Nuova Delhi (AsiaNews) - Il disegno di legge che punta a modificare la normativa indiana sui finanziamenti esteri alle organizzazioni non governative è stato rinviato a una Joint Parliamentary Committee (JPC), una commissione parlamentare congiunta per un esame più approfondito, dopo le forti critiche sollevate dall’opposizione, dalla società civile e dalle organizzazioni cristiane.
Il provvedimento, chiamato Foreign Contribution (Regulation) Amendment Bill, era stato presentato alla Camera bassa il 25 marzo dal ministro dell’Interno, Amit Shah. Il governo sostiene che l’obiettivo sia rendere più trasparente e controllabile la gestione dei contributi provenienti dall’estero e colmare alcune lacune emerse nell’applicazione del Foreign Contribution (Regulation) Act (FCRA), la legge che dal 2010 disciplina i finanziamenti stranieri destinati a organizzazioni e associazioni indiane.
Il rinvio a una JPC è stato accolto con favore dall’All India Christian Council. In una dichiarazione diffusa il 12 agosto, il presidente dell’associazione, l’arcivescovo anglicano Joseph D’Souza, ha sottolineato che “ciò significa che il Governo ha riconosciuto che un disegno di legge di tale portata non avrebbe dovuto essere portato in Parlamento negli ultimi giorni di una sessione impegnata con aggiornamenti quotidiani”.
D’Souza ha poi però precisato che il rinvio non risolve le obiezioni sollevate dalla comunità cristiana, che continua a chiedere il ritiro del disegno di legge. L’All India Christian Council ha quindi annunciato che presenterà le proprie osservazioni alla commissione, chiedendo che nel suo lavoro siano ascoltate direttamente le scuole, gli ospedali e gli enti caritativi che potrebbero essere interessati dalle nuove disposizioni.
Il punto più controverso riguarda la gestione dei beni acquistati o realizzati attraverso contributi stranieri quando un’organizzazione perde il proprio certificato FCRA.
Il disegno di legge prevede la creazione di una “autorità designata” incaricata di assumere la custodia, amministrare e, in determinate circostanze, disporre dei contributi e dei beni dell’organizzazione. La cessazione della registrazione può verificarsi, per esempio, quando il certificato viene cancellato, quando l’ente lo restituisce volontariamente oppure quando la registrazione scade e il rinnovo non viene ottenuto.
Il governo ha spiegato che l’amministrazione dei beni finanziati con contributi stranieri era già prevista dall’articolo 15 della FCRA del 2010. Il provvedimento del 2026 introduce però un quadro più dettagliato per la custodia, la gestione e l’eventuale destinazione definitiva di quei beni.
È proprio questo passaggio a preoccupare maggiormente le organizzazioni cristiane. D’Souza sostiene che un ente potrebbe rischiare di perdere scuole, ospedali o strutture di accoglienza anche nel caso in cui il mancato rinnovo del certificato dipendesse da una questione amministrativa. “Un ritardo su un portale governativo equivarrebbe a un trasferimento di proprietà”, ha sottolineato ancora l’arcivescovo.
La decisione di rinviare il testo alla JPC è arrivata pochi giorni dopo un appello analogo rivolto direttamente al ministro dell'Interno Amit Shah dal cardinale Oswald Gracias, arcivescovo emerito di Bombay.
In una lettera dell’8 agosto, il cardinale aveva chiesto al governo di non accelerare l’approvazione del provvedimento e di sottoporre sia il disegno di legge sia le nuove Foreign Contribution (Regulation) Amendment Rules a un esame parlamentare approfondito.
Nella lettera, Gracias riconosce la necessità di trasparenza finanziaria, responsabilità e tutela della sicurezza nazionale, ma contesta la portata di alcune delle nuove disposizioni, definite “draconiane”.
Anche il card. Anthony Poola - arcivescovo di Hyderabad e presidente della Conferenza episcopale (CBCI) - nel messaggio in occasione dell'odierna festa dell'indipendenza sottolinea il contributo della comunità cristiana alla costruzione della nazione, osservando che i cristiani hanno servito l'India per generazioni attraverso l'istruzione, la sanità, il servizio sociale e l'assistenza umanitaria, in particolare tra i poveri e i più vulnerabili. Per questo ribadisce il suo appello al Governo affinché ritiri il proposto disegno di legge di modifica della FCRA, esprimendo preoccupazione per il fatto che le sue disposizioni potrebbero ostacolare seriamente le istituzioni caritative nel proseguimento della loro missione umanitaria.
La FCRA è uno degli strumenti attraverso cui il governo indiano controlla l’ingresso nel Paese di fondi provenienti da soggetti stranieri, ma il quadro è stato progressivamente irrigidito negli ultimi anni. La riforma del 2020, per esempio, ha introdotto l’obbligo di ricevere i contributi attraverso un conto bancario dedicato presso la State Bank of India a New Delhi, ha vietato che parte dei fondi possano essere affidati ad altre associazioni e ha ridotto dal 50 al 20% il limite per le spese amministrative.
Nel 2026 il governo ha inoltre introdotto nuove regole, già entrate in vigore il 22 giugno, che legano la registrazione FCRA a specifiche attività e agli Stati o territori in cui un’organizzazione opera. Le nuove norme prevedono anche che gli enti che chiedono il rinnovo dimostrino di aver utilizzato almeno 10 lakh di rupie (circa 10mila euro) di contributi stranieri nei due anni precedenti e introducono nuovi obblighi di rendicontazione, compresa una identificazione più precisa dei donatori stranieri.
Il disegno di legge e le nuove regole sono dunque due provvedimenti distinti: le regole del 2026 sono già in vigore, mentre il Foreign Contribution (Regulation) Act Bill deve ancora essere approvato dal Parlamento.
Il governo difende il nuovo provvedimento sostenendo che il suo obiettivo sia rafforzare la trasparenza. Ma per D’Souza, la richiesta della comunità cristiana non è di sottrarsi ai controlli. “Nessuno nella nostra comunità si oppone alla trasparenza. Nessuno si oppone alla presa di responsabilità”. Ma ha ribadito che “una legge che abbia davvero a cuore la trasparenza prevede verifiche, sanzioni e il perseguimento dei colpevoli. Non trasferisce i titoli di proprietà degli innocenti”.





















