Manila (AsiaNews) - Il gruppo della società civile People’s Initiative Coalition Against Dynasty (Picad), sostenuto dalla Chiesa filippina, ha lanciato il 30 settembre 2026 una campagna di raccolta firme online nell’ambito dell’iniziativa “Dapat Isa Lang” ("Solo uno è ammesso"), nel tentativo di porre fine alle dinastie politiche nelle Filippine.
Vescovo Ayuban: "Cariche istituzionali non sono eredità di famiglia"
In occasione del lancio al vescovado di Cubao a Quezon City, il vescovo Elias Lubayog Ayuban ha affermato che la campagna di raccolta firme non è diretta contro alcun partito politico, famiglia o politico. E mira a esaminare come il potere politico si sia concentrato nelle mani dell’élite o delle famiglie politiche nel corso dei decenni. L’iniziativa - una piattaforma digitale ufficiale volta all’approvazione della Legge contro le dinastie politiche - offre a elettori ed elettrici aventi diritto un modo sicuro, accessibile e verificabile per aderire.
“Le cariche istituzionali non devono mai diventare un’eredità di famiglia. Si tratta di un incarico pubblico affidato al popolo”, ha dichiarato il vescovo. Secondo il pastore, l’iniziativa non indica agli elettori chi votare. Allo stesso tempo, la Chiesa ispira e informa le persone affinché votino secondo la propria coscienza, garantendo una partecipazione responsabile all’esercizio politico per il bene comune e un servizio pubblico sincero. “La partecipazione politica fa parte della nostra responsabilità per il bene comune”, ha sottolineato Ayuban.
Il vescovo di Cubao ha affermato che la campagna mira a consentire a elettori ed elettrici di comprendere correttamente il concetto di servizio pubblico, che è fondamentalmente un incarico affidato, non ereditato. La petizione mira a promulgare una legge nazionale che limiti la possibilità per i membri della stessa famiglia di ricoprire cariche pubbliche elettive contemporaneamente o una subito dopo l’altra — adempiendo al mandato dell’articolo II, sezione 26 della Costituzione filippina del 1987.
Pressione della Corte Suprema
La campagna Picad fa seguito alla sentenza della Corte Suprema del 16 settembre che ha ordinato al Congresso, in ottemperanza al dovere costituzionale, di promulgare una legge che limiti le dinastie politiche. La Corte Suprema ha affermato che il Congresso non ha promulgato la legge obbligatoria contro le dinastie politiche negli ultimi 39 anni. La Corte Suprema ha sottolineato la persistenza delle dinastie nonostante i ripetuti disegni di legge presentati nel corso di numerose legislature e ha accennato a una possibile mancanza di interesse, convenienza o interesse personale alla base della prolungata inazione.
Il 25 settembre, la Conferenza Episcopale Cattolica delle Filippine (Cbcp) ha rilasciato una dichiarazione a sostegno dell’iniziativa “Dapat Isa Lang”, affermando che le dinastie politiche rappresentano da decenni una preoccupazione morale ed etica nel Paese. “La carica pubblica non deve mai diventare un’eredità di famiglia; è un incarico pubblico affidato dal popolo per servire tutti”, ha affermato la Cbcp.
Il movimento spera di raccogliere almeno 7 milioni di firme, pari al 10% di elettori ed elettrici registrati del Paese, per l’iniziativa popolare proposta, come riporta la coordinatrice del Picad, Eirene Aguila. Secondo Aguila, la campagna è una piattaforma digitale volta ad aiutare le persone a esercitare il proprio potere costituzionale in modo responsabile. Non si tratta di una forma di ribellione, ma piuttosto di democrazia nella sua forma più pacifica: “In un’iniziativa popolare, non siamo semplici elettori. Contribuiamo a plasmare la legge”.
Fenomeno radicato a livello nazionale e locale
P. Robert Reyes, coordinatore di Clergy for Good Governance e attivista per i diritti umani, ha dichiarato che l’iniziativa “Dapat Isa Lang”, lanciata lo scorso 7 maggio, offre a filippini e filippine una migliore opportunità di rendere accessibile la legge contro le dinastie politiche attraverso l’iniziativa popolare. Attualmente, l’83% dei senatori del Paese e circa l’80% dei deputati della Camera dei Rappresentanti provengono da famiglie politiche; l’87% dei governatori provinciali e il 75% dei sindaci provengono da dinastie politiche.
Le dinastie politiche sono un fenomeno diffuso in tutto il Paese. In molti luoghi, la politica è diventata una delle attività familiari più redditizie. Un comune, una città, un’intera provincia, a volte persino una regione, possono finire sotto il controllo di un unico clan politico. Un membro è governatore, un altro è sindaco, un altro ancora siede al Congresso, mentre i parenti occupano altre cariche elettive. Alla scadenza del mandato, si scambiano i ruoli o cedono la carica a un altro membro della famiglia
È qui che la dinastia politica e la politica clientelare si rafforzano a vicenda. Quando una famiglia rimane al potere abbastanza a lungo, il servizio pubblico può facilmente trasformarsi in un sistema di favori personali e di debiti di gratitudine. Posti di lavoro pubblici, appalti, permessi, borse di studio, aiuti economici e accesso alle risorse pubbliche possono iniziare ad apparire come favori concessi dai politici piuttosto che come servizi a cui i cittadini hanno diritto. Più a lungo esiste un sistema del genere, più diventa difficile per la gente comune - priva di denaro, di una rete di contatti o di un cognome famoso - entrare nel servizio pubblico.
Circa il 90% della cittadinanza vive in luoghi spesso dominati e controllati da una dinastia politica, afferma l’economista politico Ronald Mendoza, ex preside della Ateneo School of Government. La dinastia politica dominante che prevale nelle province diventa un terreno fertile per agire nell’impunità, sottrarre fondi pubblici, minacciare, comprare voti, ricevere tangenti da tutti i progetti infrastrutturali e abusare delle proprie cariche, sostiene Mendoza.
“Accolgo con grande favore la dichiarazione pastorale della Cbcp a sostegno dell’iniziativa popolare ‘Dapat Isa Lang’”, ha dichiarato Michael Castro, assistente sociale. “Questa campagna non è diretta contro famiglie, partiti politici, candidati o funzionari pubblici. Si tratta di cambiare un sistema”. È giunto il momento che il Paese si doti di una nuova legge che escluda una famiglia politica e ne rimuova un’altra, ma che apra le porte del servizio pubblico a un maggior numero di persone, ha osservato, ricordando che la carica pubblica non è eredità di famiglia. È un incarico di fiducia pubblica.



















