Calcutta (AsiaNews) – In West Bengal ad appena quattro mesi dal suo insediamento dopo la vittoria nelle elezioni locali della scorsa primavera, il governo del Bjp - il partito nazionalista indù del premier indiano Narendra Modi - ha annunciato un ambizioso progetto di espansione della rete scolastica gestita da Vidya Bharati, l’organizzazione educativa collegata alla Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS). L’obiettivo dichiarato è la creazione in un solo anno di almeno 1.000 nuove scuole di impronta nazionalista indù, distribuite in tutti i distretti, i comuni e i panchayat dello Stato.
L’annuncio è stato a Calcutta dal capo del governo locale Suvendu Adhikari, durante una cerimonia organizzata al Ramakrishna Mission Institute of Culture per celebrare il 74° anniversario della fondazione di Vidya Bharati. Nel corso dell’evento, il progetto è stato presentato come parte di una più ampia riforma del sistema educativo, destinata a rafforzare quello che viene definito un insegnamento fondato sulla cultura indiana, sul patrimonio nazionale e sui valori patriottici. Particolare attenzione è stata richiesta per i distretti di Murshidabad e South 24 Parganas, due dei più popolosi in tutta l’India, dove l’amministrazione intende aumentare la presenza delle scuole affiliate alla rete.
Vidya Bharati gestisce attualmente in tutto il Paese oltre 12.000 scuole e circa 10.000 Bal Sanskar Kendras (altri centri educativi per bambini ndr). In West Bengal le istituzioni appartenenti alla rete sarebbero attualmente 313. L'apertura di altre 1.000 scuole, dunque, rappresenterebbe un'espansione particolarmente significativa della sua presenza nello Stato.
Il progetto non riguarda soltanto la costruzione di nuovi istituti. Il governo ha infatti annunciato una riorganizzazione dell’amministrazione scolastica, con la proposta di accorpare quattro distinti organismi responsabili dell’istruzione in un’unica struttura. È stata inoltre confermata la fine di un’amministrazione separata per le madrase (le scuole islamiche, che sono oltre 600 in questo Stato indiano dove vivono quasi 25 milioni di musulmani ndr), mentre le riforme curriculari dovrebbero dare maggiore spazio alla cultura tradizionale indiana, alla storia nazionale e ai valori patriottici.
A suscitare ulteriori discussioni è inoltre la direttiva relativa a Vande Mataram, il canto patriottico indiano. Secondo quanto annunciato, tutte le scuole pubbliche e private che ricevono finanziamenti statali dovranno recitare quotidianamente la versione integrale del canto. Il mancato rispetto della disposizione potrebbe comportare la revoca dei finanziamenti e di altre forme di sostegno pubblico. La questione è delicata perché le prime due strofe della canzone - composta proprio in Bengali da Bankim Chandra Chatterjee nel 1882 - fanno un riferimento astratto alla “madrepatria”, senza alcuna connotazione religiosa, mentre quelle successive menzionano divinità indù come Durga. Questi riferimenti divennero motivo di contesa nel 1937, dopo che il Congresso Nazionale Indiano, su suggerimento del mahatma Gandhi e del poeta Rabindranath Tagore, adottò solo le prime due strofe della canzone come proprio inno.
Queste iniziative del nuovo governo del West Bengal stanno alimentando un dibattito sul rapporto tra istruzione, nazionalismo e laicità dello Stato. Particolare preoccupazione viene espressa da rappresentanti delle minoranze religiose e del settore educativo cristiano. Le Chiese hanno infatti storicamente gestito numerose scuole a basso costo o gratuite nelle aree rurali, tribali e marginalizzate. L'espansione di Vidya Bharati si pone dunque in aperta competizione con queste istituzioni.
Ma la tensione riguarda soprattutto l'impostazione ideologica: Vidya Bharati promuove un modello educativo fortemente legato ai valori nazionalisti e alla tradizione culturale indiana, mentre molte scuole cristiane e adottano un'identità educativa fondata su una visione pluralistica. I rappresentanti delle minoranze temono che un'espansione sostenuta dalle istituzioni pubbliche possa modificare gli equilibri locali e alimentare diffidenze verso gli istituti non indù, già accusati nel dibattito politico di rappresentare interessi "stranieri" o non sufficientemente nazionali.
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