Proteste sulla cittadinanza: campus indiani bloccano film su attivista

A sei anni dall'arresto di Umar Khalid, ad Hyderabad e Bangalore sono state cancellate le proiezioni del documentario. Il Board che approva i film in India non ha mai certificato la pellicola, sostenendo quindi che le proiezioni pubbliche siano illegali. Khalid è ancora in carcere senza processo per il caso delle violenze di Delhi del 2020.

di Maria Casadei

New Delhi (AsiaNews) - A sei anni dall’arresto di Umar Khalid, diversi campus universitari hanno organizzato la proiezione di “Prisoner No. 626710 is Present”, documentario del 2024 dedicato all’attivista e alla sua incarcerazione. In due importanti università del Paese, l’International Institute of Information Technology (IIIT) di Hyderabad e la National Law School of India University (NLSIU) di Bangalore, le iniziative sono state cancellate o rinviate, suscitando critiche e proteste da parte di studenti e registi.

Diretto da Lalit Vachani, il documentario ripercorre la storia del ricercatore e attivista attraverso le voci di persone a lui vicine, ricostruendo i fatti che hanno portato al suo arresto nel settembre 2020. Khalid, che ha conseguito un dottorato alla Jawaharlal Nehru University (JNU) di Delhi, è accusato di aver avuto un ruolo nella presunta “più ampia cospirazione” all’origine delle violenze settarie scoppiate nel nord-est della capitale nel febbraio 2020, durante le proteste e gli scontri legati al controverso Citizenship Amendment Act (CAA), la legge sulla cittadinanza approvata nel 2019. Il CAA ha introdotto un percorso agevolato verso la cittadinanza indiana per indù, sikh, buddhisti, giainisti, parsi e cristiani provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, escludendo i musulmani da questo specifico meccanismo di protezione internazionale. I disordini provocarono 53 morti e centinaia di feriti, con una maggioranza di vittime musulmane.

Khalid è accusato ai sensi dell’Unlawful Activities (Prevention) Act (UAPA), la principale legge antiterrorismo indiana, e di altre disposizioni del codice penale. Khalid è in carcere dal settembre 2020 senza che il processo per il caso della presunta cospirazione sia ancora iniziato. A gennaio 2026 la Corte Suprema ha negato la cauzione a Khalid e a Sharjeel Imam, mentre ha concesso la libertà su cauzione ad altri coimputati, tra cui Gulfisha Fatima. Il 21 settembre l’Alta Corte di Delhi ha rinviato al 30 settembre l’esame delle richieste di cauzione presentate da Khalid e Imam.

Il Central Board of Film Certification (CBFC), l’organo indiano incaricato di approvare i film destinati alle proiezioni pubbliche, si è opposto alla proiezione del documentario all’IIIT di Hyderabad. In un messaggio pubblicato su X il 17 settembre, il Board ha sostenuto che la proiezione pubblica di un film non certificato violerebbe il Cinematograph Act, a meno che non sia stata ottenuta una specifica esenzione. L’IIIT-Hyderabad ha quindi cancellato l’iniziativa, precisando però che non era stata organizzata né autorizzata dall’istituto e che nessun evento, pubblico o privato, relativo al film sarebbe stato consentito nei suoi spazi.

Il problema, però, è che il CBFC, non ha certificato il documentario, per cui studenti e registi hanno criticato la decisione, mettendone in discussione l’applicabilità alle proiezioni organizzate all’interno delle università. Anche per alcuni avvocati della Corte suprema la questione è se la proiezione del documentario nelle strutture universitarie possa essere considerata pubblica e non privata.

Anche alla National Law School of India University di Bangalore la proiezione, organizzata dalla Law and Society Committee degli studenti in occasione del Political Prisoners’ Day, è stata prima rinviata e poi cancellata. L’iniziativa era stata contestata dall’Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad (ABVP), organizzazione studentesca vicina all’Rss, un gruppo paramilitare di estrema destra, che aveva accusato gli organizzatori di voler utilizzare il campus per propaganda politica. La commissione studentesca aveva inizialmente motivato il rinvio con ragioni logistiche e di sicurezza, assicurando che l’iniziativa sarebbe stata eventualmente riproposta più avanti nel trimestre.

Il dibattito sulla censura e sulla libertà di espressione non è nuovo in India, anche in ambito cinematografico. Solo qualche giorno prima della cancellazione degli eventi, il 16 settembre, il ministero dell’Informazione e della Radiodiffusione aveva pubblicato nuove linee guida per il CBFC, nelle quali gli “atteggiamenti antinazionali” venivano classificati come inaccettabili.

Nonostante il blocco delle proiezioni nei campus, il film continua a essere disponibile online e a circolare in incontri privati. Secondo alcuni registi, lo stop alle iniziative, anche se non impedisce la visione del documentario, limita il dibattito pubblico sulla vicenda di Khalid e sulla sua lunga detenzione senza processo. Anche a Mumbai una proiezione prevista a Versova è stata cancellata dopo l’intervento della polizia. Il film è stato però mostrato successivamente durante un incontro privato in un centro culturale di Kurla, al quale hanno partecipato più di 20 persone. La serata si è conclusa con la lettura di alcune poesie da parte di Gulfisha Fatima.

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