Punjab, bruciata la farmacia di un cristiano: in fuga 35 famiglie

Via dal villaggio nel distretto di Sheikhupura dopo che una folla ha dato alle fiamme casa e clinica di Kamran Masih, accusato di blasfemia. Cinque gli arresti per l'incendio doloso. L'episodio riflette l’importanza dell'azione politica a difesa delle comunità marginalizzate.

di Shafique Khokhar

Narang Mandi (AsiaNews) - Oltre 35 famiglie cristiane sarebbero fuggite dalle loro case nel villaggio di Gharyal Kalan, vicino a Narang Mandi, distretto di Sheikhupura, nel Punjab. Dopo che una folla avrebbe dato fuoco alla casa e alla farmacia di Kamran Masih, cristiano di 40 anni, padre di tre figli, accusato di aver condiviso contenuti blasfemi sui social media.

L’aggressione ha acuito i timori tra i cristiani locali, che hanno iniziato ad abbandonare la zona dopo l’arresto di Masih nella notte di giovedì 8 ottobre. Un testimone oculare ha riferito a Voicepk.net che alcuni membri della folla hanno minacciato di tornare dopo la preghiera del venerdì e di prendere di mira altre famiglie cristiane.

La polizia ha avviato procedimenti penali distinti nei confronti di Masih e di coloro accusati di aver partecipato alle violenze. Secondo quanto riferito, cinque sospetti sarebbero stati arrestati in relazione all’attacco. La violenza ha sollevato ancora una volta preoccupazioni riguardo alla vulnerabilità delle minoranze religiose in Pakistan, dove le accuse di blasfemia possono scatenare violenze di massa prima ancora che i tribunali abbiano accertato i fatti.

Registrati due procedimenti penali

Kamran Masih, figlio di Muneer Masih, gestiva una piccola farmacia nel villaggio di Gharyal Kalan. La polizia lo ha arrestato alle 21:30 circa dell’8 ottobre 2026 e lo ha successivamente trasferito in un luogo sicuro. I residenti locali lo hanno accusato di aver condiviso in alcuni gruppi WhatsApp un video ritenuto offensivo nei confronti delle credenze religiose. La polizia ha registrato a suo carico il Fir (First information report) n. 1070/26 ai sensi di diverse disposizioni del Codice penale pakistano e della Legge sulla prevenzione dei reati informatici. Le accuse non sono state ancora accertate in tribunale. Masih ha diritto a un processo equo e alla presunzione di innocenza.

Al termine della preghiera del venerdì del 9 ottobre, una folla si sarebbe radunata e avrebbe attaccato la sua attività, danneggiando i beni e appiccando il fuoco alla clinica e a quanto conteneva. La polizia ha successivamente registrato il Fir n. 1071/26 relativo al presunto incendio doloso, ai danni alla proprietà, al raduno illegale e ai reati connessi, comprese le disposizioni della Legge antiterrorismo. Sono cinque i sospettati arrestati per l'incendio doloso nel distretto di Sheikhupura.

Il procedimento separato a carico dei presunti aggressori è significativo perché un’accusa di reato religioso non può giustificare violenza, distruzione di beni o minacce contro un’intera comunità. Inoltre, l’esodo segnalato di oltre 35 famiglie cristiane ha sollevato questioni urgenti riguardo alla loro sicurezza, all’accesso a un alloggio e alle condizioni necessarie per un ritorno in sicurezza.

L'intervento di un rappresentante delle minoranze

Falbous Christopher, membro dell’Assemblea provinciale del Punjab in rappresentanza delle minoranze religiose e presidente della Commissione permanente per i diritti umani e gli affari delle minoranze, ha preso immediatamente atto dell’accaduto. A seguito del suo intervento, il capo della polizia distrettuale Bilal Zafar Sheikh ha guidato un contingente di polizia nel villaggio per contribuire a contenere la situazione. Inoltre, Christopher ha contattato i leader della comunità locale, esortato alla calma e chiesto di adottare misure severe contro gli elementi estremisti.

Il suo intervento riflette l’importanza che i rappresentanti politici e le autorità di polizia agiscano rapidamente quando le tensioni religiose minacciano la sicurezza delle comunità vulnerabili. Tuttavia, la risposta a lungo termine dipenderà da un’efficace protezione delle famiglie minacciate, da un’indagine imparziale e dall’assunzione di responsabilità da parte dei responsabili di eventuali atti criminali. L’accaduto richiede anche che si dia voce ai leader cristiani e ai difensori dei diritti umani, in un momento in cui il Pakistan si trova ad affrontare casi ricorrenti in cui le accuse di blasfemia espongono intere comunità alla paura e alle intimidazioni.

La Costituzione del Pakistan garantisce l’uguaglianza davanti alla legge ai sensi dell’articolo 25, la tutela della vita e della libertà ai sensi dell’articolo 9 e la libertà religiosa ai sensi dell’articolo 20. Tali garanzie impongono alle autorità di indagare sulle accuse mosse contro Masih nel rispetto della legge, portando al contempo avanti in modo indipendente il procedimento a carico di coloro che sono accusati di aver attaccato la sua proprietà. Né l’indignazione pubblica né un’accusa di natura religiosa possono sostituirsi a un processo giudiziario.

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