La strategia americana in Armenia

Washington sta cercando di consolidare la propria presenza nel Caucaso meridionale, come contrappeso a Russia, Iran e Cina. Attraverso un'azione in tre aree: quella economica attraverso i corridoi commerciali e il controllo delle risorse, quella geopolitica con la fornitura di armamenti e la cooperazione digitale a livello istituzionale.

di Vladimir Rozanskij

Erevan (AsiaNews) - Gli Stati Uniti stanno cercando di espandere la propria influenza nel Caucaso meridionale attraverso il sostegno alle istituzioni democratiche, alle riforme di mercato e alla tecnologia. La strategia statunitense in Armenia rispecchia gli aspetti chiave delle agende internazionali dei due Paesi, sanciti nella Carta di partenariato strategico firmata nel gennaio 2025. Nel maggio 2026, le parti hanno siglato ulteriori accordi quadro volti a legare economicamente l'Armenia agli Stati Uniti, attraverso infrastrutture e risorse, e a ristrutturarla istituzionalmente secondo gli standard occidentali. Si prevede che ciò avvenga senza impegni militari e con investimenti minimi.

L'obiettivo principale di Washington è quello di consolidare la propria presenza nel Caucaso meridionale, come contrappeso a Russia, Iran e Cina. I vantaggi degli Stati Uniti risiedono nella loro influente e integrata diaspora armena, nel governo filo-occidentale del premier Nikol Pašinyan e nella loro leva infrastrutturale. Gli analisti americani definiscono la Tripp (Trump Route Initiative, il “Corridoio della Pace di Trump”) una versione in stile statunitense della “Nuova Via della Seta” cinese.

La strategia statunitense in Armenia non è un insieme di progetti disparati, ma un piano geopolitico coerente. Può essere suddivisa in tre aree, di cui la prima è quella economica, partendo dal controllo su corridoi e risorse. Il Tripp non è solo una strada, ma un sistema complesso: una ferrovia, un'autostrada, oleodotti e gasdotti, linee elettriche e reti in fibra ottica. La joint venture Tdc, in cui gli Stati Uniti detengono il 74% e l'Armenia il 26%, otterrà i diritti per 49 anni con un'opzione di estensione per altri 50. Ciò conferirà a Washington una presenza istituzionale nel corridoio Europa-Caucaso-Asia, e uno strumento per moderare la politica economica europea (il programma Global Gateway dell'Ue). Allo stesso tempo, il Tripp potrebbe reindirizzare i flussi dal Corridoio Nord-Sud russo-iraniano-indiano, fornendo agli Stati Uniti accesso logistico alla regione e oltre.

Il secondo aspetto è quello propriamente geo-politico, basato sul raffreddamento delle relazioni russo-armene. L'Armenia è membro dell’alleanza militare eurasiatica Csto e dell'Unione economica post-sovietica Eaes, e a Gyumri si trova una base militare russa. Gli Stati Uniti intendono riorientare gradualmente Erevan verso l'Occidente attraverso la fornitura di armamenti americani (droni da ricognizione V-BAT per un valore di 11 milioni di dollari, veicoli blindati e apparecchiature informatiche) e le esercitazioni congiunte Eagle Partner, che coinvolgono unità militari statunitensi, francesi e greche, con l'effettiva applicazione degli standard della Nato. Tuttavia, non è previsto il dispiegamento di soldati americani nella regione.

A livello istituzionale si applica il soft power attraverso le agenzie statunitensi, con cui gli Stati Uniti promuovono la digitalizzazione dei sistemi doganali e di gestione delle frontiere, sostengono i media indipendenti e sviluppano l'intelligenza artificiale. Si tratta di una classica pratica volta a favorire la dipendenza istituzionale, in base alla quale i sistemi governativi armeni iniziano a operare utilizzando tecnologie e standard occidentali.

Nell'attuazione della propria strategia, gli Stati Uniti evitano comunque il coinvolgimento militare: nessuna truppa americana e nessuna garanzia di sicurezza, solo una presenza commerciale e tecnica. Un confronto diretto con la Russia o l'Iran in Armenia è fuori discussione: lo stesso accordo Tripp sarà protetto da compagnie militari private.

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