Come gli irakeni vedono le forze militari straniere
Intervista a Sayed Aiad Jamal al Din, leader sciita All'indomani del tragico attentato di Nassiriya, molti si pongono domande sul senso della presenza delle truppe straniere in Iraq. Il Giappone, insieme alla Sud Corea ritardano l'invio di truppe; in Italia vi sono addirittura coloro che parlano di un ritiro (o una ritirata). Sayed Aiad Jamal al-Din, 42 anni, leader del clero sciita, studi di filosofia e teologia nella città santa di Qom, è una voce interessante e provocatoria del nuovo Iraq: egli musulmano sciita chiede agli americani di restare e all'Europa di "sostenere questa nuova clamorosa esperienza di democrazia in un Paese arabo islamico". Autore di opere poetiche, ma attento alla prosa della politica, Jamal alDin è stato a lungo a Najaf, la città dove è stato ucciso l'ayatollah Mohammad Baqir Al Hakim. Dal '79 al '95 ha vissuto in Iran, poi ha raggiunto Dubai, prima di rientrare, abbastanza recentemente, in Iraq. «Mondo e Missione» lo ha intervistato e ha concesso ad AsiaNews l'anticipazione.






