Singapore: i volontari che organizzano i funerali per chi muore da solo

Censiti 87mila ultrasessantacinquenni che vivono senza compagnia. Non vi sono dati su quanti muoiono in solitudine, ma è un fenomeno in crescita, secondo le imprese funebri. Una rete di enti benefici e volontari assicurano un accompagnamento gratuito verso la morte. Mentre si riducono i nuclei familiari e il loro sostegno.

Singapore (AsiaNews) - A Singapore aumenta la richiesta di riti funebri pro bono - un servizio gratuito operato spesso da una invisibile rete di organizzazioni benefiche, assistenti sociali e imprese. Per garantire un addio dignitoso a sempre più persone  anziane che giungono alla morte da sole, quasi sempre senza il minimo sostegno familiare. Tra le cause sistemiche vi è l’invecchiamento della popolazione e la sensibile riduzione dei nuclei familiari. 

Un’inchiesta di Channel News Asia delinea il quadro di un fenomeno allarmante quanto sorprendente. Solo nel 2024, Singapore ha censito 87mila residenti - di età pari o superiore a 65 anni - che vivevano da soli; a tale dato si somma l’incertezza statistica su quante persone muoiano in solitudine nella città-stato. Operatori sociali affermano che il numero è in aumento, mentre a Singapore non esiste alcun obbligo legale che imponga a un parente di sostenere le spese funerarie.

Sono infatti le imprese funebri ad avere maggiore contezza di tale crescita. Non è affatto raro che le persone muoiano nelle proprie abitazioni, in assoluta solitudine e isolamento. Senza che nessuno se ne accorga. I loro corpi vengono solitamente ritrovati giorni dopo il decesso, molte volte per odori o liquidi che fuoriescono dalla casa, avvertiti da chi vive nelle loro vicinanze. 

Cna ha parlato con chi garantisce un rito funebre a chi vive solo, animato dal mantra: “Nessuno merita di essere dimenticato”. Come l’organizzazione Cheng Hong Welfare Service Society, ente benefico che si occupa di aiutare le persone senza sostegno familiare a organizzare i diversi aspetti relativi alla fine della vita, affinché ricevano un degno accompagnamento. L’organizzazione conta circa 800 volontari, tra cui 40 specificamente formati per i servizi di accompagnamento alla morte.

L’organizzazione ha dichiarato di aver gestito 330 casi di riti funebri pro bono nel 2025; ovvero più del triplo rispetto ai 106 casi registrati nel 2021. Si prevede che i dati relativi al 2026 siano ancora più elevati. Alcuni di questi interventi sono resi possibili grazie ad attività di sensibilizzazione svolte specialmente nei quartieri a basso reddito, cui si sommano le segnalazioni recepite da ospedali, case di cura e forze dell’ordine. L’organizzazione spende circa 3mila dollari singaporiani (2.300 dollari Usa) per ogni caso, finanziati quasi interamente da donazioni e volontari. 

Ciò consente di non occuparsi solamente di riti funebri. Una volta identificate le situazioni di solitudine, i volontari accompagnano le persone anziane a mangiare fuori, oppure consegnano loro generi alimentari e si assicurano del loro benessere. In altri casi, le imprese funebri organizzano gite e attività sociali. “Quando socializzano di più, si controllano a vicenda più spesso e, alla fine, quando succede qualcosa o c’è un incidente, è possibile intervenire in tempo”, ha detto il ceo di Direct Funeral Services.

La Direct Funeral Services è un’altra agenzia sentita da Cna. Come altre, provvede gratuitamente anche alla cremazione delle persone sole. Noleggiando un’imbarcazione per spargere in mare le ceneri di decine di persone, i cui resti non vengono reclamati. Questa agenzia si occupa di oltre 120 casi pro bono all’anno.

Inoltre, nelle case di cura e nelle strutture di assistenza, il personale si assume sempre più spesso le responsabilità che tradizionalmente spettavano ai parenti stretti. L’obiettivo del servizio svolto da queste è di incoraggiare l’interazione, aiutare gli ospiti a sentirsi in contatto e a prendersi cura gli uni degli altri. Dacché gli anziani diventano sempre più vulnerabili a patologie quali la demenza, vengono avviate conversazioni delicate sulle volontà relative alla fine della vita, mentre hanno ancora la capacità mentale di prendere e comunicare le proprie decisioni.

Infine, con l’aumento inarrestabile dell’invecchiamento della popolazione, e la riduzione dei componenti dei nuclei familiari, la sfida che emerge preponderante è il superamento della riluttanza a parlare apertamente della morte. Infatti, la morte continua ad essere un argomento tabù, in molte società e culture del mondo. Perciò viene sottolineata l’importanza di pianificare in anticipo, per evitare ai propri cari prendere decisioni difficili, garantendo al contempo che le ultime volontà di una persona vengano rispettate. 

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