Dhaka (AsiaNews) - Gli attacchi contro le minoranze religiose in Bangladesh sono diminuiti rispetto all'ondata di violenze esplosa dopo il cambio di potere dell'agosto 2024, ma la natura delle persecuzioni è cambiata, diventando più mirata e costante. È quanto emerge dai nuovi dati diffusi dal Bangladesh Hindu Buddhist Christian Unity Council nel corso di una conferenza stampa tenuta il 27 luglio a Dhaka.
Secondo il rapporto, tra gennaio e giugno 2026 sono stati registrati 257 episodi di violenza settaria, comprendenti omicidi, attacchi a luoghi di culto, occupazioni illegali di terreni, minacce, aggressioni e molestie legate anche ad accuse di blasfemia. I responsabili del Consiglio sottolineano che, sebbene siano diminuiti gli attacchi su larga scala, le comunità minoritarie continuano a subire forme persistenti di persecuzione che alimentano paura e insicurezza economica.
Nel semestre preso in esame, 44 persone sono state uccise in 40 distinti episodi di violenza. Il rapporto documenta inoltre aggressioni contro donne, rapimenti, estorsioni, atti vandalici contro edifici religiosi, occupazioni di terreni appartenenti a istituzioni religiose e attacchi contro abitazioni e attività commerciali di proprietà di famiglie appartenenti alle minoranze.
Dietro questi numeri, osserva il Consiglio, vi sono migliaia di persone che cercano ancora di ricostruire la propria esistenza. Tra l'agosto 2024 e il giugno 2026, infatti, 2.055 episodi hanno colpito abitazioni e imprese riconducibili alle minoranze religiose. Molte famiglie hanno perso il proprio sostentamento e continuano a vivere in condizioni di grave difficoltà economica, senza certezze sul futuro.
Le conseguenze, aggiunge il rapporto, vanno ben oltre i danni materiali. Le ripetute violenze hanno favorito lo sfollamento interno, aumentato il senso di insicurezza sociale, indebolito la fiducia reciproca tra le comunità religiose e compromesso la fiducia nel sistema giudiziario. I leader delle minoranze temono che, pur essendosi attenuate le violenze di massa, le intimidazioni selettive continuino a rappresentare una minaccia concreta per la sicurezza e la libertà religiosa.
L'analisi comparativa del periodo compreso tra agosto 2024 e giugno 2026 mostra un netto cambiamento nel modello della violenza. Dei 2.963 episodi registrati in 23 mesi, quasi il 74% si è verificato nei cinque mesi successivi al 5 agosto 2024, quando abitazioni, attività economiche e luoghi di culto delle minoranze furono colpiti in maniera estesa. Nel 2025 gli episodi sono scesi al 17,6% del totale, mentre nella prima metà del 2026 rappresentano l'8,7%.
Il Consiglio invita tuttavia a non interpretare questa diminuzione numerica come un reale miglioramento della situazione. Rispetto al 2025, nei primi sei mesi del 2026 sono aumentati gli omicidi, gli attacchi ai luoghi di culto, gli atti vandalici contro i simboli religiosi, i saccheggi, gli incendi dolosi, le aggressioni fisiche e i tentativi di appropriarsi dei terreni appartenenti alle istituzioni religiose. Secondo l'organizzazione, la violenza settaria “si è trasformata da attacchi collettivi su larga scala a una persecuzione più mirata e continuativa”.
Particolarmente preoccupante, secondo il rapporto, rimane il numero degli attacchi contro i luoghi di culto, che continua a essere sproporzionatamente elevato e solleva interrogativi sulla possibilità per le minoranze di praticare liberamente la propria fede.
Nel corso della conferenza stampa è stato affrontato anche il caso di Haridas Chandra Tarani Das, leader religioso indù promotore della costruzione di una statua alta 81 piedi del dio Rama in un tempio di Palashbari, nel distretto di Gaibandha. Arrestato il 12 luglio con l'accusa di riciclaggio di denaro, secondo il Consiglio, Das sarebbe vittima di una più ampia campagna di opposizione al progetto del tempio, alimentata da gruppi estremisti che da tempo cercano di esasperare le tensioni religiose. L'organizzazione ha definito il suo arresto “deplorevole” e ne ha chiesto l'immediata liberazione, sostenendo che il provvedimento abbia accresciuto l'ansia all'interno della comunità indù.
Per i rappresentanti della coalizione interreligiosa, la questione non riguarda soltanto le statistiche, ma “la dignità, la sicurezza e la piena cittadinanza” di comunità che contribuiscono da generazioni alla società del Bangladesh.
Intervenendo alla conferenza stampa, il leader cattolico Nirmol Rozario, vicepresidente del Unity Council, ha espresso fiducia nell'operato del governo. “Vogliamo la pace. Non ci piace protestare continuamente. Ma se gli attacchi contro le minoranze continueranno in questo modo, saremo costretti ad annunciare iniziative di protesta più ampie. Vogliamo che il governo conduca indagini approfondite sugli episodi di persecuzione contro le minoranze. Abbiamo questa fiducia nel governo”, ha dichiarato.
Il Consiglio ha infine invitato le autorità ad adottare una politica di “tolleranza zero” nei confronti della violenza settaria, rafforzando l'azione legale contro i discorsi d'odio e l'incitamento religioso e garantendo una maggiore protezione alle comunità minoritarie. Secondo i leader religiosi, la sfida per il Bangladesh non consiste soltanto nel prevenire nuovi attacchi, ma anche nel ricostruire fiducia, giustizia e il principio dell'uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini.



















