Chiesa in campo per l’autonomia delle scuole cattoliche in Bangladesh

Giudicato “estremamente positivo” l’incontro del 28 settembre fra nunzio e arcivescovo di Dhaka col ministro dell’Istruzione. Almeno mille gli istituti cattolici a livello nazionale, spesso in aree remote. Chieste garanzie per l’amministrazione e attenzione sui nuovi requisiti di registrazione.

di Sumon Corraya

Dhaka (AsiaNews) - Un incontro “estremamente produttivo e positivo” per tutti i soggetti coinvolti, ma soprattutto “per i bambini” del Paese. Così mons. Kevin Randall, nunzio apostolico in Bangladesh, ha commentato ad AsiaNews l’incontro del 28 settembre scorso fra i vertici cattolici locali e il ministro dell’Istruzione primaria e di massa Abu Naser Muhammad Ehsanul Hoque Milan. Nella delegazione vi erano anche l’arcivescovo di Dhaka mons. Bejoy N. D'Cruze, presidente della Conferenza episcopale (Cbcb) e del Consiglio per l’Educazione cattolica (Bceb) e Charles Gordon, designato vice-preside della Notre Dame University Bangladesh. Durante l'incontro, le parti hanno discusso della cooperazione in ambito educativo e del contributo degli istituti cattolici al settore dell'istruzione del Paese e mons. D'Cruze ha consegnato al ministro un memorandum contenente “preoccupazioni” riguardanti gli istituti scolastici gestiti dalla Chiesa.

In una lettera l’arcivescovo di Dhaka ha ringraziato il governo per la collaborazione offerta alle scuole e agli istituti gestiti dalla Chiesa negli ultimi 55 anni, sottolineando i notevoli progressi compiuti nel settore dell'istruzione dall'indipendenza a oggi. Allo stesso tempo, ha fatto notare che alcune questioni, già affrontate in precedenti incontri con le autorità scolastiche, rimangono irrisolte. Da qui la richiesta della delegazione cattolica di “mantenere le consolidate modalità amministrative” previste per gli istituti scolastici di propria gestione e di garantire che centinaia di essi che accolgono bambini provenienti da contesti svantaggiati, non siano costretti a chiudere.

Una delle principali preoccupazioni della Chiesa riguarda la nomina e il trasferimento di presidi, vicepresidi e coordinatori didattici presso gli istituti cattolici. La Bceb ha chiesto che le autorità ecclesiastiche possano continuare a designare candidati qualificati - inclusi sacerdoti, religiose e religiosi - per ricoprire ruoli di direzione nelle scuole sotto la loro amministrazione. Il tutto nel rispetto di una prassi già riconosciuta da precedenti decisioni governative.

Il documento ha inoltre sollevato preoccupazioni riguardo agli istituti gestiti dalla Chiesa che ricevono finanziamenti statali o sono inclusi nel sistema Mpo (Monthly Pay Order), che regola i docenti impiegati presso scuole e istituti privati ​​che ricevono compensi governativi. Secondo i vescovi, diversi ruoli direttivi sono attualmente ricoperti da personale religioso qualificato non inquadrato nel sistema Mpo; tuttavia, il governo considererebbe alcuni di tali posti come vacanti, avviando di conseguenza le procedure per nuove assunzioni. La Chiesa ha esortato le autorità a risolvere la questione tenendo conto della situazione reale sul campo.

Un’altra questione riguarda la proprietà degli immobili. I vertici della Chiesa hanno chiesto al governo di continuare a riconoscere gli atti di proprietà e i documenti di assegnazione rilasciati dagli enti ecclesiastici come prove valide di titolarità per gli istituti scolastici, in conformità con una prassi amministrativa consolidata. È stata posta particolare attenzione a una recente direttiva che impone alle scuole primarie non registrate di completare la procedura di registrazione entro la giornata di oggi. La Chiesa ha fatto notare che circa 500 scuole primarie e centri educativi gestiti da organizzazioni cattoliche operano in villaggi remoti, zone collinari, comunità indigene e baraccopoli urbane, spesso disponendo di infrastrutture limitate e risorse scarse.

I vescovi hanno inoltre chiesto che gli organi direttivi degli istituti gestiti dalla Chiesa mantengano l’autorità sulla selezione del personale docente e non docente non soggetto al sistema Mpo; inoltre, che le procedure esistenti, che consentono il trasferimento di personale religioso tra istituti cattolici, proseguano senza interruzioni. Dati della Conferenza episcopale indicano che la Chiesa cattolica gestisce circa un migliaio di istituti scolastici in tutto il Bangladesh, tra cui scuole pre-primarie e primarie, scuole secondarie di primo e secondo grado, college universitari, istituti di formazione per insegnanti e università. Tali istituti accolgono studenti di ogni credo religioso e hanno contribuito all'istruzione, alla formazione del carattere, allo sport, alle attività culturali e alla formazione degli insegnanti in tutto il Paese.

Parlando con AsiaNews al termine dell'incontro, il nunzio apostolico ha espresso soddisfazione: “Il ministro e il suo staff, il Direttore Generale e gli altri funzionari - afferma - si sono dimostrati oltremodo disponibili nel risolvere ogni questione. Non è stato trascurato alcun aspetto: ogni problema è stato risolto a vantaggio degli studenti coinvolti, in particolare di quelli svantaggiati residenti nei piccoli villaggi”. Mons. Randall ha poi aggiunto che il governo ha mostrato forte impegno nel garantire opportunità educative per tutti, adoperandosi “attivamente per assicurare il diritto fondamentale a un'istruzione di qualità ed è riconoscente verso le scuole private che collaborano con esso per il bene comune”. Nel corso dell'incontro, la delegazione vaticana ha sottolineato il contributo storico degli istituti scolastici cattolici all'istruzione femminile e inclusiva in Bangladesh, esprimendo interesse a rafforzare la cooperazione educativa tra la Santa Sede e la nazione asiatica. Da parte sua il ministro ANM Ehsanul Hoque Milon ha elogiato le relazioni di lunga data tra il Bangladesh e il Vaticano, auspicando un ulteriore sviluppo della cooperazione tra le due parti. Infine, egli ha inoltre ribadito l'impegno del governo a migliorare la qualità dell'istruzione e a modernizzare il sistema educativo nazionale.

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