla stessa barca, si è diffusa la tentazione del ‘si salvi chi può’. Ma grazie a Dio abbiamo reagito di nuovo, con il senso di responsabilità”. “Grazie a Dio, perché la scelta della responsabilità solidale non viene dal mondo: viene da Dio; anzi, viene da Gesù Cristo, che ha impresso una volta per sempre nella nostra storia la ‘rotta’ della sua vocazione originaria: essere tutti sorelle e fratelli, figli dell’unico Padre”.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – La verità del Natale è che non può essere celebrato senza stupore, perché segna la venuta del Salvatore e perciò stesso è la fonte della “speranza che non delude” oltre che di quella fratellanza che deve spingere a essere “prossimo” per chi ha problemi. Nell’ultimo giorno dell’anno civile, si celebra il “Te Deum” di ringraziamento al termine dei primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio. A presiedere il rito nella basilica di san Pietro è il card. Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio. Papa Francesco tiene l’omelia.

La festa del Natale, osserva Francesco, “è forse quella che maggiormente suscita questo atteggiamento interiore: lo stupore, la meraviglia, il contemplare”. Come i pastori e come gli stessi Maria e Giuseppe. “È così: non si può celebrare il Natale senza stupore. Però uno stupore che non si limiti a un’emozione superficiale, legata all’esteriorità della festa, o peggio ancora alla frenesia consumistica. Se il Natale si riduce a questo, nulla cambia: domani sarà uguale a ieri, l’anno prossimo sarà come quello passato, e così via. Vorrebbe dire riscaldarsi per pochi istanti ad un fuoco di paglia, e non invece esporsi con tutto il nostro essere alla forza dell’Avvenimento, non cogliere il centro del mistero della nascita di Cristo. E il centro è questo: «Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14)”.

Frase ripetuta spesso nella liturgia dei vespri che segnano l’inizio della solennità di Maria Santissima Madre di Dio. “Lei è la prima testimone, la prima e la più grande, e nello stesso tempo la più umile. La più grande perché la più umile. Il suo cuore è colmo di stupore, ma senza ombra di romanticismi, di sdolcinatezze, di spiritualismi. No. La Madre ci riporta alla realtà, alla verità del Natale, che è racchiusa in quelle tre parole di San Paolo: «nato da donna» (Gal 4,4)”.

“Lo stupore cristiano – ha sottolineato Francesco - non trae origine da effetti speciali, da mondi fantastici, ma dal mistero della realtà: non c’è nulla di più meraviglioso e stupefacente della realtà! Un fiore, una zolla di terra, una storia di vita, un incontro… Il volto rugoso di un vecchio e il viso appena sbocciato di un bimbo. Una mamma che tiene in braccio il suo bambino e lo allatta. Il mistero traspare lì. Fratelli, sorelle, lo stupore di Maria, lo stupore della Chiesa è pieno di gratitudine. La gratitudine della Madre che contemplando il Figlio sente la vicinanza di Dio, sente che Dio non ha abbandonato il suo popolo, è venuto, è vicino, è Dio-con-noi. I problemi non sono spariti, le difficoltà e le preoccupazioni non mancano, ma non siamo soli: il Padre «ha mandato il suo Figlio» (Gal 4,4) per riscattarci dalla schiavitù del peccato e restituirci la dignità di figli. Lui, l’Unigenito, si è fatto primogenito tra molti fratelli, per ricondurre tutti noi, smarriti e dispersi, alla casa del Padre”.

“Questo tempo di pandemia – ha detto ancora - ha accresciuto in tutto il mondo il senso di smarrimento. Dopo una prima fase di reazione, in cui ci siamo sentiti solidali sulla stessa barca, si è diffusa la tentazione del ‘si salvi chi può’. Ma grazie a Dio abbiamo reagito di nuovo, con il senso di responsabilità. Veramente possiamo e dobbiamo dire ‘grazie a Dio’, perché la scelta della responsabilità solidale non viene dal mondo: viene da Dio; anzi, viene da Gesù Cristo, che ha impresso una volta per sempre nella nostra storia la ‘rotta’ della sua vocazione originaria: essere tutti sorelle e fratelli, figli dell’unico Padre. Roma, questa vocazione, la porta scritta nel cuore. A Roma tutti si sentono fratelli; in un certo senso, tutti si sentono a casa, perché questa città custodisce in sé un’apertura universale. Posso dire che è una città universale. Le viene dalla sua storia, dalla sua cultura; le viene principalmente dal Vangelo di Cristo, che qui ha messo radici profonde fecondate dal sangue dei martiri. A partire da Pietro e Paolo”.

Ma anche in questa città ci sono situazioni di disagio, di “scarto”. “L’auspicio allora è che tutti, chi vi abita e chi vi soggiorna per lavoro, pellegrinaggio o turismo, tutti possano apprezzarla sempre più per la cura dell’accoglienza, della dignità della vita, della casa comune, dei più fragili e vulnerabili”.

“Oggi – la conclusione di Francesco - la Madre – la Madre Maria e la Madre Chiesa – ci mostra il Bambino. Ci sorride e ci dice: ‘Lui è la Via. Seguitelo, abbiate fiducia. Lui non delude’. Seguiamolo, nel cammino quotidiano: Lui dà pienezza al tempo, dà senso alle opere e ai giorni. Abbiamo fiducia, nei momenti lieti e in quelli dolorosi: la speranza che Lui ci dona è la speranza che non delude mai”.

Al termine del rito, dopo la benedizione con il Santissimo Sacramento, il Papa non è andato, come di consueto, a visitare il presepio allestito in piazza san Pietro. E ciò, ha spiegato la Sala stampa, “per evitare assembramenti”.

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