Mosca (AsiaNews) - L'antropologa Aleksandra Arkhipova ha cercato di spiegare in un’intervista a Radio Svoboda perché la società russa si sottomette passivamente al regime dittatoriale putiniano, come è stato confermato in gran parte anche nelle elezioni della Duma di Stato dello scorso fine settimana. La studiosa osserva che “i sociologi studiano il proprio mondo attraverso la ricerca quantitativa, mentre gli antropologi sono più propensi a studiare non solo la propria cultura, ma anche le altre, di solito utilizzando metodi più qualitativi”.
Arkhipova non crede nell’esistenza di un modello di comportamento unicamente russo, né in particolari dei “geni della schiavitù” di cui si è tanto parlato a partire dall’invasione dell’Ucraina nel 2022. Lo Stato può fare cose terribili alle persone, qualsiasi Stato può farlo, purtroppo la storia è piena di questi esempi, e ora lo Stato sta conducendo un esperimento piuttosto crudele sui russi, ma a quanto pare non esiste nulla di così specifico, nessun particolare carattere nazionale servile. Si chiede come questo possa avvenire a persone illuminate e istruite, ma in realtà “può succedere a chiunque, lasciando da parte il patetismo pseudo-romantico e pseudo-intellettuale”.
Ci si stupisce che le persone che leggono Čechov, Dostoevskij, buoni libri, fino a Harry Potter, ora soccombano a tutto questo, ma per l’antropologa “è un'illusione intellettuale nata a metà del XIX secolo, pensando che se il popolo russo avesse portato via Puškin dal mercato, tutto sarebbe andato meglio”. L'alfabetizzazione universale, la capacità di leggere e scrivere, ha cambiato radicalmente tante cose, ma “studiare certe opere letterarie a scuola non significa automaticamente essere in grado di riflettere profondamente sulla propria vita”.
L'adattamento alla violenza è in atto da centinaia di migliaia di anni di evoluzione umana, da quando hanno iniziato a emergere società complesse, gerarchizzate e non egualitarie. Le persone si adattano costantemente a ciò che accade, e un atteggiamento tipicamente russo nei confronti del potere risiede nel fatto che, in una certa fascia della società, i bambini vengono educati fin da piccoli a mantenere le distanze dall'autorità. Non credere a ciò che dicono a scuola, credi a ciò che dicono a casa. Quando arriva il momento di prestare servizio militare, bisogna evitarlo il più possibile; nella componente russa alcuni tendono a usare lo Stato come strumento di ascesa sociale, mentre altri si sforzano di recidere i legami con lo Stato il più possibile, e di mantenerne le distanze.
Ora che la guerra incombe, e i droni ucraini compiono incursioni, uccidono persone e incendiano magazzini, la propaganda continua ad affermare che l'Ucraina è debole, che “lo Stato ucraino non esiste e che lo sconfiggeremo molto rapidamente”. Per far fronte a questa dissonanza cognitiva, iniziano a diffondersi leggende metropolitane che sostengono che i droni ucraini non possono effettivamente bombardare la Russia, e in realtà si tratterebbe di nemici interni. Si accusano persino i rom di lasciare i droni nelle bare e nelle capanne abbandonate. La verità, secondo Arkhipova, è che “vivere in contrasto con lo Stato, vivere contro lo Stato, è incredibilmente difficile, e le persone fanno di tutto per impedirlo. Ecco perché giustificano costantemente le azioni delle autorità, in modo che il loro mondo possa essere sufficientemente confortevole. Purtroppo, questo è un comportamento umano normale”. Come ai tempi di Stalin si era formato l’homo sovieticus che viveva nel terrore, oggi esiste un nuovo modello antropologico, l’homo putinianus che vive nell’indifferenza e nell’isolamento dal mondo intero.




















