Sindh, emergenza rabbia: bambini pagano prezzo di malattia prevenibile

La morte di Abia, 6 anni, e Waqar, 4 anni, riaccendono timori sugli attacchi di cani, 285mila nel 2025. Almeno 37 i decessi nel 2026: persone con vulnerabilità le più colpite. Associazione Medica Pakistana: intervento urgente come un "emergenza bellica". Richieste vaccinazioni e controllo della popolazione canina.

di Shafique Khokhar

Karachi (AsiaNews) - Un bambino e una bambina sono morti di rabbia in un ospedale di Karachi dopo essere stati morsi da cani, privi di vaccino antirabbico. Ciò mette in luce quella che medici e attivisti per i diritti umani descrivono come una crisi sanitaria sempre più grave e in gran parte prevenibile nella provincia pakistana del Sindh.

Abia, 6 anni, figlia di Nauman, di Hyderabad, e Waqar, 4 anni, figlio di Sultan, di Dadu, sono morti all’Indus Hospital di Karachi. Le autorità ospedaliere hanno dichiarato che nessuno dei due bambini era stato sottoposto al vaccino antirabbico dopo essere stato morso. Le loro morti hanno portato il numero di decessi per rabbia segnalati nel Sindh ad almeno 37 nel 2026, secondo i dati citati dalle autorità sanitarie e da fonti mediche. Inoltre, questi decessi hanno riacceso le preoccupazioni riguardo all’enorme numero di attacchi da parte di cani in tutta la provincia.

Persone vulnerabili le prime vittime

Secondo Kashif Anthony, attivista per i diritti umani di Karachi, la rabbia minaccia in modo sproporzionato le persone che hanno minori possibilità di proteggersi. I bambini ne sono spesso vittime, mentre le famiglie povere, i lavoratori a giornata e i residenti delle comunità svantaggiate possono incontrare particolari difficoltà nel raggiungere le strutture sanitarie dopo un morso. Per la dottrina sociale della Chiesa cattolica, ha affermato, la questione solleva anche un problema fondamentale di dignità umana: nessun bambino dovrebbe morire a causa di una malattia che può essere prevenuta attraverso la vaccinazione, politiche pubbliche responsabili e un intervento medico tempestivo.

Allo stesso tempo, proteggere la vita umana non significa rinunciare a un trattamento adeguato degli animali. Una risposta completa può combinare vaccinazione di massa dei cani, sterilizzazione, sorveglianza, gestione responsabile della popolazione canina, educazione pubblica e un rapido accesso alla profilassi post-esposizione, ha aggiunto.

I dati dell’Associazione Medica Pakistana (Pma)

Secondo i dati presentati dall’Associazione Medica Pakistana (Pma), nel 2025 nel Sindh sono stati segnalati 285mila casi di morsi di cane, mentre nel primo trimestre del 2026 ne sono stati registrati oltre 83mila. Altri dati ufficiali citati in recenti rapporti indicano un numero di casi ancora più elevato, con oltre 85mila casi registrati nei primi quattro mesi di quest’anno.

Il dott. Mirza Ali Azhar, alto rappresentante della Pma, ha affermato che la portata della crisi richiede un intervento “con la stessa urgenza di un’emergenza bellica”. “Dobbiamo trovare un modo per uscire da questa situazione”, ha dichiarato, sostenendo una strategia basata su cattura, isolamento, vaccinazione e sterilizzazione dei cani randagi. 

Il dott. Azhar ha aggiunto che le autorità non sono riuscite a istituire e ad attuare in modo coerente un sistema di questo tipo nel corso di molti anni. “Finora, quest’anno sono morte di rabbia 21 persone, tra cui dei bambini”, ha affermato, avvertendo che il dato ufficiale potrebbe sottostimare il bilancio reale, poiché molte vittime muoiono a casa senza arrivare in ospedale. Il dott. Azhar ha sostenuto che la politica del governo si sia concentrata eccessivamente sul trattamento della rabbia anziché sulla prevenzione dei morsi di cane.

“I responsabili parlano sempre di prevenzione della rabbia, vaccinazione antirabbica e controllo della rabbia senza rendersi conto che la rabbia è la conseguenza di una ferita provocata da un animale potenzialmente rabbioso, in particolare i cani. Se non ci sono morsi di cane, non c’è rabbia”, ha affermato.

Necessità del controllo umano della popolazione canina

Il dott. Shahid Ibrahim Mamsa ha affermato che la situazione richiede misure urgenti per proteggere la vita umana. “Se riteniamo che la vita umana sia più preziosa di quella dei cani randagi, allora dovremo prendere la difficile decisione di procedere a un abbattimento. Altrimenti, i casi di morsi di cane e i decessi per rabbia continueranno a verificarsi”, ha dichiarato. Inoltre, ha chiesto che i fondi destinati al trattamento delle vittime della rabbia vengano reindirizzati verso la prevenzione dei morsi di cane.

In aggiunta, il dott. Muhammad Ismail Memon ha affermato che la responsabilità primaria del controllo della popolazione dei cani randagi spetta al governo provinciale. “La Pma, in qualità di importante parte interessata, può fornire consulenza, suggerimenti e linee guida”, ha affermato, sottolineando la mancanza di dati affidabili sulla popolazione canina e l’inadeguatezza delle risorse per la vaccinazione e la sterilizzazione.

Il governo ha potenziato le infrastrutture per il trattamento antirabbico: secondo i funzionari, sono state potenziate 278 unità antirabbiche e sono state somministrate 138mila dosi di vaccino, a fronte di una maggiore capacità di trattamento. Il Programma di controllo della rabbia del Sindh ha inoltre riferito di aver sterilizzato oltre 25.500 cani e vaccinato più di 36.900 esemplari in 20 distretti.

Tuttavia, i medici sostengono che queste misure rimangono insufficienti rispetto alla portata del problema. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) raccomanda di vaccinare almeno il 70% della popolazione canina nelle aree colpite per interrompere la trasmissione della rabbia.

Dignità umana e responsabilità pubblica

Per famiglie come quelle di Abia e Waqar, tuttavia, il dibattito è dolorosamente attuale. Le loro morti sottolineano la necessità di un trattamento tempestivo dopo il morso, mettendo al contempo in luce un più ampio fallimento nel prevenire gli attacchi fin dall’inizio.

Il dott. Mamsa ha proposto un risarcimento di 10 milioni di rupie (circa 32mila euro) per le famiglie delle persone decedute a causa della rabbia e un risarcimento compreso tra 1 milione e 3 milioni di rupie (tra circa 3200 e 9600 euro) per le vittime di morsi di cane, a seconda della gravità delle lesioni riportate.

In definitiva, la crisi crescente è una questione di dignità umana e di responsabilità pubblica. I medici sostengono che il Sindh abbia bisogno di una strategia a lungo termine che combini vaccinazione dei cani, sterilizzazione, gestione responsabile della popolazione canina, sensibilizzazione dell’opinione pubblica e un rapido accesso alle cure antirabbiche. Senza tali misure preventive, gli ospedali continueranno a curare le conseguenze, mentre i cittadini con maggiori vulnerabilità — in particolare bambini e bambine — rimarranno esposti a una malattia che non dovrebbe più mietere vittime.

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