Kuala Lumpur (AsiaNews) - La foschia provocata dagli incendi in Indonesia continua a soffocare diverse parti del sud-est asiatico e il peggioramento della qualità dell’aria anche in Malaysia e a Singapore ha generato nuove pressioni diplomatiche su Jakarta. Ieri 13 ottobre il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha ordinato di mobilitare ulteriori risorse per contrastare gli incendi, che da mesi devastano le foreste del Paese.
I roghi si stanno concentrando soprattutto nelle isole di Sumatra e del Borneo a causa del fenomeno di El Niño (il ciclico surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico) che quest’anno è particolarmente intenso. Le autorità dell’aviazione civile di Singapore hanno riferito che 16 voli sono stati dirottati dall’aeroporto di Seletar tra il 5 e l’11 ottobre, per le condizioni di scarsa visibilità, mentre oggi la città-Stato ha registrato il livello più alto dell’anno di inquinamento da particolato fine PM2.5.
In Malaysia, dove la foschia ha raggiunto livelli pericolosi per la salute in diverse aree, le autorità hanno chiuso alcune scuole. Anche in Indonesia si è registrato un aumento dei problemi respiratori: secondo il ministero della Salute, al 13 ottobre i casi collegati agli incendi in sette province erano saliti a 283.270, più del doppio rispetto ai 113.336 registrati il 9 settembre.
Secondo i dati raccolti dall’Indonesia, a luglio si sono registrati fino circa 202mila ettari bruciati dall’inizio dell’anno, ma le stime delle organizzazioni che monitorano la deforestazione sono molto più alte: l’organizzazione ambientalista Auriga ha calcolato un danno per oltre 637mila ettari tra gennaio e agosto, mentre il sistema di monitoraggio Nusantara Atlas arriva a quasi 900mila. Secondo Fire Emissions Watch, un portale sviluppato da Copernicus, il servizio di monitoraggio climatico dell’Unione Europea, le emissioni provenienti dagli incendi in Indonesia sono state le più alte al mondo per un mese e hanno rappresentato quasi la metà del totale globale nell’ultima settimana.
Il problema non è solamente legato all’intensità della stagione secca. In molte aree i roghi vengono utilizzati per liberare terreni destinati alle attività agricole e spesso le torbiere possono alimentare incendi difficili da estinguere, che continuano a bruciare anche sotto la superficie e rilasciano grandi quantità di fumo. Anche se la siccità provocata da El Niño rende la situazione più grave, il continuo ripetersi dell’emergenza è legato alla mancanza di specifiche politiche di prevenzione, accusa che è stata rinfacciata al presidente Prabowo.
Gli esperti insistono sulla necessità di migliorare lo scambio di dati a livello regionale sui focolai, rafforzare il monitoraggio satellitare e sostenere le squadre antincendio locali. Altrettanto importante è coinvolgere le comunità che vivono nelle aree a rischio e offrire alternative all’uso del fuoco per preparare i terreni. L’intensità di El Nino di quest’anno era stata prevista con sei-nove mesi di anticipo, ma l’Indonesia non ha agito per prevenire gli incendi, hanno confermato alcuni osservatori.
I fumi prodotti in Indonesia varcano poi i confini nazionali. La Malaysia ha già offerto assistenza per combattere gli incendi e ora vuole portare la questione anche all’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN), che riunisce i 10 Paesi della regione. Il ministro degli Esteri Mohamad Hasan ha annunciato il 12 ottobre che discuterà il problema con i suoi omologhi in vista del vertice di novembre a Manila. Esistono infatti già meccanismi per affrontare le catastrofi naturali, che però includono la foschia transfrontaliera, secondo il ministro.
Nei mesi scorsi Kuala Lumpur aveva già proposto di rafforzare gli strumenti a disposizione dell’ASEAN. Durante una riunione ministeriale a Bali a luglio, il governo malese aveva presentato due idee: introdurre la “diplomazia della scienza”, cioè una collaborazione tra i Paesi dell’ASEAN nell’uso dei dati, nella ricerca e nell competenze scientifiche; e aumentare i finanziamenti al fondo dedicato alla sostenibilità ambientale per sostenere le attività di monitoraggio, prevenzione e controllo degli incendi.
Un modo per contrastare la foschia è di ritenere legalmente responsabili le aziende che causano gli incendi. L’Indonesia ha sanzionato diverse società nessuno è mai stata perseguita con successo da un altro Paese dell’ASEAN per aver causato inquinamento atmosferico oltre un confine internazionale. Singapore è l’unico Paese della regione che ha tentato di colmare questo divario con una legge del 2014 che punisce i comportamenti che causano o contribuiscono all’inquinamento atmosferico con multe fino a 1,6 milioni di dollari. Ma finora non ci sono mai stati procedimenti giudiziari sulla base di questa legge.
In realtà, tra i Paesi dell’ASEAN è già in vigore un accordo sull’inquinamento transfrontaliero da foschia (AATHP), firmato nel 2002 ed entrato in vigore nel 2003. Il trattato impegna gli Stati a collaborare nella prevenzione e nella gestione degli incendi, a condividere informazioni e a prestarsi assistenza. Ma non prevede un sistema di sanzioni capace di punire automaticamente uno Stato in caso di inadempienza, per cui la sua attuazione dipende in larga parte dalla volontà dei singoli governi di cooperare. Tutti gli accordi dell’ASEAN si basano sui principi cardine dell’organizzazione di ricerca del consenso e non interferenza, che però sempre più stanno mostrando i loro limiti.
Jakarta però per il momento non ha ancora considerato di accettare aiuti stranieri per domare gli incendi, né ha dichiarato lo stato di calamità nazionale. Al contrario, Syahganda Nainggolan, capo dell'Agenzia di comunicazione del governo indonesiano ha replicato: “Non emettiamo solo foschia, l’ossigeno a Singapore e in Malaysia proviene dalle nostre foreste”.
L’ASEAN ha proposto anche l’istituzione di un Centro di coordinamento per il controllo dell'inquinamento atmosferico transfrontaliero, che però non è ancora operativo perché mancano diverse ratifiche a livello nazionale.




















