India sblocca la diga sul Tons, ma restano dubbi sull’impatto ambientale

Sei Stati indiani hanno firmato l’accordo per il Kishau Multipurpose Project, una diga, attesa dal 2017, che dovrebbe irrigare 97mila ettari e produrre energia idroelettrica. Ma esperti e ambientalisti chiedono nuovi studi sui rischi in un'area ad alto rischio sismico.

New Delhi (AsiaNews) - Dopo otto anni di stallo, sei Stati indiani hanno firmato il 15 settembre un accordo per sbloccare il Kishau Multipurpose Project, una grande diga sul fiume Tons, affluente dello Yamuna, lungo il confine tra Himachal Pradesh e Uttarakhand. Il progetto, del valore stimato di oltre 15 miliardi di rupie (più di 1,36 miliardi di euro), dovrebbe fornire acqua a diversi settori e generare energia idroelettrica. Ma ambientalisti e ricercatori chiedono che prima dell’avvio dei lavori vengano resi pubblici e aggiornati gli studi sugli impatti del progetto, anche alla luce della fragilità sismica dell’Himalaya.

I capi dei governi di Himachal Pradesh, Uttarakhand, Uttar Pradesh, Haryana, Rajasthan e Delhi hanno firmato il memorandum d’intesa alla presenza del ministro dell’Interno, Amit Shah, e del ministro delle Risorse idriche, C.R. Patil. Secondo il governo centrale, circa il 90% dell’onere finanziario per la componente idrica sarà sostenuto da New Delhi, mentre il restante 10% sarà ripartito tra gli Stati secondo gli accordi sulla gestione delle acque dello Yamuna, che oggi è uno dei fiumi più inquinati dell’India. Il progetto dovrà ora essere sottoposto all’approvazione del governo centrale.

Secondo i dati più recenti diffusi dalle autorità, il Kishau Multipurpose Project dovrebbe consentire di irrigare circa 97mila ettari di terreno e produrre 1.476 milioni di unità di energia idroelettrica. La capacità di generazione indicata nei documenti più recenti è di 422 megawatt.

La diga rientra in un più ampio piano per aumentare la capacità di stoccaggio delle acque dell’alto bacino dello Yamuna in base a un accordo del 1994 sulla ripartizione delle acque del fiume tra gli Stati che circondano il bacino. Il progetto della diga di Kishau dovrebbe permettere di accumulare acqua durante i periodi di maggiore disponibilità per poi distribuirla agli Stati beneficiari. 

La necessità di raggiungere un accordo tra gli Stati ha però rallentato il progetto per anni. Il principale ostacolo era rappresentato dal costo che sarebbe ricaduto sull’Himachal Pradesh, lo Stato nel quale verrebbe realizzata una parte significativa dell’opera e che dovrebbe sostenere anche i costi sociali e ambientali legati alla costruzione della diga. Il governo locale aveva contestato in particolare l’obbligo di investire in un progetto i cui principali benefici in termini di approvvigionamento idrico sarebbero destinati agli Stati a valle.

La svolta è arrivata nel giugno scorso, quando il governo centrale ha annunciato che avrebbe coperto il 90% dei costi della componente idrica. L’accordo prevede inoltre che Delhi e Rajasthan si facciano carico, rispettivamente per il 75% e il 25%, della quota di spesa dell’Himachal Pradesh legata al progetto, in cambio della sua quota d’acqua. Per la componente energetica, invece, gli Stati beneficiari dovrebbero sostenere circa 20 miliardi di rupie (181 milioni di euro) che altrimenti ricadrebbero sull’Himachal Pradesh.

Tuttavia, una valutazione di fattibilità del 2020 prevedeva la sommersione di circa 2.950 ettari di terreno che coinvolgerebbe circa 5.500 persone in 17 villaggi tra Himachal Pradesh e Uttarakhand. Una ricerca sul campo aveva inoltre evidenziato possibili conseguenze sull’agricoltura, sull’allevamento, sulle foreste, sulla pesca e sulle attività economiche della valle del Tons perché a essere sommersi sarebbero terreni fertili nei quali si possono ottenere tre o quattro raccolti all’anno.

A preoccupare gli ambientalisti è anche la collocazione dell’opera in una delle aree geologicamente più delicate dell’India. Himanshu Thakkar, esperto di risorse idriche del South Asia Network on Dams, Rivers and People, ha definito il progetto rischioso proprio per l’elevata sismicità della regione himalayana. Secondo Thakkar, la costruzione di una diga di queste dimensioni in un’area instabile potrebbe amplificare i rischi legati ai terremoti, ma anche l’aumento degli eventi meteorologici estremi legato ai cambiamenti climatici introduce ulteriori incognite.

Restano inoltre alcune discrepanze nei dati tecnici del progetto. Un documento del comitato di valutazione ambientale del ministero dell’Ambiente, datato gennaio 2026, indica una capacità di generazione di 422 megawatt (MW), con quattro turbine da 105,5 MW. Documenti precedenti, tra cui quelli disponibili sul sito della Himachal Pradesh Power Corporation nel 2018 e un’agenda del comitato del 2022, indicavano invece una capacità di 660 MW, con quattro unità da 165 MW. La differenza non è spiegata nei documenti più recenti. Anche le classificazioni dei terreni interessati dalla sommersione differiscono tra le fonti più vecchie e quelle del 2026.

La firma dell’accordo non si tradurrà subito nell’inizio dei lavori. Prima della realizzazione dell’opera devono essere completati diversi passaggi, tra cui l’approvazione del governo centrale, il trasferimento dei terreni forestali, le autorizzazioni ambientali e un piano dettagliato per il reinsediamento delle popolazioni coinvolte. Al momento non è stato indicato un calendario per il completamento di queste procedure.


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