Teheran (AsiaNews) - Guerra e crisi economica legata al conflitto con Stati Uniti e Israele spingono un numero crescente di cittadini della Repubblica islamica a varcare i confini con l’Armenia, in cerca di lavoro nei settori dell’edilizia, del trasporto come autisti di taxi e addetti alle consegne a domicilio. Il Paese vicino si trasforma così da meta a lungo privilegiata per le vacanze degli iraniani in una destinazione ideale per famiglie in cerca di nuove fonti di reddito e che faticano ad arrivare a fine mese. Per qualcuno, racconta Iran International (sito vicino all’opposizione con base a Londra), Erevan non è più un luogo dove rilassarsi ma una risorsa per guadagnare le somme necessarie a coprire le spese quotidiane e inviare il rimanente alle famigli in patria.
Da turisti a lavoratori
Per anni l’Armenia ha rappresentato qualcosa di molto diverso per molti visitatori provenienti dalla Repubblica islamica. Le agenzie di viaggio vendevano pacchetti per il festival dell'acqua, quella del vino e i per i numerosi concerti. Le immagini provenienti da Erevan ritraevano soprattutto iraniani che avevano attraversato il confine per trascorrere qualche giorno all'insegna della musica, dei festeggiamenti e dello svago. I viaggi continuano ancora oggi, ma con l’aggravarsi delle difficoltà economiche le vie della capitale restituiscono un’immagine diversa della presenza iraniana.
Nei pressi di piazza della Repubblica, nel centro della capitale i turisti passeggiano tra le fontane e i caratteristici edifici in pietra. Tra loro, uomini di varie età provenienti dalla Repubblica islamica siedono sulle panchine conversando in persiano. Ascoltando le loro conversazioni, si nota che l'argomento non è dove mangiare o cosa visitare, bensì la ricerca di un impiego: salari, datori di lavoro, affitti e chi sta assumendo personale.
Le motivazioni che spingono gli iraniani a varcare i confini sono fra le più svariate. Guerra e timori relativi alla sicurezza hanno indotto alcuni a lasciare - almeno in via temporanea - l'Iran, ma altri sono più semplicemente indotti a partire dalla necessità di guadagnarsi da vivere. Inflazione elevata, calo del potere d'acquisto, svalutazione del rial e crescente difficoltà nel sostenere le spese quotidiane hanno stravolto i calcoli dei lavoratori. Anche un incarico saltuario in un Paese vicino può rivelarsi vantaggioso dal punto di vista economico, se il reddito viene percepito in dram armeni e convertito in valuta estera prima di inviarne una parte in Iran. Per questi lavoratori, un salario modesto secondo gli standard armeni può avere un peso ben maggiore rientrati in patria.
Reza, iraniano sulla trentina, è arrivato in Armenia da Karaj due mesi fa. Alcuni amici, che avevano già visitato il Paese, gli avevano suggerito di trasferirsi a Erevan per lavoro. Sebbene i timori legati alla guerra abbiano influito sulla sua decisione di lasciare la terra di origine, è stata la pressione economica a diventare il motore principale della permanenza. “La situazione economica era talmente critica - racconta - che non riuscivo a coprire le mie spese, figuriamoci ad aiutare mio padre, che è in pensione. Ora lavoro nell'edilizia qui [a Erevan]. Almeno posso convertire il salario in valuta estera e inviare denaro alla mia famiglia”, pur lavorando senza contratto formale.
Impieghi poco qualificati
Le offerte si collocano spesso in settori che non richiedono una conoscenza fluente dell'armeno o qualifiche elevate e gli iraniani figurano tra le nazionalità che hanno presentato il maggior numero di domande di permesso di soggiorno per motivi di lavoro nella prima metà del 2026. L'edilizia rappresenta una delle principali opportunità, con mansioni che spaziano dalla posa di armature in acciaio e blocchi da costruzione, fino agli impianti elettrici. Altri lavorano come tassisti tramite piattaforme di trasporto condiviso. Alcuni operano come corrieri, consegnando cibo e altre merci in bicicletta, monopattino elettrico o persino a piedi. Altri ancora hanno trovato impiego presso casinò online o nel settore dell'intrattenimento e della vita notturna.
Il settore edile armeno, in fase di espansione, ha contribuito a generare domanda di manodopera, come mostrano i dati ufficiali secondo cui l’attività edilizia è cresciuta del 24,5% nei primi sei mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, l’attrattiva di questi impieghi per i lavoratori iraniani non risiede semplicemente nei salari più elevati offerti in Armenia, ma conta anche il diverso valore degli stipendi e il loro potere di acquisto nei due Paesi. A causa del crollo del rial iraniano, guadagni che a Erevan potrebbero risultare modesti assumono un valore diverso una volta convertiti e inviati in patria.
Le statistiche ufficiali offrono solo un quadro parziale della presenza iraniana in Armenia, poiché non tutti coloro che attraversano il confine e trovano lavoro rientrano nelle cifre relative ai permessi di soggiorno per motivi lavorativi. Il numero di turisti iraniani in visita in Armenia è passato da 176.453 nel 2024 a 182.364 nel 2025, registrando un incremento di circa il 3,3%. Nel 2025, gli iraniani hanno rappresentato circa l’8,1% del totale dei turisti stranieri nel Paese, terzo gruppo più numeroso dopo russi e georgiani.
Asse Erevan-Teheran
Tuttavia, la registrazione come turista non implica che il visitatore trascorra l'intero soggiorno dedicandosi a turismo o vacanze. Gli elevati costi abitativi, la mancata conoscenza della lingua armena e le restrizioni bancarie figurano tra le principali sfide che gli iraniani appena arrivati a Erevan devono affrontare. Nel primo semestre del 2026, un totale di 8.181 cittadini stranieri ha ottenuto la residenza temporanea in Armenia, come emerge dai dati del ministero armeno degli Interni, preceduti da India e Russia che restano i più numerosi. Di tali permessi di residenza temporanea, 6.085 sono stati rilasciati per motivi di lavoro.
In una fase di rapporti crescenti fra i due vicini, la scorsa settimana il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha incontrato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan durante una viaggio comune in Turkmenistan per il summit della Comunità degli Stati Indipendenti (CIS) sul mar Caspio. Al centro dei colloqui le relazioni bilaterali, il rafforzamento della cooperazione fra Erevan e Teheran e sostegno a investimenti e iniziative delle compagnie della Repubblica islamica nel Paese. L’8 ottobre scorso, inoltre, il ministro armeno degli Esteri Ararat Mirzoyan ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo iraniano Abbas Araghchi per discutere (anche) degli ultimi sviluppi regionali. Infine, i due Paesi hanno firmato un memorandum d'intesa (MoU) con l’obiettivo di espandere la cooperazione in ambito sportivo e giovanile.




















