Soccorso o sanzioni? Il dilemma di Colombo sulle petroliere iraniane

Una ventina di navi di Teheran stazionano al largo delle coste dello Sri Lanka, ormai a corto di cibo, acqua e carburante. Aprire i porti implicherebbe il rischio di essere colpiti dalle sanzioni secondarie di Washington. Ma per Colombo è anche vitale mantenere lo status di hub marittimo contro i concorrenti in India.

di Arundathie Abeysinghe

Colombo (AsiaNews) – Una ventina di petroliere iraniane sono bloccate in mare al largo tra lo Sri Lanka e la Malaysia, con alcune navi che stanno pericolosamente esaurendo le scorte di cibo, acqua potabile e carburante. A denunciarlo è stato in questi giorni il Wall Street Journal, spiegando che molte sarebbero ormai vuote e impossibilitate a tornare nei porti iraniani a causa delle sanzioni e delle più ampie restrizioni marittime. La dipendenza dello Sri Lanka dal trasporto marittimo internazionale, dalla finanza basata sul dollaro e dai mercati esteri lascia i suoi porti e le sue aziende private sempre più esposti alla portata delle sanzioni statunitensi. Per lo Sri Lanka, la minaccia più grande potrebbero non essere le navi in sé, ma le sanzioni secondarie e i rischi che comprendono ogni servizio fornito loro.

Attualmente, lo Sri Lanka ha bisogno che i suoi porti generino valuta estera e affermino Colombo come un hub marittimo competitivo a livello regionale, poiché un'eccessiva cautela potrebbe spingere navi e agenti marittimi a bypassare i suoi porti e a utilizzare strutture concorrenti in India o altrove. Secondo rappresentanti del settore del trasporto marittimo srilankese, le navi impossibilitate a ottenere servizi a livello locale si starebbero già rivolgendo all'India.

Nel frattempo, le autorità srilankesi hanno iniziato a diffondere informazioni sulle navi sanzionate ai fornitori di servizi. Il ministero dei Porti e dell'Aviazione ha riconosciuto i rischi delle sanzioni secondarie, mentre anche gli agenti marittimi hanno espresso preoccupazione per l'impossibilità di fornire servizi di routine che includono cambi di equipaggio, cibo e carburante.

Nimalka Hewawitharana e Schin Mendis, studiose del settore marittimo, hanno dichiarato ad AsiaNews che "secondo l'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), gli Stati costieri hanno il dovere di prestare assistenza a qualsiasi persona o nave in difficoltà. Tuttavia, poiché il governo ritiene che le navi si trovino al di fuori delle sue acque territoriali, lo Sri Lanka non è legalmente obbligato a fornire cibo e acqua alle navi iraniane bloccate, trovandosi nella Zona Economica Esclusiva ma non entro le 12 miglia nautiche delle acque territoriali dello Sri Lanka. Le navi inoltre non si trovano in una situazione di pericolo di vita. Pertanto, lo Sri Lanka non ha alcun obbligo giuridico vincolante di fornire loro provviste".

La questione chiama comunque in causa una più ampia dimensione di sicurezza marittima, poiché le navi iraniane radunate vicino allo Sri Lanka fanno parte dell’interruzione della cosiddetta flotta ombra iraniana. Una dozzina di petroliere iraniane erano state già segnalate in passato vicino a Galle (nella provincia meridionale del Paese) prima di disperdersi in acque internazionali. Questa situazione pone Colombo al centro di un confronto geopolitico nonostante lo Sri Lanka non abbia alcun ruolo diretto nella disputa USA-Iran. Il governo si trova così ad affrontare tre responsabilità simultanee che includono la protezione delle aziende srilankesi dalle sanzioni, il rispetto dei principi umanitari nei confronti degli equipaggi e la salvaguardia della reputazione del Paese come hub marittimo affidabile.

Dal punto di vista della politica estera la domanda è se lo Sri Lanka possa mantenere una reale autonomia strategica, evitando al contempo ritorsioni economiche da parte di Washington. “La risposta – commentano le esperte - dipenderà dal fatto che Colombo istituisca un meccanismo trasparente e giuridicamente difendibile per gestire le navi sanzionate, invece di permettere a singoli funzionari portuali, banche e fornitori di prendere decisioni basate principalmente sulla paura. Lo stallo delle petroliere ha lanciato un monito: nell'attuale economia globale, la neutralità geopolitica non garantisce automaticamente l'immunità economica”.

Secondo gli esperti di diritto internazionale Sampath Alwis e Prashanthi Dissanayaka, "l'UNCLOS non crea un obbligo generale e incondizionato per uno Stato costiero, come lo Sri Lanka, di rifornire o servire ogni nave mercantile straniera che richieda provviste, specialmente se ciò entra in conflitto con le leggi nazionali, gli interessi di sicurezza o i rischi di sanzioni internazionali. Tuttavia, una genuina emergenza di sicurezza marittima o umanitaria, che includa emergenze per la sicurezza della vita dell'equipaggio e che invochi considerazioni distinte in base ai principi di sicurezza marittima e umanitari, può essere presa in considerazione da uno Stato”.

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