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Marta Ottaviani

  • Fra Erevan e Ankara un disgelo di convenienza, più che per convinzione

    Nei giorni scorsi si è registrato il primo contatto diretto fra il presidente turco e il primo ministro armeno. Una telefonata nel complesso tentativo di normalizzazione dei rapporti diplomatici, ma ancor più commerciali, fra i due Paesi. Baku e Mosca spettatori interessati dell’evoluzione del quadro. La resistenza della diaspora armena che vuole in primis il riconoscimento del genocidio.

  • Erdogan, il Giano bifronte che mercanteggia con la Nato e Mosca

    Ankara toglie il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia nell’Alleanza atlantica. In cambio ottiene massima collaborazione nella lotta contro i gruppi curdi, dal Pkk all’Ypg. La stampa interna celebra la resa dell’Occidente alle richieste del presidente, che continua a trattare con il Cremlino per operare in Siria. Per il sultano una vittoria diplomatica in vista delle presidenziali del 2023.

  • Il nodo dei missili russi sulla riconciliazione fra Ankara e Washington

    Nel nuovo scenario aperto dalla guerra in Ucraina Erdogan sta cercando archiviare le tensioni con gli Stati Uniti. In settimana primo incontro a livello di vice-ministri degli Esteri. Una ripresa delle relazioni fondamentale per rilanciare l’economia turca. L'analista Cagaptay: "Un buon rapporto con gli Usa servirebbe anche da leva per relazioni più serene con l'Unione europea".

  • Baku sceglie il Ramadan di Ankara per smarcarsi da Mosca

    Abbandonato il riferimento all'Iran per il mese sacro. Aliyev vuole cogliere l'occasione del conflitto in Ucraina per rafforzare l'asse con Erdogan e rimettere in discussione la presenza militare russa imposta dopo la guerra con l'Armenia nel Nagorno-Karabakh. Mentre la Turchia vede l'opportunità di riempire gli spazi che una Russia più debole lascerebbe aperti nel Caucaso.

  • Il grande gioco della Turchia sull'Ucraina

    L'incontro an Antalya tra i ministri degli Esteri di Mosca e Kiev. La visita ad Ankara (dopo vent'anni) di un presidente israeliano. Intorno ad un'area del mondo vitale per i suoi interessi economici, Erdogan punta a riaccreditarsi nella politica internazionale. Ma la Russia sa che ne pagherebbe il prezzo nei teatri dove oggi è alleata solo di fatto con la Turchia.

  • Erdogan chiude gli Stretti (ma le navi russe sono già passate)

    La Turchia ha scelto di applicare il trattato di Montreaux ma quando parla di "integrità territoriale" dell'Ucraina pensa anche alla questione curda. Il conflitto tra Mosca e Kiev è un grosso problema economico interno per Ankara che si era offerta come sede per il negoziato. Putin ha invece preferito la Bielorussia per evitare di avere prezzi da pagare a Erdogan.

  • Il raid contro al-Qurayshi e la lotta tra fazioni islamiste intorno a Idlib

    L'operazione Usa che ha portato all'uccisione del successore di al-Baghdadi ha potuto contare su informazioni dettagliate in loco. La collaborazione di Ankara, ma anche di altri gruppi jihadisti che avevano interesse a eliminarlo. Giornalista siriano esperto dell’area: "I salafiti di Hayat Tahrir al-Sham potrebbero aver fornito informazioni ma non lo ammetteranno mai". Il prezzo di queste lotte pagato dalle popolazioni civili.

  • Tra Ankara e Atene gli affari vincono sulle dispute territoriali

    Dopo 12 anni si è riunito nella capitale ellenica il Comitato congiunto economico: firmato un memorandum su settori strategici, mentre gli scambi commerciali sono già triplicati dal 2005 a oggi. Ma a dividere turchi e greci restano le storiche divisioni su Cipro e i giacimenti nel Mediterraneo, oltre al nodo della gestione dei flussi di migranti.

  • Tra Ankara e Erevan un negoziato che fa comodo a tutti

    A Mosca si è svolto il primo round dei colloqui a cui presto potrebbe seguirne un secondo probabilmente in Turchia. La pace farebbe uscire l'Armenia da un isolamento economico che l'ha resa l'ex repubblica sovietica più povera del Causaso, Erdogan ha bisogno di un successo di fronte al crollo della lira turca, il Cremlino vedrebbe accresciuta la sua reputazione in campo diplomatico. Il nodo del riconoscimento del Genocidio degli armeni.

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