Montevideo (AsiaNews) - Da quarant’anni un pontefice - l’ultimo fu Giovanni Paolo II nel 1987 e 1988 - non metteva piede in Uruguay. È Montevideo, la capitale, porto principale e città più popolosa del Paese latinoamericano, la prima tappa del viaggio apostolico di Leone XIV iniziato ieri: 12 giorni, dal 6 al 17 novembre, in cui toccherà anche Argentina e Perù. Prevost è atterrato ieri, dopo oltre 13 ore di volo, appena 24 giorni dall’intervento chirurgico al Gemelli di Roma per la rimozione di un tumore del polmone. La partenza venne poi confermata dai medici considerato l’ottimo decorso post operatorio.
Il pontefice è apparso in forma sin dai saluti e dal dialogo intrattenuto con la stampa presente sull’aereo della compagnia Ita Airways decollato da Roma. Nel logo della prima tappa del viaggio è rappresentato Cristo, con ai lati Leone XIV e la Virgen de los Treinta y Tres, patrona dell’Uruguay, per ricordare l’incontro del papa con la Chiesa e il popolo. Il motto della visita riprende l’annuncio dell’angelo ai pastori di Betlemme: “Vi annuncio una grande gioia” (Lc 2,10). Parole che esprimono il significato fondamentale della visita: la presenza del pontefice romano, come occasione di incontro e di gioia condivisa per la Chiesa e per tutto il popolo dell’Uruguay.
Il primo discorso alle autorità
È indirizzato alle autorità, la società civile e il corpo diplomatico il primo discorso di Leone XIV in Uruguay. Pronunciato vicino all’intervento del presidente della repubblica Yamandú Orsi, in carica dal marzo 2025. In Plaza Independencia, insieme al presidente, il pontefice ha raggiunto a piedi il palco antistante l’Edificio José Artigas, rivolgendo i saluti alla vice presidente della repubblica, la presidente della Suprema Corte di Giustizia e i tre ex capi di Stato. Poi, salito sul palco, un coro di giovani ha cantato gli inni nazionali.
Leone XIV, accolto da una folla di oltre 30mila persone, ha ringraziato per il “cortese invito” e ha rivolto un saluto iniziale a “tutti gli uruguaiani, ovunque essi si trovino”. E, ricordando la Virgen de los Treinta y Tres venerata a Florida - tappa in programma domani, domenica 8 - ha aggiunto: “Desidero affidare alla sua protezione coloro che incontrerò lungo il mio cammino. La sua presenza accompagna una pagina decisiva della storia nazionale e continua oggi a riunire generazioni molto diverse”. Il papa ha ricordato anche l’Esodo del Popolo Orientale del 1811, noto come la Redota, evento fondativo della nazione Uruguay. Il fregio in bronzo che lo rappresenta è il filo rosso del discorso. “L’autorità pubblica trova la sua ragion d’essere nel servizio al bene comune ed è chiamata ad esercitarsi nell’ambito dell’ordinamento giuridico, nel rispetto della libertà e della responsabilità dei cittadini”.
Prevost ha sottolineato che occuparsi del bene comune comprende “la responsabilità di trasmettere a chi verrà dopo di noi i beni che oggi abbiamo ricevuto”. L’Uruguay è riuscito a trasformare il sistema di produzione elettrica, oggi basato quasi interamente su fonti rinnovabili, ha aggiunto. “Pensare a lungo termine significa proprio gestire questi beni senza compromettere le possibilità future”. Futuro abitato da nuove vite che richiedono l’impegno del “padre [...] insieme alla madre” affinché “la famiglia offra il proprio sostegno”, con “condizioni sociali che consentano ad entrambi di crescere e prendersi cura dei propri figli”. “La protezione di chi sta per nascere e il sostegno di chi lo accoglie sono inseparabili”, ha detto. Prendersi cura dei “piccoli” significa “garantire loro un’istruzione adeguata”.
"Lavoro per l'uomo, non l'uomo per il lavoro"
Tutto ciò deve condurre a “opportunità concrete per inserirsi nel mondo del lavoro”, che diventa “uno dei canali che consentono a ogni persona di sviluppare le proprie capacità e di contribuire al bene degli altri”. A tal proposito, Prevost ha ricordato, con le parole di Giovanni Paolo II, che “il lavoro è ‘per l’uomo’ e non l’uomo ‘per il lavoro’”. “Questo criterio conserva tutta la sua attualità di fronte ai rapidi cambiamenti della tecnologia e dell’intelligenza artificiale”, ha detto.
