Milano (AsiaNews) - Pechino è alla viglia di un appuntamento importante per il Partico comunista cinese: dal 26 al 29 ottobre è infatti convocato il quinto Plenum del Comitato centrale, che dovrebbe anche essere l’ultimo prima del XXI Congresso, il quarto dell'era Xi Jinping, che dovrebbe tenersi tra un anno esatto nell'ottobre 2027. Il Plenum dei prossimi giorni è molto atteso anche per il tema all’ordine del giorno, che secondo quanto annunciato dagli organismi ufficiali, sarà lo studio delle questioni più importanti riguardanti “l'autogoverno completo e rigoroso del Partito”, con l'Ufficio politico che presenterà un resoconto in proposito. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere i suoi funzionari “più obbedienti, responsabili ed efficienti”, assicurando che le decisioni della leadership si traducano in risultati concreti.
Dal 2014, la cosiddetta gestione rigorosa del Partito costituisce uno degli elementi centrali della strategia di Xi Jinping. Essa comprende la formazione ideologica, il controllo delle carriere, la supervisione amministrativa e - soprattutto - l’applicazione di sanzioni severe. La lotta alla corruzione, la riduzione degli sprechi, il contrasto alle statistiche falsificate e la repressione dei progetti concepiti solo per ottenere visibilità politica, sono gli strumenti adottati per portarla avanti, in un processo dove il confine tra la lotta agli abusi di potere e l'epurazione per mancata lealtà al segretario generale resta molto labile.
Disciplina o efficienza?
Xi ritiene che un Partito più disciplinato e centralizzato possa governare meglio e perseguire l’obiettivo della rinascita nazionale cinese. Ma davvero un ulteriore rafforzamento del controllo può portare al miglioramento del funzionamento di una macchina come quella dell’amministrazione della Repubblica popolare cinese?
È la domanda che si pone un’analisi pubblicata in questi giorni sul sito dell’Asia Society Policy Institute (ASPI) e firmata da Neil Thomas, Lobsang Tsering e Shengyu Wang, tre esperti del Center for China Analysis. Controllare i vertici politici di Pechino - oservano - è diverso dal dirigere un organismo con oltre 100 milioni di membri com'è il Partito comunista cinese e assicurare che le decisioni vengano applicate in un territorio vasto e complesso. Xi denuncia frequentemente funzionari che dichiarano fedeltà alla leadership, ma che nella pratica ignorano, rallentano o aggirano le direttive centrali. Altri evitano di assumersi responsabilità, inseguono risultati immediati o cercano di migliorare la propria immagine agli occhi dei superiori.
Uno degli aspetti più significativi dell’analisi di Thomas, Tsering e Wang riguarda proprio gli effetti contraddittori delle campagne disciplinari. I funzionari locali del Partito nella Repubblica popolare cinese si trovano infatti a dover rispondere a un numero crescente di richieste, a obiettivi sempre diversi e a dover produrre sempre nuova documentazione per dimostrare di aver eseguito le direttive. Allo stesso tempo, dispongono spesso di risorse finanziarie limitate. In queste condizioni, realizzare un progetto visibile può risultare più conveniente che affrontare lentamente problemi strutturali. Un’opera appariscente offre ai superiori qualcosa da mostrare durante le visite ufficiali, mentre gli interventi meno spettacolari possono richiedere anni prima di produrre risultati.
Gli stessi dati ufficiali forniti dal Partito, del resto, confermano l’intensificazione della pressione. I funzionari puniti per "formalismo" e "burocratismo" sono passati da circa 46.000 nel 2023 a 118.000 nel 2025. E nei primi otto mesi del 2026, il numero risultava superiore del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2025, quasi nove sanzioni su dieci riguardavano negligenza, inattività, condotte scorrette o esecuzione fittizia dei compiti ufficiali. Xi ha introdotto un sistema di valutazione che mira a premiare i risultati duraturi e penalizzare i progetti inutili, le inversioni improvvise di politica e la supervisione insufficiente. La paura delle sanzioni, però, può indurre i funzionari a evitare ogni rischio, limitando la sperimentazione e l’innovazione.
La "lotta alla corruzione" nell'esercito
Ancora più macroscopico il capitolo sulla corruzione, che Xi dichiara essere una delle principali minacce alla sopravvivenza del Partito e allo sviluppo economico della Cina. Nel 2025, le autorità disciplinari hanno aperto circa 1,01 milioni di indagini, rispetto alle circa 155.000 del 2012, l'anno prima della sua ascesa al potere. Ora il Plenum potrebbe introdurre ulteriori forme di controllo sulle decisioni strategiche, sugli investimenti pubblici e sulla spesa, oltre a un maggiore utilizzo dei dati digitali per individuare comportamenti sospetti. Si ipotizza anche l’attribuzione di responsabilità più severe per i dirigenti i cui subordinati violano le regole. Ma la disciplina, se da un lato può ridurre la corruzione e gli sprechi, non garantisce però automaticamente un’amministrazione più competente. E incentivando i funzionari solo a evitare errori e punizioni, il risultato potrebbe essere la paralisi.
Del resto le epurazioni saranno ben visibili allo stesso Comitato centrale: Thomas, Tsering e Wang stimano che tra rimozioni e indagini in corso potrebbero essere presenti 161 membri effettivi e 130 supplenti, vale a dire poco più di 3 membri su 4 (per la precisione il 77,4%) di quelli nominati all'ultimo Congresso nel 2022. Gran parte dei posti vuoti hanno a che fare con la campagna condotta da Xi contro i vertici dell’Esercito popolare di liberazione dopo lo scandalo sugli appalti della Forza missilistica esploso nel 2023. Dei 44 ufficiali in uniforme eletti come membri effettivi del Comitato Centrale nel 2022, solo Zhang Shengmin e Dong Jun non risultano essere stati né epurati né scomparsi. E solo 12 dei 23 supplenti militari sembrano ancora svolgere le loro funzioni. Surreale l’attuale composizione della Commissione militare centrale, ridotta ormai a soli due membri: Xi, in qualità di presidente, e il generale Zhang Shengmin, promosso a vicepresidente al plenum dello scorso anno. Gli altri cinque membri originari - Zhang Youxia, He Weidong, Li Shangfu, Liu Zhenli e Miao Hua - sono stati tutti epurati.
Il Plenum potrebbe offrire l’occasione per ricostruire almeno parzialmente la Commissione militare centrale. Ma resta da vedere se il segretario generale preferirà effettuare le nuove nomine subito oppure vorrà comunque attendere il Congresso del 2027.
Al momento ci sono pochi dubbi sul fatto che al Congresso dell’anno prossimo Xi Jinping si candiderà a un quarto mandato: la sua influenza sulle nomine, sugli strumenti di controllo e sugli apparati di sicurezza lascia poco spazio a una resistenza organizzata da parte degli altri dirigenti. La selezione dei futuri quadri, intanto, probabilmente è già in corso con un’attenzione privilegiata a dirigenti provinciali relativamente giovani, con competenze tecniche e legami con la rete politica del leader.
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