Condannato a morte in Arabia Saudita: Colombo si mobilita

Con un processo lampo al ventiquattrenne Anojan Sivarasa è stata comminata la pena capitale per un commento pubblicato sui social network ritenuto offensivo dell'islam. A nulla sono valse la rimozione e le scuse. Avvocati sauditi e singalesi hanno presentato un ricorso alla Corte Suprema. I genitori: "È l'unico nostro sostegno"

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) – Lo Sri Lanka si mobilita per Anojan Sivarasa, un cittadino singalese di 24 anni originario di Kalmunai, nella provincia orientale, condannato a morte per un commento pubblicato su Facebook e ritenuto offensivo nei confronti del profeta Maometto. Un ricorso contro la condanna è stato presentato domenica 11 ottobre alla Corte Suprema dell’Arabia Saudita grazie alla collaborazione tra avvocati singalesi e sauditi, con il coordinamento dell’ambasciata dello Sri Lanka a Riyadh.

Il procedimento giudiziario nei confronti di Sivarasa ha subito una rapida escalation. Arrestato il primo luglio 2026, il giovane era stato inizialmente condannato a cinque anni di carcere e al pagamento di una multa di 3 milioni di riyal sauditi, equivalenti a circa 800 mila dollari. Il 17 settembre, però, una corte d’appello ha ribaltato la sentenza iniziale, imponendo la pena di morte.

Secondo quanto riferito da Amnesty International in un appello pubblicato il 7 ottobre, Sivarasa avrebbe spiegato davanti al giudice di aver scritto il commento durante una discussione con un amico, in un momento di rabbia. In seguito avrebbe cancellato il messaggio e pubblicato anche un video nel quale esprimeva le proprie scuse. L’organizzazione per i diritti umani ha inoltre denunciato che il giovane sarebbe rimasto senza accesso a un avvocato dal momento dell’arresto fino alla prima condanna.

Amnesty International ha chiesto alle autorità saudite di annullare urgentemente la condanna a morte e di liberare il giovane immediatamente e senza condizioni, dal momento che le accuse riguardano esclusivamente l’esercizio della libertà di espressione.

A sostegno di Sivarasa si è mobilitata la società civile singalese. Nel suo villaggio d’origine, la famiglia ha rivolto un appello alle autorità affinché il giovane possa tornare a casa. “Vogliamo nostro figlio indietro. Non ha commesso questo atto intenzionalmente”, ha dichiarato il padre, Thambirasa Sivarasa, spiegando che il commento sarebbe nato da una discussione sui social network. La madre, Rasamanickam Yogaladchumi, ha sottolineato le difficoltà economiche della famiglia, affermando che il figlio era l’unico sostegno finanziario dei suoi cari e chiedendo che venga risparmiata la sua vita.

In diverse località dello Sri Lanka, soprattutto nelle aree dove vivono i Tamil, sono state organizzate raccolte di firme, fiaccolate e preghiere collettive. Anche Kandyan Hindu Priests' Association of Sri Lanka ha presentato un memorandum al presidente Anura Kumara Dissanayake, chiedendo un intervento diplomatico per ottenere la liberazione del giovane.

Secondo un alto funzionario del ministero degli Esteri di Colombo, il deposito del ricorso costerà circa 6,6 milioni di rupie, mentre le spese sostenute finora raggiungono quasi 9 milioni. Il governo ha deciso di intervenire finanziariamente nonostante, in condizioni ordinarie, non sostenga le spese legali relative a controversie personali.

L’ambasciatore dello Sri Lanka in Arabia Saudita Ameer Ajward, intanto, ha visitato Sivarasa nel carcere centrale di Dammam, a circa 450 chilometri da Riyadh. Nella sua attività, tra l’altro, la delegazione legale singalese ha dovuto fare i conti anche con i problemi generati dalla chiusura temporanea dell’aeroporto della capitale saudita in seguito gli attacchi con missili e droni attribuiti agli Houthi dello Yemen. La Corte Suprema saudita dovrà ora esaminare il ricorso, concentrandosi sugli aspetti giuridici e procedurali della sentenza.

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