Il papa ha quindi parlato della diffusa “solitudine”, “angoscia” e “perdita di speranza”, che “possono diventare così profonde che una persona smetta di trovare ragioni per continuare a vivere”. “Nessuno dovrebbe arrivare a sentirsi estraneo tra i propri cari né pensare che la propria assenza conti meno della propria presenza”, ha affermato. Ricordando anche “altre forme di sofferenza” come “la malattia, la disabilità, il dolore fisico, la perdita di autonomia, la povertà, la mancanza di lavoro o l’esclusione”, le quali “possono rendere particolarmente necessario l’aiuto degli altri”, ha continuato il papa.
"Assistenza sanitaria alla portata di ogni persona"
Leone XIV ha menzionato anche la propria malattia, e dei “limiti” che ha imposto: “Questa esperienza mi porta a pensare ai tanti uomini e donne che non dispongono dei mezzi necessari per ottenere una diagnosi tempestiva o ricevere le cure di cui hanno bisogno. Garantire che l’assistenza sanitaria sia alla portata di ogni persona, indipendentemente dalle sue risorse, è una responsabilità che interpella l’intera società. Chi si trova in una di queste situazioni non smette per questo di essere un membro a pieno titolo della società”.
“Spetta a tutti fare in modo che ogni persona possa vivere con dignità, ricevere le cure di cui ha bisogno ed essere accompagnata fino al termine naturale della propria vita”, ha aggiunto. Contribuisce a tale servizio anche la Chiesa, che “desidera collaborare con tutti coloro che si adoperano per alleviare il dolore, quando ciò è possibile, e per sostenere la persona quando il dolore non può essere eliminato. A questo compito comune essa apporta ciò che le è proprio: una speranza che non si spegne quando le risorse umane raggiungono il loro limite e che ricorda a chi sta attraversando la prova che la sua vita conserva sempre un senso e un valore”, ha dichiarato Prevost.
Beni e opportunità raggiungano tutti
Inoltre, il papa ha sottolineato quanto chi fa parte di uno stesso popolo “può provenire da situazioni molto differenti e disporre di risorse disuguali”. “Il modo in cui l’economia viene organizzata e orientata finisce per ripercuotersi direttamente sulle condizioni di vita delle persone e sulle loro possibilità di costruirsi un futuro”. Così, i “frutti” di “ricchezza”, “investimenti” e “iniziativa economica” devono tradursi “in beni e opportunità che raggiungano effettivamente tutti, poiché ‘sono le persone concrete che contano, ciascuna di loro e le loro famiglie’”, ha detto citando l’enciclica Magnifica humanitas.
“In questo Uruguay sono venuto come Successore di Pietro e come pastore, con il desiderio di incontrare la Chiesa in cammino su questa terra e di avvicinarmi, con affetto, a tutto il suo popolo”, ha continuato. “Con una storia di fede e di servizio che risale a secoli fa, la Chiesa desidera continuare a offrire al popolo uruguaiano ciò che essa stessa ha ricevuto – Gesù Cristo e la speranza del suo Vangelo – e collaborare, nell’ambito della propria missione, con tutti coloro che operano per il bene comune e la dignità di ogni persona”, ha detto.
Promuovere in tutto il mondo preghiere per le vocazioni
Nel pomeriggio di ieri, Leone XIV si è trasferito presso la Cattedrale dell’Immacolata Concezione e dei Santi Filippo e Giacomo di Montevideo, passando per la Porta della Cittadella e il Museo Storico del Cabildo. Per la celebrazione dei Vespri condivisa con vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e seminaristi. “La fedeltà alla nostra vocazione richiede di tornare sempre di nuovo a Gesù Cristo; di lasciare che sia Lui il nostro tesoro, Colui al quale vogliamo somigliare”, ha detto il papa a quanti e quante in ascolto, leggendo l’omelia in spagnolo. “Cari fratelli e sorelle, ecco uno dei segreti dell’evangelizzazione: assomigliare a Colui che annunciamo”.
“Che gioia sapere che continuano a sorgere risposte generose all’amore di Cristo! Ringrazio di cuore coloro che hanno sostenuto questa supplica, e li incoraggio a perseverare - ha continuato -. Riconoscete in questi frutti la prova che il nostro Dio ascolta la preghiera del suo popolo”. Dalla Cattedrale di Montevideo, il papa ha invitato i “fratelli vescovi di tutto il mondo a promuovere, nelle loro diocesi, giornate di preghiera e di digiuno per l’incremento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Che le parrocchie, le famiglie e le comunità religiose si uniscano in questa invocazione, e che l’esempio di questa terra incoraggi molti altri a pregare con la stessa fiducia!”, ha affermato. Invitanto seminaristi, novizi e novizie, a guardare a coloro che prima di loro hanno percorso la “via della dedizione”. “Guardate le loro mani consumate, il loro amore perseverante, il loro modo di rapportarsi con Gesù”, ha detto il papa.





















