Roma (AsiaNews) - La festa di Diwali che milioni di persone si apprestano a celebrare in queste ore in Asia e nel mondo è una festa condivisa, seppur con accezioni differenti, da varie tradizioni religiose. Il dicastero per il Dialogo interreligioso ha diffuso nei giorni scorsi un messaggio di auguri agli induisti ricordando i 40 anni dell’incontro di Assisi e pregando "che Dio, fonte di ogni bene, benedica voi, le vostre famiglie, i vostri cari e le vostre comunità con gioia, pace e prosperità in abbondanza". Questa festa, nota anche con il nome “deepavali” che rimanda all’immagine di una fila di lampade che caratterizzano le celebrazioni, "rappresenta - si legge nell’introduzione al messaggio - la vittoria della verità sulla menzogna, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte e del bene sul male".
Ma, come dicevamo, Diwali è un momento importante anche per altre tradizioni nate nel contesto asiatico. «Nel giainismo, il Diwali è una festa della luce che segna il raggiungimento del nirvana, ovvero la liberazione, da parte di Bhagwan Mahavir [leader spirituale e figura centrale per il giainismo, ndr]», racconta Samani Pratibha Pragya, monaca giainista e attualmente assistente didattica ospitata presso la Florida International University, Miami, Stati Uniti. "Lo celebriamo riflettendo sui suoi insegnamenti e sul percorso verso la libertà spirituale. Il Diwali viene celebrato anche dalle comunità indù, sikh e da alcune comunità buddiste, ciascuna con le proprie tradizioni e il proprio significato".
Questo percorso di liberazione, nella tradizione giainista, è strettamente collegato alla meditazione. Coniugando la vita accademica e spirituale, Samani Pratibha Pragya porta avanti le sue ricerche dopo il dottorato alla School of Oriental and African Studies (SOAS) di Londra sull’approccio alla meditazione noto con il nome di Preksha, accanto alla sua pratica spirituale. "Sono una giainista dell’ordine Samani di alto rango - ci spiega Samani Pratibha Pragya - e sono rispettata all’interno della comunità giainista in qualità di monaca. L’ordine delle Samani segue una vita spirituale disciplinata, con alcune concessioni rispetto all’ordine ascetico, i cui membri osservano i cinque grandi voti nella loro forma più rigorosa".
L’insegnamento e la pratica di Samani Pratibha Pragya sono nel campo di quella che definisce come meditazione moderna; le chiediamo di spiegarci la differenza rispetto agli usi e costumi tradizionali. "La meditazione giainista tradizionale è stata spesso strettamente legata ai rituali religiosi e alla recitazione di antichi sutra. La meditazione giainista moderna – continua – attinge a queste fondamenta spirituali, presentando al contempo le proprie pratiche in dialogo con la psicologia contemporanea e le conoscenze scientifiche relative al corpo e alla mente. Lo scopo spirituale rimane centrale, mentre i metodi vengono spiegati in modo accessibile alle persone di oggi".
Per la professoressa e monaca giainista sia la spiritualità sia la scienza cercano la verità e la possibilità di attingere ad entrambe è vista come un apporto positivo. La meditazione assume un carattere centrale nella vita quotidiana perché, spiega più in profondità, "la meditazione approfondisce la consapevolezza di me stessa, riduce le emozioni negative e rafforza l’equilibrio interiore e la pace. Questo mi aiuta a reagire con maggiore attenzione e compassione, mettendo in pratica la non violenza nei miei pensieri, nelle mie parole e nelle mie azioni".
In quest’ottica, la collaborazione con le altre tradizioni religiose permette di avanzare sulla via della pace. Recentemente rientrata da un simposio cattolico-giainista a Londra, Samani Pratibha Pragya, ne parla in termini positivi: "La mia esperienza di dialogo con la Chiesa cattolica è stata positiva. Condividiamo l’impegno a promuovere la pace nel mondo. Unendoci e scambiandoci idee, approfondiamo l’amicizia e la comprensione reciproca, rendendo più facile lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo comune".










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