I mille giorni di carcere di Nina Novak in Siberia

Giornalista di Radio Svoboda è stata condannata nel 2024 per "collaborazione confidenziale con un'organizzazione straniera". Secondo l'Onu la sua detenzione viola diversi articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Dalla sua cella scrive: "Bisogna imparare a vivere nel presente”.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) - In questo mese di settembre si è raggiunto il millesimo giorno di prigionia per Nika Novak, giornalista freelance di Radio Svoboda, che ha trascorso circa sei mesi in condizioni di detenzione estreme, prima di essere trasferita in un lager a regime normale. Nel novembre 2024 Nika era stata condannata a quattro anni di carcere per “collaborazione confidenziale con un'organizzazione straniera”, la prima volta che una giornalista veniva condannata per questo reato. Nika Novak sta ora scontando la sua pena nella colonia penale del villaggio di Bozoj, nella regione di Irkutsk in Siberia.

Le restano ancora poco più di 200 giorni di prigione, ma lei e la sua famiglia cercano di non contare i giorni, per non illudersi. “Ultimamente, mentre si trova nel SUS (Sistema di Reclusione), ogni giornata di Nika inizia con una perquisizione durante la quale rovistano tra i suoi pochi effetti personali, ma lei la prende con grande umorismo e un certo sarcasmo”, racconta la sua amica Inna. Dal suo arresto nel dicembre 2023, Nika aveva trascorso circa sei mesi in cella di isolamento, ovvero più di 150 giorni. “Noi amici siamo scoraggiati da questa disperazione che ci circonda, ma Nika al contrario cerca di trovare il lato positivo in ogni cosa, altrimenti, si smette di essere umani”, afferma un’altra amica di Nika, Elvira.

Durante la sua prigionia, gli amici di Nika hanno imparato bene come funziona la vita in cattività. Il Pkt, la cella di punizione, non è una colonia penale vera e propria, ma una specifica stanza chiusa a chiave all'interno della colonia. Nika viene trasferita lì ripetutamente come misura disciplinare per delle piccole infrazioni, isolandola da tutti gli altri detenuti. Questo significa che vive in una cella chiusa, in condizioni estremamente austere: letti a castello pieghevoli che è vietato usare dopo il risveglio, un tavolo e delle panche fissati al pavimento, un bagno dietro una parete divisoria e sbarre alla finestra. Inoltre, le è vietato spendere dal suo conto personale oltre una minima somma. “Le visite brevi sono consentite solo una volta ogni sei mesi, e solo se l'amministrazione le autorizza espressamente”, spiega Elvira. Una passeggiata di solito dura un'ora e mezza, non di più. In teoria, non si può tenere qualcuno in una cella del genere per più di sei mesi, ma ovviamente ci riescono, adducendo le violazioni più fantasiose: non abbottonarsi la camicia correttamente, non salutare un detenuto in modo appropriato. Una volta, Nika era quasi svenuta per uno sciopero della fame che aveva indetto a causa di un trasferimento illegale in un reparto di massima sicurezza, per non aver salutato un detenuto in modo appropriato.

Secondo la sua famiglia, le rigide condizioni a cui è sottoposta Nika non sono cambiate molto da giugno; semplicemente lei “si è abituata”. Nelle lettere alla sua famiglia, scrive: “Mi ci sono davvero abituata, anche se non accetto né mi rassegno a violazioni e atteggiamenti discriminatori... Scrivo alle varie autorità se qualcosa non mi piace: è un modo legale per difendere i miei diritti”. “Le persone mi scrivono e capisco dal loro umore che stanno attraversando un momento difficile, e cerco in qualche modo di tirarle su di morale; seriamente, a quanto pare sono seduta dietro le sbarre e scrivo alla gente che andrà tutto bene, bisogna imparare a vivere nel presente”, scrive ancora Nika.

Nel maggio 2026, il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha stabilito che la detenzione di Nika Novak violava diversi articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani e del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Secondo il documento, la detenzione della giornalista è arbitraria. “Il Gruppo di lavoro esorta il governo russo a garantire un'indagine completa e indipendente sulle circostanze della detenzione arbitraria di Novak e ad adottare misure appropriate contro i responsabili della violazione dei suoi diritti”, si legge nel documento.

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