Papa: "non è un buon cristiano quello che non fa giustizia con le persone che dipendono da lui"

"L'amore a Dio e l'amore al prossimo sono una unità" e soprattutto in Quaresima "non è digiuno, non mangiare la carne" ma poi "litigare e sfruttare gli operai" e fare offerte alla Chiesa "sulle loro spalle". La Quaresima serve "per pensare a loro: cosa posso fare per i bambini, per gli anziani, che non hanno la possibilità di essere visitati da un medico?", che magari aspettano "otto ore e poi ti danno il turno per una settimana dopo".

Città del Vaticano (AsiaNews) - "L'amore a Dio e l'amore al prossimo sono una unità" e soprattutto in Quaresima "non è digiuno, non mangiare la carne" ma poi "litigare e sfruttare gli operai" e fare offerte alla Chiesa "sulle loro spalle". "Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l'ingiustizia". L'ha detto papa Francesco durante la Messa di questa mattina a Casa santa Marta, prendendo spunto dal passo di Isaia nel quale il popolo si lamenta davanti al Signore perché non ascolta i suoi digiuni.

Il Papa ha affermato che bisogna distinguere tra "il formale e il reale". Per il Signore "non è digiuno, non mangiare la carne" ma poi "litigare e sfruttare gli operai". Ecco perché Gesù ha condannato i farisei perché facevano "tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore". Il digiuno che vuole Gesù invece è quello che scioglie le catene inique, rimanda liberi gli oppressi, veste i nudi, fa giustizia. "Questo è il digiuno vero, il digiuno che non è soltanto esterno, un'osservanza esterna, ma è un digiuno che viene dal cuore". "E nelle tavole della legge c'è la legge verso Dio e la legge verso il prossimo e tutte e due vanno insieme. Io non posso dire: 'Ma, no, io compio i tre comandamenti primi... e gli altri più o meno'. No, se tu non fai questi, quello non puoi farlo e se tu fai questo, devi fare questo. Sono uniti: l'amore a Dio e l'amore al prossimo sono una unità e se tu vuoi fare penitenza, reale non formale, devi farla davanti a Dio e anche con il tuo fratello, con il prossimo".

Si può avere tanta fede, ha proseguito, ma, come dice l'apostolo Giacomo, se "non fai opere è morta, a che serve". Così, se uno va a Messa tutte le domeniche e fa la comunione, gli si può chiedere: "E com' è il tuo rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi loro il salario giusto? Anche versi i contributi per la pensione? Per assicurare la salute?". "Quanti, quanti uomini e donne di fede, hanno fede ma dividono le tavole della legge: 'Sì, sì io faccio questo' - 'Ma tu fai elemosina?' - 'Sì, sì, sempre io invio un assegno alla Chiesa' - 'Ah, beh, va bene. Ma alla tua Chiesa, a casa tua, con quelli che dipendono da te - siano i figli, siano i nonni, siano i dipendenti - sei generoso, sei giusto?'. Tu non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle della ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l'ingiustizia".

"E questo è quello che il profeta Isaia in nome del Signore oggi ci fa capire": "non è un buon cristiano quello che non fa giustizia con le persone che dipendono da lui". E non è un buon cristiano "quello che non si spoglia di qualcosa necessaria a lui per dare a un altro che abbia bisogno". Il cammino della Quaresima "è questo, è doppio, a Dio e al prossimo: cioè, è reale, non è meramente formale. Non è non mangiare carne solamente il venerdì, fare qualcosina, e poi fare crescere l'egoismo, lo sfruttamento del prossimo, l'ignoranza dei poveri". C'è chi se ha bisogno di curarsi va in ospedale e siccome è socio di una mutua subito viene visitato. "E' una cosa buona, ringrazia il Signore. Ma, dimmi, hai pensato a quelli che non hanno questo rapporto sociale con l'ospedale e quando arrivano devono aspettare 6, 7, 8 ore?", anche "per una cosa urgente".

E c'è gente qui, a Roma, ha ammonito, che vive così e la Quaresima serve "per pensare a loro: cosa posso fare per i bambini, per gli anziani, che non hanno la possibilità di essere visitati da un medico?", che magari aspettano "otto ore e poi ti danno il turno per una settimana dopo". "Cosa fai per quella gente? Come sarà la tua Quaresima?"  "Grazie a Dio io ho una famiglia che compie i comandamenti, non abbiamo problemi..." - "Ma in questa Quaresima nel tuo cuore c'è posto per quelli che non hanno compiuto i comandamenti? Che hanno sbagliato e sono in carcere?". "'Ma con quella gente io no...'  - 'Ma tu, lui è in carcere: se tu non sei in carcere è perché il Signore ti ha aiutato a non cadere. Nel tuo cuore i carcerati hanno un posto? Tu preghi per loro, perché il Signore li aiuti a cambiare vita?' Accompagna, Signore, il nostro cammino quaresimale perché l'osservanza esteriore corrisponda a un profondo rinnovamento dello Spirito. Così abbiamo pregato. Che il Signore ci dia questa grazia".

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