Papa: preghiamo perché nelle famiglie ci sia pace e non violenza domestica

“Il Signore ci liberi da quella psicologia della divisione, di dividere, e ci aiuti a vedere questo di Gesù, questa cosa grande di Gesù, che in Lui siamo tutti fratelli e Lui è il Pastore di tutti. Quella parola, oggi: ‘Tutti, tutti!’, che ci accompagni durante la giornata”.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – Nelle famiglie, durante questo periodo di quarantena, regni la pace e non ci sia violenza domestica. E’ l’invito alla preghiera col quale papa Francesco ha introdotto la messa celebrata stamattina a Casa Santa Marta. “Preghiamo oggi – ha detto - per le famiglie: in questo tempo di quarantena, la famiglia, chiusa a casa, cerca di fare tante cose nuove, tanta creatività con i bambini, con tutti, per andare avanti. E anche c’è l’altra cosa, che alle volte c’è la violenza domestica. Preghiamo per le famiglie, perché continuino in pace con creatività e pazienza, in questa quarantena”.

Nell’omelia, il Papa commentando il brando degli Atti degli Apostoli (At 11,1-18) in cui Pietro, rimproverato dai fratelli ancora legati alle norme mosaiche di aver mangiato in una casa di pagani, racconta come lo Spirito Santo sia disceso anche su di essi e poi il passo del Vangelo (Gv 10,11-18) Gesù afferma che ha anche altre pecore che non provengono da questo recinto e anche quelle deve guidare ha sottolineato che “Questo ‘tutti’ è un po’ la visione del Signore che è venuto per tutti ed è morto per tutti”.

“Quando Pietro salì a Gerusalemme – ha ricordato - i fedeli lo rimproveravano. Lo rimproveravano perché era entrato in casa di uomini non circoncisi e mangiato insieme con loro, con i pagani: quello non si poteva, era un peccato. La purezza della legge non permetteva questo. Ma Pietro lo aveva fatto perché era stato lo Spirito a portarlo lì. Sempre c’è nella Chiesa – nella Chiesa primitiva tanto, perché non era chiara la cosa – questo spirito di ‘noi siamo i giusti, gli altri i peccatori’. Questo ‘noi e gli altri’, ‘noi e gli altri’, le divisioni: ‘Noi abbiamo proprio la posizione giusta davanti a Dio’. Invece ci sono ‘gli altri’, si dice anche: ‘Sono i ‘condannati’, già. E questa è una malattia della Chiesa, una malattia che nasce dalle ideologie o dai partiti religiosi …”.

“Ci sono delle idee – ha proseguito - delle posizioni che fanno divisione, al punto che è più importante la divisione che l’unità. È più importante la mia idea che lo Spirito Santo che ci guida. C’è un cardinale emerito che abita qui in Vaticano, un bravo pastore, e lui diceva ai suoi fedeli: ‘Ma la Chiesa è come un fiume, sai? Alcuni sono più di questa parte, alcuni dell’altra parte, ma l’importante è che tutti siano dentro al fiume’. Questa è l’unità della Chiesa. Nessuno fuori, tutto dentro. Poi, con le peculiarità: questo non divide, non è ideologia, è lecito. Ma perché la Chiesa ha questa ampiezza di fiume? È perché il Signore così lo vuole”.

“Il Signore, nel Vangelo, ci dice: ‘Io ho altre pecore che non provengono da questo recinto. Anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore’. Il Signore dice: ‘Ho delle pecore dappertutto e io sono pastore di tutti’. Questo ‘tutti’ in Gesù è molto importante. Pensiamo alla parabola della festa di nozze, quando gli invitati non volevano andarci: uno perché aveva comprato un campo, uno si era sposato … ognuno ha dato il suo motivo per non andare. E il padrone si è arrabbiato e ha detto: ‘Andate agli incroci delle strade e portate alla festa tutti’. Tutti. Grandi e piccoli, ricchi e poveri, buoni e cattivi. Tutti. Questo ‘tutti’ è un po’ la visione del Signore che è venuto per tutti ed è morto per tutti. ‘Ma è morto anche per quel disgraziato che mi ha reso la vita impossibile?’. È morto pure per lui. ‘E per quel brigante?’: è morto per lui. Per tutti. E anche per la gente che non crede in lui o è di altre religioni: per tutti è morto. Quello non vuol dire che si deve fare proselitismo: no. Ma Lui è morto per tutti, ha giustificato tutti”.

“E pensiamo a noi, cinquant’anni fa, al dopo-Concilio: le cose, le divisioni che ha sofferto la Chiesa. ‘Io sono di questa parte, io la penso così, tu così …’. Si, è lecito pensarla così, ma nell’unità della Chiesa, sotto il Pastore Gesù”.

“Due cose. Il rimprovero degli apostoli a Pietro perché era entrato nella casa dei pagani e Gesù che dice: ‘Io sono pastore di tutti’. Io sono pastore di tutti. E che dice: ‘Io ho altre pecore che non provengono da questo recinto. Io devo guidare anche loro. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge’. È la preghiera per l’unità di tutti gli uomini, perché tutti gli uomini e le donne … tutti abbiamo un unico Pastore: Gesù. Il Signore – la preghiera conclusiva - ci liberi da quella psicologia della divisione, di dividere, e ci aiuti a vedere questo di Gesù, questa cosa grande di Gesù, che in Lui siamo tutti fratelli e Lui è il Pastore di tutti. Quella parola, oggi: ‘Tutti, tutti!’, che ci accompagni durante la giornata”.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000