Banca islamica di sviluppo: il "motore" economico arabo-musulmano

A Jeddah opera un sistema economico-finanziario che pur riunendo 57 Paesi non passa dai grandi flussi globalizzati. A fine settembre ha approvato finanziamenti per 938 milioni di dollari per Uzbekistan, Tunisia, Nigeria, Pakistan, Siria e Kirghizistan. Oltre il riciclo dei petrodollari un meccanismo articolato e in evoluzione.

di Giuseppe Caffulli

Milano (AsiaNews) - C'è un altro sistema economico-finanziario che si muove. Non è quello che ogni giorno viene rilevato dagli indici di Wall Street, il Nasdaq, il Dow Jones, o dalle quotazioni della City di Londra. Non è neppure un'economia separata da quella occidentale: ne utilizza infatti i mercati, le banche, le valute, gli strumenti finanziari e gli investitori. Ma ha propri centri di gravità, proprie istituzioni e, in qualche misura, una diversa idea delle finalità alle quali il capitale può essere destinato.

Una fotografia di questa realtà arriva da Jeddah, la seconda città più popolosa dell'Arabia Saudita. Il 29 settembre scorso la Banca islamica di sviluppo (Islamic Development Bank, IsDB), che ha sede proprio nella città che sorge sulla costa orientale del Mar Rosso, ha approvato 938 milioni di dollari di nuovi finanziamenti per sei Paesi: Uzbekistan, Tunisia, Nigeria, Pakistan, Siria e Kirghizistan. Energia, agricoltura, sanità, trasporti, acqua e servizi igienico-sanitari: settori apparentemente molto diversi, ma accomunati dall'obiettivo di costruire infrastrutture e rafforzare economie nazionali.

Istituzione multilaterale

Non è una cifra enorme se confrontata con i grandi flussi quotidiani della finanza globale. Ma diventa significativa se si guarda alla direzione del denaro. A Tashkent andranno 115 milioni di dollari per un impianto eolico con batterie e altri 202,15 milioni per la meccanizzazione dell'agricoltura. Il Pakistan riceverà 100 milioni per la quinta fase del programma di eradicazione della poliomielite. La Tunisia avrà 335,49 milioni di euro per l'estensione della rete autostradale nelle regioni di El Kef e Jendouba. Alla Siria, in un momento particolarmente delicato della sua ricostruzione, saranno destinati 2,92 milioni di dollari per il settore del trasporto stradale. Il Kirghizistan avrà 70,7 milioni per acqua e servizi igienico-sanitari, mentre alla Nigeria sono destinati 60,67 milioni per lo sviluppo agricolo nello Stato di Katsina.

L'IsDB è nata nel 1975 e oggi riunisce 57 Paesi membri distribuiti in quattro continenti. L'Arabia Saudita ne è il principale azionista, con il 23,51% del capitale; seguono, fra gli altri, Iran, Libia, Qatar, Indonesia, Egitto e Kuwait. Non siamo dunque di fronte a una banca nazionale saudita che presta denaro all'estero, ma a una istituzione multilaterale del mondo islamico.

Nel 2025 il gruppo IsDB ha approvato finanziamenti netti per 15,8 miliardi di dollari, il 20,2% in più rispetto ai 13,1 miliardi del 2024. Le erogazioni effettive hanno raggiunto 11 miliardi. All'interno della banca, le approvazioni attraverso le risorse ordinarie di capitale sono arrivate a 5,7 miliardi: il 46% destinato a trasporti e connettività, il 20% ad acqua, servizi urbani e infrastrutture collegate, il 16,1% alla sanità.

Sono numeri che obbligano a guardare oltre la rappresentazione abituale della finanza internazionale. Perché il capitale del mondo islamico non rimane necessariamente nei forzieri dei Paesi produttori di petrolio. Cerca progetti, infrastrutture, mercati, collegamenti, sicurezza alimentare. E costruisce reti e relazioni.

Naturalmente sarebbe semplicistico definire queste operazioni finanziarie soltanto come una grande operazione di “riciclo dei petrodollari”. La finanza dell'IsDB è molto più articolata. La banca raccoglie infatti denaro anche sui mercati internazionali attraverso i sukuk, strumenti finanziari conformi ai principi della finanza islamica. Dato che l’islam vieta il pagamento e la riscossione di interessi (riba), i sukuk offrono remunerazioni che si basano sulla partecipazione a beni, attività, progetti (con una particolare attenzione all'utilità sociale e al bene della comunità) che generano reddito, per esempio i canoni di locazione.

