Istanbul (AsiaNews) - Case espropriate, proprietà e immobili demoliti prima del pronunciamento di un tribunale sulla legittimità del provvedimento, famiglie cui viene negato il riconoscimento del cognome di famiglia ancestrale legato all’etnia assiro-caldea. La situazione dei cristiani in Turchia registra nell’ultimo periodo episodi preoccupanti in tema abusi e persecuzioni a sfondo confessionale, spesso perpetrate con l’avallo delle autorità locali (e centrali). I fatti più recenti risalgono alla scorsa settimana nella provincia di Şırnak, nel sud-est del Paese e vedono coinvolto anche il primo cittadino di Azekh (meglio nota come Idil, capoluogo dell’omonimo distretto).
Proprietà demolite
Quattro dei cittadini cristiani colpiti dai provvedimenti hanno già avviato un'azione legale per contestarli. Tuttavia, i loro edifici sono stati demoliti prima che il tribunale potesse pronunciarsi sulle obiezioni sollevate. Sono stati adottati provvedimenti anche nei confronti di una foresteria appartenente alla Chiesa siro-ortodossa della Vergine Maria. Le famiglie coinvolte considerano queste azioni un tentativo di “intimidire” la comunità assiro-caldea e di indebolire i suoi legami con la terra di origine, perché alcune fra le proprietà demolite sono di nuclei emigrati in Europa.
L'avvocato Melke Karagöl, la cui famiglia è anch'essa colpita dagli ordini di demolizione, ha criticato l'operato dell'amministrazione comunale. Gli edifici demoliti, spiega, appartenevano a “quattro residenti”di età compresa tra i 20 e i 25 anni. “Tre giorni prima della demolizione, abbiamo presentato ricorso al tribunale. Le case - ha spiegato il legale all’agenzia MA - sono state abbattute ancor prima che venisse presa una decisione”. Il procedimento giudiziario è ancora in corso, ma l'amministrazione comunale ha creato una situazione di fatto compiuto senza attendere la sentenza.
Oltre agli ordini di demolizione, l'amministrazione ha anche posto sotto sigillo edifici residenziali e commerciali di proprietà dei cristiani e ha imposto sanzioni amministrative. Karagöl critica in particolare i provvedimenti adottati contro la foresteria della Chiesa ortodossa, la cui demolizione è stata approvata dalla municipalità, come negli altri casi. Per l’avvocato si tratta di una “politica deliberata” volta a colpire la comunità assira. “Vogliono - accusa - che gli assiri che vivono in Europa perdano completamente ogni legame con questa regione. È questo il loro obiettivo”.
Sindaco Akp nel mirino
L’ira dei cristiani punta direttamente al primo cittadino di Idil Türkan Kayir, colei che sta emettendo e firmando le ordinanze di demolizione di contro abitazioni ed esercizi commerciali appartenenti a membri della comunità assira. Kayir, anch’essa appartenente alla minoranza assiro-caldea ed eletta sindaco nel 2024 come candidata del movimento pro-democratico DEM (il Partito dell’uguaglianza e della democrazia dei popoli), ha assunto l'incarico fra grandi aspettative. L’opinione comune, infatti, era che avrebbe servito in modo imparziale i residenti assiri, curdi [in maggioranza nell’area] e di altre etnie della città. Tuttavia, la Federazione Assira di Idil afferma che Ekrem Simsek, membro del consiglio comunale di Azech, abbia iniziato a influenzare le sue decisioni ufficiali. La Federazione ha accusato Simsek di esercitare un'indebita influenza sul sindaco, sfruttando l'autorità comunale per perseguire interessi personali e attuare misure di ritorsione contro i cristiani.
Inoltre, la sindaca Kayir è stata espulsa dalle organizzazioni cristiane di cui faceva parte e dal partito DEM, rimanendo indipendente per qualche tempo prima di aderire al partito di governo Akp (Partito per la giustizia e lo sviluppo) del presidente Recep Tayyip Erdogan il 14 agosto scorso. La scelta di aderire all’Akp, peraltro, è un passo compiuto da numerosi primi cittadini anche di importanti centri della Turchia, come avvenuto di recente con il sindaco di Smirne, un centro considerato feudo dell’opposizione. Fra arresti e cambi di casacca, l’Akp è riuscita a conquistare decine (se non centinaia) di città e municipalità che alle urne avevano premiato candidati dell’opposizione o rivali di Erdogan, come nel caso del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu arrestato nel marzo 2025 con accuse (pretestuose) di corruzione.
La Federazione Internazionale Assira di Idil (Azech) ha definito il cambio di schieramento politico “estremamente significativo” in relazione alle demolizioni, sostenendo che il sindaco consideri che la sua nuova affiliazione politica le avrebbe garantito protezione per le sue azioni. Nel frattempo, la questione è arrivata anche in Parlamento: i deputati DEM Newroz Uysal Aslan, Mehmet Zeki Irmez, Aysegül Dogan e George Aslan hanno presentato interrogazioni scritte ai ministeri competenti, chiedendo chiarimenti sul fondamento giuridico di provvedimenti, sanzioni e ordini di demolizione riguardanti proprietà cristiane. Essi hanno inoltre sollevato obiezioni riguardo all'operato dell'amministrazione comunale guidata dall'Akp, che ha proceduto alla demolizione di edifici prima ancora che si concludesse il controllo giurisdizionale sui provvedimenti stessi.
La guerra dei cognomi
Al di là dell'immediata disputa sulla proprietà, la Federazione Assira ha inquadrato le demolizioni in un contesto di violenze, uccisioni, omicidi irrisolti e trasferimenti forzati che da tempo colpiscono la comunità cristiana assira della zona. Inoltre, il fenomeno di emigrazione e spostamento della popolazione ha contribuito allo spopolamento della comunità di Azech, un tempo nota come Beth Zabday, e situata nella provincia sud-orientale di Şırnak; attualmente la popolazione è a maggioranza curda, mentre in passato era a maggioranza assiro-caldea.
Sempre dal sud-est della Turchia, in una città distante poche decine di chilometri da Idil, emerge una vicenda che alimenta preoccupazioni e timori sul futuro dei cristiani: il Secondo tribunale civile di primo grado di Midyat ha stabilito che i membri di una famiglia assira del Tur Abdin non possono cambiare ufficialmente il proprio cognome turco con quello originario. Il nucleo appartiene al villaggio di Anhel (Yemisli), nella regione di Tur Abdin. Nel corso di una seconda udienza, tenutasi il mese scorso, i giudici hanno accolto la richiesta di Sikare Erçin di cambiare il proprio nome in “Karin”, ma hanno respinto le istanze volte a modificare i cognomi di Gabriela Erçin, Manuela Erçin, Mariya Erçin e Sikare Erçin da “Erçin” a “Hanne”.
La legge turca sui cognomi oggi in vigore stabilisce che ogni cittadino debba adottare un cognome di “etnia turca”. Tuttavia, il legale della famiglia ha sostenuto che “Hanne” non sia un cognome di origine etnica o nazionalità straniera, bensì profondamente radicato nella discendenza, nella memoria e nella tradizione della famiglia assira. In fase di dibattimento in aula i legali della famiglia hanno ricordato che le pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo e della Corte costituzionale turca, così come la consolidata prassi giuridica, debbano costituire il fondamento principale della decisione. In passato analoghe battaglie legali riguardanti l'identità e i cognomi assiri hanno già incontrato ostacoli analoghi e l’opposizione dei magistrati.





















