Papa: ricorda sempre che Dio ha avuto misericordia dei miei peccati e mi ha scelto

“Quando l’Apostolo dimentica le sue origini e incomincia a fare carriera, si allontana dal Signore e diventa un funzionario”, sarà un “sistematore di piani pastorali”, ma incapace di trasmettere Gesù. A quanti si scandalizzano, Gesù risponde che non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.

di Franco Pisano

Città del Vaticano (AsiaNews) – Se vuoi arrivare “proprio al cuore di Dio”, “prendi la strada della misericordia” e ricorda da dove il Signore ci ha scelto, per non diventare “un affarista del Regno di Dio”. L’ha detto oggi papa Francesco nell’omelia della messa che ha celebrato stamattina a Casa Santa Marta, prendendo spunto dal passo del Vangelo che racconta la “chiamata” di Matteo (Mt 9,9-13).

Matteo, il pubblicano era, ha ricordato, un corrotto “perché per i soldi tradiva la patria. Un traditore del suo popolo: il peggio”. Qualcuno può quindi pensare che Gesù “non ha buon senso per scegliere la gente”, perché oltre a Matteo ha scelto tanti altri prendendoli “dal posto più disprezzato”. Così la Samaritana e tanti altri peccatori e li ha costituiti apostoli. “E poi, nella vita della Chiesa, tanti cristiani, tanti santi che sono stati scelti dal più basso … scelti dal più basso. Questa coscienza che noi cristiani dovremmo avere – da dove sono stato scelto, da dove sono stata scelta per essere cristiano – deve permanere per tutta la vita, rimanere lì e avere la memoria dei nostri peccati, la memoria che il Signore ha avuto misericordia dei miei peccati e mi ha scelto per essere cristiano, per essere apostolo”.

Il Papa ha descritto poi la reazione di Matteo alla chiamata del Signore: non si vestì di lusso, non cominciò a dire agli altri: io sono il principe degli Apostoli, qui comando io. “No! Ha lavorato tutta la vita per il Vangelo”. “Quando l’Apostolo dimentica le sue origini e incomincia a fare carriera, si allontana dal Signore e diventa un funzionario; che fa tanto bene, forse, ma non è Apostolo. Sarà incapace di trasmettere Gesù; sarà un sistematore di piani pastorali, di tante cose; ma alla fine, un affarista. Un affarista del Regno di Dio, perché ha dimenticato da dove era stato scelto”. Per questo, ha proseguito Francesco, è importante la memoria delle nostre origini: “Questa memoria deve accompagnare la vita dell’Apostolo e di ogni cristiano”.

Invece di guardare a noi stessi, però, siamo portati a guardare gli altri, i loro peccati e a sparlare di loro. Un’abitudine che fa star male. E’ meglio accusare se stessi, è tornato a dire il Papa, e ricordare da dove il Signore ci ha scelto, portandoci fin qui. Il Signore, ha ricordato Francesco, quando sceglie, sceglie per qualcosa di grande. “Essere cristiano è una cosa grande, bella. Siamo noi ad allontanarci e a voler rimanere a metà cammino”. A noi manca la generosità e negoziamo con il Signore, ma Lui ci aspetta.

Alla chiamata, Matteo rinuncia al suo amore, i soldi, per seguire Gesù. E invita gli amici a pranzare con lui per festeggiare il Maestro. Così a quella tavola sedeva “il peggio del peggio della società di quel tempo. E Gesù con loro”. “E i dottori della Legge si sono scandalizzati. Chiamarono i discepoli e dissero: ‘Ma come mai il tuo Maestro fa questo, con questa gente? Ma, diventa impuro!’: mangiare con un impuro ti contagia l’impurità, non sei puro. E Gesù prende la parola e dice questa terza parola: ‘Andate a imparare cosa vuol dire ‘misericordia io voglio, e non sacrifici’’. La misericordia di Dio cerca tutti, perdona tutti. Soltanto, ti chiede di dire: ‘Sì, aiutami’. Soltanto quello”. A quanti si scandalizzano, Gesù risponde che non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati e: “Misericordia voglio, e non sacrifici”. “Capire la misericordia del Signore – ha concluso Francesco - è un mistero; il mistero più grande, più bello, è il cuore di Dio. Se tu vuoi arrivare proprio al cuore di Dio, prendi la strada della misericordia, e lasciati trattare con misericordia”.

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