Dentro la globalizzazione

Nel marzo 2025 la Banca islamica di sviluppo ha raccolto 1,75 miliardi di dollari con un'emissione sottoscritta da banche, investitori istituzionali e banche centrali; nel giugno dello stesso anno altri 1,2 miliardi. Nel maggio 2026 ha collocato un ulteriore miliardo, con un portafoglio di ordini superiore a 2,65 miliardi. Le emissioni dell'IsDB vengono acquistate anche in Europa, Asia e Stati Uniti. Nel collocamento del 2026 il 52% è stato acquistato in Medio Oriente e Africa, ma il 24% in Asia, il 19% nel Regno Unito e in Europa; il 5% da investitori offshore statunitensi.

La finanza islamica, dunque, non vive ai margini della globalizzazione finanziaria. Possiamo piuttosto dire che è dentro la globalizzazione e contemporaneamente costruisce un proprio spazio al suo interno. Mentre in Occidente continuiamo spesso a identificare l'economia mondiale con ciò che accade a New York, Londra, Francoforte o Hong Kong, altri attori stanno costruendo reti finanziarie e infrastrutturali con una logica propria. L'obiettivo dichiarato dell'IsDB è lo sviluppo socioeconomico dei Paesi membri; ma il risultato è anche il rafforzamento di una trama di relazioni tra Paesi accomunati dall'appartenenza al mondo islamico.

Ben inteso: non vuol dire che questi Paesi perseguano tutti gli stessi interessi, né che esista un indistinto “blocco economico musulmano”. Le differenze di obiettivi economici che esistono fra Arabia Saudita, Turchia, Indonesia, Pakistan, Iran, Paesi dell'Africa subsahariana o dell'Asia centrale sono spesso profonde. E molti di questi Paesi competono fra loro per investimenti, mercati e influenza.

Esiste tuttavia una infrastruttura finanziaria comune che acquista peso. Accanto all'IsDB operano istituzioni collegate come la International Islamic Trade Finance Corporation (che si occupa prevalentemente di finanziare il commercio) e la Islamic Corporation for the Insurance of Investment and Export Credit (attiva nel settore assicurativo), che nel 2025 hanno favorito oltre 9,2 miliardi di dollari di accordi commerciali e investimenti tra Paesi membri dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) e sostenuto 5,6 miliardi di investimenti diretti esteri in entrata.

Economia e geopolitica

E ancora va menzionato l’Arab Fund for Economic and Social Development (Afesd), con sede in Kuwait, che finanzia progetti nei Paesi arabi, soprattutto nei settori delle infrastrutture, dell’energia, dell’acqua, dell’agricoltura, della sanità e dell’istruzione. Da non dimenticare l’Arab Bank for Economic Development in Africa (Badea) che promuove invece la cooperazione tra Paesi arabi e Africa subsahariana, sostenendo infrastrutture, sviluppo rurale, commercio e servizi sociali.

Guardare soltanto alle Borse significa insomma osservare il capitale quando viene scambiato. Guardare viceversa a queste istituzioni significa realizzare dove il capitale decide di andare: una strada in Tunisia, una diga o una rete idrica in Asia centrale, un programma sanitario in Pakistan, un impianto eolico in Uzbekistan, un progetto agricolo in Nigeria.

È l'economia che diventa anche geopolitica. Non necessariamente perché dietro ogni finanziamento vi sia una strategia nascosta, ma perché infrastrutture, energia, acqua, trasporti, commercio e sanità costruiscono dipendenze e relazioni destinate a durare molto più a lungo di una quotazione di Borsa.

Mentre troppo spesso nel mondo occidentale si discute di come mantenere il proprio peso nell'economia globale, una parte consistente del mondo islamico, tramite le leve della finanzia e dell'economia, sembra impegnato a rafforzare relazioni e sviluppo.

L'operazione da 938 milioni di dollari annunciata a Jeddah qualche giorno fa è soltanto è una tessera, tutto sommato piccola, che aiuta però a cogliere una mappa molto più grande.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente
Destinazione Seoul

Vedi anche

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
  • P.I.M.E. Centro Missionario
  • Agenzia Fides
  • P.I.M.E. Brasil
  • Radio Mondo
  • Mondo e Missione
  • P.I.M.E. U.S.A.
  • TV 2000