Attacchi Houthi da Taiz a Hodeida per bloccare Mar Rosso

Almeno 81 morti negli scontri divampati ieri fra miliziani filo-iraniani (42) ed esercito governativo (39). L’escalation si concentra nel settore occidentale dello Yemen, strategica per l’accesso di merci e beni, oltre che snodo strategico per la navigazione. Il timore di un blocco congiunto con Hormuz.

Abu Dhabi (AsiaNews) - Le attenzioni della comunità internazionale restano concentrate sugli sviluppi nello Stretto di Hormuz e al crollo dei transiti - ancora un minino negli ultimi 10 giorni - a causa della guerra fra Stati Uniti e Iran, con i rispettivi blocchi. Tuttavia in queste ultime ore torna ad infiammarsi un altro fronte altrettanto strategico e fondamentale per i traffici internazionali, anche perché rappresenta la sola alternativa al Golfo. Il riferimento è al settore occidentale dello Yemen, dove è in atto una pesante escalation fra ribelli filo-iraniani Houthi ed esercito governativo (sostenuto da Riyadh e riconosciuto dalla comunità internazionale), che rischia di bloccare l’accesso meridionale del mar Rosso. Con conseguenze pesantissime sul commercio globale, lungo l’asse che collega Bāb el-Mandeb a sud, nel Golfo di Aden, al canale di Suez a nord e al mar Mediterraneo. 

Pesante escalation

Il bilancio aggiornato dell’escalation fra Houthi e governativi è di 81 morti, di cui almeno 39 fra le fila dell’esercito regolare e altri 42 nei ranghi delle milizie ribelli sostenute da Teheran, alleato chiave a sud dell’Arabia Saudita e determinante per lo sbocco sul Golfo di Aden. I combattimenti sono divampati ieri mattina dopo che le forze Houthi hanno lanciato un assalto di terra sostenuto da attacchi missilistici e droni vicino alla costa del Mar Rosso e nell’area di Taiz.

Fonti militari governative rilanciate dall’Afp hanno spiegato che gli Houthi stavano cercando di tagliare la città portuale chiave di Mokha - da settimane sotto tiro - da altre aree di amministrazione del governo. Inoltre, un fronte dei miliziani starebbe anche tendando di avanzare verso le aree confinanti con lo stretto strategico di Bab al-Mandab, a conferma che il reale obiettivo del gruppo ribelle - su indicazione di Teheran secondo alcuni esperti - è di bloccare l’accesso al Mar Rosso. 

La guerra in Yemen è divampata nel 2014 come conflitto interno fra governativi filo-sauditi e ribelli sciiti Houthi vicini all’Iran. Lo scontro è poi degenerato nel marzo 2015 con l’intervento di una coalizione araba guidata da Riyadh, facendo registrare oltre 10mila morti e 55mila feriti. Organismi indipendenti fissano il bilancio (fra gennaio 2016 e fine luglio 2018) a circa 57mila decessi. Per l’Onu il conflitto ha provocato la peggiore crisi umanitaria al mondo, sulla quale il Covid-19 e l’emergenza alimentare si sono sommate con effetti “devastanti” per la popolazione civile. Milioni di persone sono sull’orlo della fame, anche i bambini ne subiranno le conseguenze per decenni.

Porta di accesso agli aiuti

Ancora oggi la nazione è teatro di emergenze umanitarie - sanitaria, educativa, economica e sociale - che colpiscono una delle popolazioni più povere del pianeta. Nel 2022 i due fronti avevano sottoscritto una tregua nel tentativo di rispondere alle varie crisi, ma da luglio si assiste a una recrudescenza dei combattimenti collegati al più ampio conflitto in Medio oriente fra Iran e Stati Uniti e a poco sono valsi, sinora, i tentativi di mediazione. Gli ultimi scontri si sono concentrati sulle aree vicine al Mar Rosso, rotta marittima strategicamente importante dove passa una parte significativa del commercio globale. 

Secondo alcune testimonianze gli scontri di queste ore si concentrano lungo l’asse che collega la città di Taiz allo snodo portuale di Hodeidah, anche nel recente passato teatro di pesanti combattimenti per il controllo dell’area: nel luglio scorso l’area a sud ha registrato l’attacco “più letale degli ultimi anni”, legato ad un’improvvisa offensiva degli Houthi contro le forze governative che ha provocato la morte di almeno 16 soldati e il ferimento di altri 22. L’importanza strategica del porto di Hodeidah è confermata anche dal fatto che costituisce la porta di ingresso per circa l‘80% dei viveri e degli aiuti umanitari destinati allo Yemen; anche per questo, dunque, la sua conquista ha rappresentato e costituisce tuttora un obiettivo militare cruciale nell’ambito della guerra e per diverse settimane, in passato, è stata l’epicentro del conflitto nel Paese arabo.

Assalti, missili balistici e droni

Tornando agli scontri delle ultime ore, alcune fonti affermano che i combattenti Houthi avevano tentato di avanzare verso il monte Dabbas, a sud della città, che domina le rotte che collegano l'interno dello Yemen con la costa del Mar Rosso. I ribelli filo-iraniani hanno sferrato attacchi di terra, lanciato missili balistici e droni avendo come obiettivo diverse parti delle province di Taiz e Hodeidah. Le forze governative parlano di almeno 14 missili balistici e diversi raid di droni che hanno preso di mira aree popolate e concentrazioni militari lungo la costa occidentale. Una nota delle Forze di Resistenza Nazionali aggiunge che le loro unità sono pronte al combattimento per respingere l’avanzata degli Houthi lungo il fronte occidentale. L’ultima escalation è significativa per la posizione: il Taiz occidentale forma un collegamento tra interno montuoso e costa, compreso il porto di Mokha vicino allo stretto di Bab al-Mandab, uno dei principali punti di strozzatura marittimi del mondo. Il controllo di strade, posizioni montuose e aree costiere della regione può influenzare il movimento di truppe e forniture, andando oltre le immediate linee di battaglia.

A luglio gli Houthi hanno annunciato un blocco marittimo sull'Arabia Saudita, aggiungendo ulteriori problemi al quadro di tensione che caratterizza la navigazione nella regione e sollevando ulteriori preoccupazioni sull’interazione tra conflitto in Yemen e le più ampie ostilità regionali. La posizione strategica di Mokha e della costa circostante significa che qualsiasi escalation potrebbe avere implicazioni oltre lo Yemen, in particolare se i combattimenti iniziano a minacciare le rotte marittime attraverso Bab al-Mandab. Gli sviluppi segnano un brusco allontanamento dal livello inferiore di combattimenti che ha seguito la tregua del 2022 e arrivano mentre lo Yemen rimane senza un accordo politico finale completo in grado di contenere una grande riacutizzazione del fronte militare. Esperti e studiosi avvertono che la tabella di marcia finalizzata al cessate il fuoco a livello nazionale e a negoziati sul futuro politico ed economico dello Yemen deve ancora produrre un accordo finale, lasciando il Paese vulnerabile a una rinnovata escalation militare.

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