Chiesa e cambiamento climatico: l'esperienza di Mumbai

Il vescovo ausiliare emerito mons. Allwyn D'Silva ha portato in questi giorni l'esperienza dell'arcidiocesi indiana all'incontro per i cinque anni della Piattaforma Laudato Sì. Dal gesto del "digiuno del carbonio" quaresimale a un cammino quotidiano nelle parrocchie.

di Nirmala Carvalho

Città del Vaticano (AsiaNews) - Nei prossimi giorni i rappresentanti dei governi del mondo saranno riuniti ad Antalya in Turchia per la Cop31, l'annuale Conferenza dell'Onu sul clima. Come purtroppo accade da anni sarà l'occasione per constatare quanto i problemi creati dal cambiamento climatico aumentino a una velocità molto maggiore delle risposte della politica. Uno squilibrio che colpisce in maniera particolarmente dura i poveri e chiama in causa anche le comunità religiose a cui è chiesto oggi di essere segno nella "conversione" necessaria anche nei comportamenti che impattano sull'ambiente.

Un'esperienza interessante in questo senso vissuta da una Chiesa locale in Asia è quella che mons. Allwyn D’Silva, vescovo ausiliare emerito di Mumbai, ha portato nei giorni scorsi in Vaticano in occasione della conferenza stampa per il quinto anniversario della Piattaforma d’azione Laudato Si’, un'iniziativa che mette insieme le realtà cattoliche di tutto il mondo a partire dall'invito rivolto da papa Francesco nell'enciclica dedicata alla salvaguardia della nostra casa comune-

"La cura del creato fa parte della nostra responsabilità pastorale", ha affermato, spiegando come a Mumbai la sensibilità ecologica sia passata da pratiche quaresimali individuali a iniziative concrete a livello parrocchiale e diocesano.

Il vescovo D’Silva ha ricordato che l’arcidiocesi aveva introdotto durante la Quaresima un "digiuno del carbonio" (carbon fast), invitando i cattolici a esaminare le proprie abitudini quotidiane, come il consumo di energia elettrica, l'uso dell'acqua e lo smaltimento della plastica.

L'iniziativa mirava a collegare la tradizionale pratica quaresimale del digiuno alla responsabilità nei confronti dell'ambiente. "Possono sembrare piccole cose. Ma ci ricordano che la fede può cambiare anche quelle abitudini di cui a malapena ci accorgiamo", ha osservato.

Il vescovo ha sottolineato la particolare urgenza dell'azione ecologica a Mumbai, città costiera sempre più esposta alle sfide ambientali. "Le piogge intense provocano allagamenti nelle strade e sconvolgono la vita quotidiana. La perdita delle mangrovie rende le comunità costiere più vulnerabili alle tempeste. E l'aumento delle temperature rende la vita sempre più difficile per chi lavora all'aperto o vive in abitazioni scarsamente protette", ha dichiarato.

Richiamando i suoi anni di ministero pastorale nei quartieri più vulnerabili, ha ricordato che molte famiglie non possono semplicemente restare in casa quando le temperature diventano pericolose, né trasferirsi altrove quando le loro abitazioni sono minacciate. Il degrado ambientale, ha sottolineato, incide sugli spostamenti quotidiani delle persone per raggiungere il lavoro, sulla sicurezza delle loro abitazioni e sulla salute dei loro figli.

Il vescovo D’Silva ha citato l'esperienza di due parrocchie nell'area di Mumbai, nelle quali la responsabilità ecologica si è tradotta in azioni concrete. Nella chiesa di San Giovanni Battista a Thane, dove ha prestato servizio come parroco, la comunità ha introdotto sistemi di raccolta dell'acqua piovana, energia solare e modifiche nelle modalità di utilizzo delle risorse parrocchiali.

Nella parrocchia della Sacra Famiglia a Chakala, i fedeli hanno avviato la raccolta dell'acqua piovana, sostituito la plastica monouso, promosso la produzione di energia solare e incoraggiato la biodiversità.

Anche la Commissione arcidiocesana per l'ecologia ha riunito le persone per momenti di formazione, collaborazione e condivisione delle esperienze. Lo scorso anno, oltre 100 persone si sono incontrate a Mumbai per discutere un piano ecologico comune per le 125 parrocchie dell'arcidiocesi. Tra le proposte avanzate vi era quella di invitare le parrocchie che hanno già consolidato buone pratiche ambientali a condividere le proprie esperienze con le comunità vicine.

Il vescovo ha sottolineato l'importanza della continuità in questo tipo di iniziative: "I parroci cambiano. I volontari proseguono il loro cammino altrove. Emergono nuove responsabilità. Se il lavoro ecologico dipende interamente da una sola persona impegnata, rischia di scomparire quando quella persona se ne va", ha avvertito.

Per il vescovo D’Silva, la Piattaforma d'azione Laudato Si’ offre un quadro di riferimento affinché gli impegni ecologici si trasformino in pratiche istituzionali sostenibili. Il percorso ecologico di Mumbai, ha osservato, era iniziato prima della nascita della Piattaforma, ma quest'ultima offre alle comunità uno strumento concreto per riflettere sulle proprie responsabilità, elaborare programmi, verificarne i progressi e mantenere nel tempo gli impegni assunti. Rivolgendosi ai confratelli vescovi, li ha esortati a riservare alle questioni ambientali un posto permanente nella programmazione pastorale diocesana, a sostenere le iniziative parrocchiali, a valorizzare le competenze dei laici e a incoraggiare le comunità a imparare le une dalle altre. Concludendo il suo intervento, il vescovo D’Silva è tornato alla pratica quaresimale che aveva ispirato il "digiuno di carbonio" di Mumbai, sottolineando la differenza tra un sacrificio personale temporaneo e la responsabilità a lungo termine delle istituzioni ecclesiali. "Un digiuno di carbonio dura quaranta giorni. Ma le decisioni prese dalle nostre istituzioni possono plasmare la vita delle persone per decenni", ha affermato.


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