Phnom Penh (AsiaNews) – In Cambogia 1,3 milioni di bambini, più di uno su cinque, rischiano di subire le conseguenze di El Niño, il fenomeno climatico di surriscaldamento delle acque che quest’anno potrebbe raggiungere un’intensità senza precedenti. La scarsità di acqua e cibo, la diffusione di malattie infettive, lo stress da calore e le interruzioni delle attività scolastiche sono i pericoli principali indicati dall’UNICEF, che stima in 190 milioni il numero di minori a rischio nell’intera regione dell’Asia-Pacifico. Una cifra che rappresenta oltre la metà dei 347 milioni di bambini potenzialmente esposti al fenomeno nel mondo.
L’allarme riguarda soprattutto la Cambogia e le Filippine, considerate i Paesi del sud-est asiatico più vulnerabili. Per Manila, tuttavia, l’UNICEF non dispone ancora di informazioni e dati sufficienti per quantificare il numero di bambini a rischio. In Cambogia, invece, l’agenzia delle Nazioni unite ha già individuato una fascia particolarmente ampia di minori che potrebbero risentire degli effetti del fenomeno, destinato a influenzare il clima della regione per circa sei mesi.
Le previsioni delle principali organizzazioni scientifiche internazionali indicano uno scenario particolarmente preoccupante. Nell’ultimo aggiornamento di ottobre, l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), con sede a Ginevra, ha descritto l’attuale El Niño come “senza precedenti” e “fuori scala rispetto agli strumenti di monitoraggio”. Anche l’agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani (NOAA), nella sua valutazione di ottobre, ha segnalato una probabilità dell’83% che si verifichi un evento più intenso di tutti quelli registrati dal 1950, anno in cui sono iniziate le misurazioni.
“Per milioni di bambini in Asia e nel Pacifico, El Niño rischia di diventare un’altra crisi che si aggiunge alle molte pressioni già presenti nelle loro vite”, ha dichiarato Sanjay Wijesekera, direttore regionale dell’UNICEF per l’Asia e il Pacifico. La perdita dei raccolti, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la riduzione delle opportunità di lavoro si ripercuotono direttamente sui minori, compromettendone l’alimentazione, la frequenza scolastica e l’accesso alle cure.
In Cambogia, le conseguenze di El Niño si sommeranno a problemi già presenti. “Insieme a sfide come la disoccupazione, la scarsità di cibo e l’imprevedibilità del clima, questi fenomeni hanno lasciato migliaia di famiglie nelle aree rurali in difficoltà nel soddisfare i bisogni più elementari, con un aumento dell’insicurezza alimentare”, ha spiegato a AsiaNews Srey Vannak, specialista senior in cambiamento climatico e gestione dei disastri di World Vision International in Cambogia.
Il Paese sta ancora affrontando le conseguenze delle recenti alluvioni, che in diverse aree hanno costretto circa 170mila persone ad abbandonare le proprie case, soprattutto nel nord-ovest del Paese. Il 31 ottobre, durante la distribuzione di aiuti alimentari e sementi di riso alle famiglie colpite nella provincia di Battambang, il primo ministro Hun Manet ha invitato la popolazione a risparmiare e conservare l’acqua in vista della prossima stagione di scarsità.
“Da questo momento dobbiamo prestare attenzione al rischio di carenze idriche”, ha dichiarato il premier. Con l’arrivo di El Niño, la Cambogia deve monitorare attentamente i consumi e migliorare la gestione delle riserve, per evitare che le scorte si esauriscano prima della fine della stagione secca, lasciando gli agricoltori senza acqua.
Le pressioni sulle famiglie potrebbero avere anche conseguenze anche sul lavoro minorile. Secondo gli operatori umanitari, infatti, con il peggioramento delle condizioni nei campi e la perdita dei raccolti alcuni genitori potrebbero ritirare i figli da scuola per impegnarli nelle attività agricole. A rendere il quadro ancora più difficile è la vulnerabilità delle infrastrutture: circa un terzo delle scuole cambogiane e centinaia di centri sanitari comunitari non sono attrezzati per funzionare durante le ondate di calore e rischiano di rimanere senza acqua.
A queste difficoltà si aggiunge la situazione delle persone sfollate a causa degli scontri al confine con la Thailandia. Quasi 21mila cambogiani, tra cui oltre 6mila bambini, non hanno ancora potuto fare ritorno alle proprie abitazioni. Molti si trovano lontano da casa da più di un anno e vivono in sei cosiddetti “villaggi di attesa”, distribuiti su un’area di circa 400 ettari. In diversi casi le famiglie abitano ancora in tende o rifugi di fortuna, senza accesso adeguato ad acqua potabile e servizi igienici e in strutture esposte alle condizioni atmosferiche. Una precarietà che le rende particolarmente vulnerabili anche agli effetti di El Niño.
Anche le Filippine stanno cercando di mobilitare le proprie risorse per preparare i circa 120 milioni di abitanti agli effetti del fenomeno. La conformazione del Paese, un vasto arcipelago, rende però particolarmente complessa la gestione delle emergenze e la distribuzione degli aiuti. “Questo El Niño è un colosso, una palla demolitrice: attraverserà l’America Latina, l’Africa orientale e meridionale, l’Asia e il Pacifico”, ha commentato Rafael Busano, giornalista di ABS-CBN News Channel.
Le conseguenze del fenomeno, avvertono gli esperti, potrebbero proseguire per mesi anche dopo la sua attenuazione, prevista tra poco più di sei mesi. E la regione potrebbe non avere molto tempo per riprendersi: verso la fine del prossimo anno è atteso infatti l’arrivo di La Niña, la fase climatica associata a condizioni opposte, che può favorire piogge intense e alluvioni. Per le comunità già colpite da siccità, inondazioni e sfollamenti, il rischio è di dover affrontare una nuova emergenza prima ancora di essersi riprese dalla precedente.





















