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Chiara Zappa

  • Le suore di Dahye: 'La nostra scuola sotto le bombe a Beirut'

    La testimonianza delle religiose di Santa Giovanna Antida Thouret che da 57 anni nel quartiere roccaforte di Hezbollah nella periferia sud della capitale libanese educano alla convivenza oltre 700 bambini e ragazzi cristiani e sciiti. "Oltre cento famiglie sono dovute scappare, una ventina hanno avuto la casa distrutta. Le ferite invisibili della paura e dell'incertezza sul futuro. Sentire che qualcuno è loro vicino l'unico segno di speranza".

  • Al porto di Beirut, l'abbraccio di papa Leone al Libano che vuole verità e giustizia

    La preghiera silenziosa di fronte al monumento con i nomi delle oltre 200 vittime dell'esplosione del 2020. In ginocchio davanti a un bambino con l'immagine del padre morto nella tragedia. Dopo cinque anni ancora ostacoli alle indagini. La storia di Nation Station, una cucina nata in quei giorni per dare da mangiare a chi aveva perso tutto e che prova a essere laboratorio di futuro.

  • Io, vescovo turco e l’eredità di Nicea

    In attesa della visita del Papa in Turchia, parla monsignor Antuan Ilgıt, primo autoctono alla guida del vicariato apostolico dell’Anatolia: “Mi sento vicino ai giovani per la mia esperienza di vita”, racconta: “La nostra Chiesa? è un seme per il mondo”.

  • Kamkari: 'Crolla la Repubblica islamica, ma solo con le minoranze la democrazia in Iran'

    Il regista esule Fariborz Kamkari commenta dall'Italia quanto sta succedendo nel suo Paese. "Khamenei non ha capito che con il 7 ottobre 2023 è entrato in una strada senza uscita. I pasdaran a un bivio: regime militare che faccia pace con l'Occidente o distruzione di massa come con Hamas". La lunga storia di "rivoluzioni democratiche scippate" a Teheran e il ruolo del popolo curdo, culla del movimento "Donna, vita, libertà".

  • Antakya, tra i dimenticati del terremoto di ieri

    Mentre i riflettori del mondo sono accesi sulla tragedia del Myanmar nella regione della Turchia colpita il 6 febbraio 2023 da un sisma delle stesse proporzioni la rinascita resta lontana. "Il terremoto è sempre con noi: nel trauma vissuto, nelle persone che abbiamo perso, negli edifici distrutti in mezzo a cui camminiamo ogni giorno". Nel luogo in cui per la prima volta i seguaci di Gesù furono chiamati "cristiani" la comunità locale è costretta a fare la spola da una città vicina.

  • Maoz Inon: 'Hamas ha ucciso i miei genitori. Io rispondo lavorando per la pace'

    Nel primo anniversario della strage nel suo kibbutz di Neti HaAsara la testimonianza di un imprenditore israeliano tra i protagonisti del movimento che chiede il rilancio del dialogo tra israeliani e palestinesi. "Possiamo perdonarci a vicenda per ciò che abbiamo fatto nel passato e persino per ciò che avviene oggi, ma non potremo perdonarci se non lavoreremo per costruire un futuro insieme".

  • Il parroco di Aleppo: 'Soluzioni vere alla crisi siriana per poterci rialzare'

    P. Bahjat Karakach, francescano della comunità latina, racconta la difficile situazione nella martoriata città afflitta da tredici anni di guerra, dal terremoto e ora anche dai contraccolpi del conflitto a Gaza. "Inflazione alle stelle, affitti impossibili, si sopravvive con le rimesse dei parenti all'estero". I progetti della parrocchia nei quartieri che erano stati occupati dalle milizie e dove oggi dilagano miseria e degrado. "Cerchiamo di essere luce in mezzo all'oscurità".

  • Papa a Marsiglia: il Mediterraneo non sia più tomba della dignità

    Dopo l'incontro con gli ultimi nella casa delle suore di Madre Teresa il discorso ai Rencontres Méditerranéennes. "Dire solo 'basta' alle migrazioni vuol dire chiudere gli occhi sul futuro: l'integrazione è faticosa, ma prepara il futuro". L'invito alle Chiese delle diverse sponde del Mediterraneo: valutate l'opportunità di una Conferenza episcopale comune.

  • A Marsiglia le voci del Mediterraneo in dialogo con papa Francesco

    Dall'Algeria al Libano, da Gerusalemme al Marocco vescovi e giovani di fedi diverse a confronto in un crocevia delle migrazioni per immaginare percorsi nuovi di convivenza. L'esperienza dei percorsi avviati nel quartiere Solidarité dove il 90% della popolazione è di origine maghrebine o subsahariane. Al pontefice sarà consegnato anche un Manifesto per una Teologia dal Mediterraneo stilato dai rappresentanti di 17 istituzioni che si affacciano sulle cinque rive del mare.

  • Cina e Russia, gli ingombranti (ma indispensabili) vicini di Ulan Bator

    L'attesa per il discorso che domani mattina papa Francesco pronuncerà alle autorità e al corpo diplomatico nel Palazzo di Stato della capitale mongola. Mosca è il principale fornitore di energia del Paese ma il 90% delle esportazioni va a Pechino. I "nuovi partner" interessati alle ricchezze del sottosuolo, a partire dalle terre rare (oggi strategiche). Da questo crocevia il pontefice spera di incoraggiare passi avanti per la pace.

  • Tra pastori, donne e bambini la fantasia della carità della Chiesa in Mongolia

    Stasera la partenza di papa Francesco per il suo storico viaggio nel Paese delle steppe. La testimonianza di sr. Anne Wangeci Waturu, kenyana, direttrice di Caritas Mongolia: "Cerchiamo di rispondere ai bisogni specifici di un popolo che vive condizioni sociali e climatiche peculiari". Tra gli interventi anche aiuti per proteggere il bestiame e orti familiari per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici.

  • Ulan Bator: la chiesa nella ger che aspetta papa Francesco (VIDEO)

    Viaggio alla scoperta della piccola comunità cattolica della Mongolia, dove il 31 agosto arriverà il pontefice. Un Paese che sta ricostruendo la sua identità dopo 70 anni di comunismo e la difficile transizione democratica. Una piccola comunità cattolica rinata appena trent'anni fa. P. Peter Sanjajav, uno dei primi due sacerdoti locali: "La mia storia mi aiuta a essere un ponte tra culture ed esperienze diverse, a fianco di chi è in ricerca”.

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