Milano (AsiaNews/Agenzie) - Si sono concluse con una vittoria per i manifestanti le proteste degli studenti tribali che hanno coinvolto numerose città dello stato del Maharashtra, tra cui Pune, Nagpur e Nashik. Lo scorso sabato il governo statale ha formalmente accettato le richieste degli studenti, che per 17 giorni hanno portato avanti uno sciopero della fame, iniziato nel quartiere di Manjari, a Pune. Le proteste hanno attirato l’attenzione dell’Alta Corte di Bombay e del leader dell’opposizione Rahul Gandhi, che ha scritto una lettera aperta al capo del governo del Maharashtra, Devendra Fadnavis, chiedendogli di intervenire. Il governo locale ha in seguito firmato un accordo con i manifestanti, mettendo così fine alla mobilitazione. Fadnavis ha incontrato sette rappresentanti dei gruppi tribali provenienti da Nagpur, Pune e Nandurbar, ai quali ha promesso di accogliere tutte le richieste, elaborando e presentando un piano d’azione entro tre mesi.
Le proteste erano cominciate il 13 agosto, in seguito alla morte di tre ragazze tribali a causa del morso di un serpente in una scuola nel distretto di Gadchiroli, in Maharashtra. L’incidente ha scosso le comunità tribali, che si sono mobilitate chiedendo maggiori tutele e sicurezza per le loro popolazioni. Numerose le richieste avanzate, tra cui il miglioramento delle condizioni negli ostelli e nelle scuole residenziali (ashram shaalas), spesso poco sicuri e privi di cibo adeguato, servizi igienici e assistenza medica, oltre a risarcimenti per i familiari degli studenti deceduti in queste strutture. Tra le richieste figurano anche l’introduzione di sistemi di sostegno e incentivi a favore degli studenti per far fronte all’inflazione.
Gli studenti si sono inoltre opposti alle modifiche della Government Resolution (GR), relativa alle nuove norme per le strutture e i servizi degli ostelli destinati alle comunità tribali. La GR, emessa il 5 agosto, proponeva di fissare a 26 anni il limite massimo di età per l’iscrizione, fino ad allora inesistente e considerato discriminatorio dai manifestanti. In seguito alle proteste, il governo ha inizialmente innalzato il limite a 30 anni, per poi abrogarlo definitivamente il 25 agosto. Più volte le autorità hanno cercato di modificare o introdurre nuove norme, salvo poi essere costrette a ritirarle di fronte all’immediata opposizione pubblica.
La tragedia delle ragazze di Gadchiroli e le controversie legate alla GR hanno alimentato un malcontento già diffuso tra la popolazione tribale, legato anche allo scandalo sul reclutamento nei posti governativi riservati a queste comunità. Secondo le accuse, oltre 12.500 persone avrebbero ottenuto un impiego utilizzando certificati falsi. In India, una percentuale dei posti governativi è infatti riservata ai membri delle tribù riconosciute dalla Costituzione e appartenenti alle Scheduled Tribes (ST). Secondo le regole statali, le persone che superano il concorso e appartengono a questo gruppo devono presentare, entro sei mesi, un certificato che ne attesti l’appartenenza. Molti studenti accusano il governo di non aver monitorato adeguatamente la situazione e di non aver effettuato i controlli necessari per verificare i requisiti dei candidati. In merito alla vicenda, Fadnavis ha assicurato agli studenti che il governo raccoglierà i dati necessari e intraprenderà azioni immediate contro i responsabili, che saranno licenziati qualora risultassero privi di certificati validi. Nel frattempo, il governo si è impegnato a predisporre tutte le misure necessarie per avviare una nuova campagna di reclutamento, con l’obiettivo di coprire 12.500 posti governativi entro i prossimi sei mesi.
Lo scandalo non è un fenomeno nuovo, ma un problema strutturale presente in India dagli anni Novanta. Nel 2018, secondo i dati statali, oltre 11.700 dipendenti pubblici risultavano aver ottenuto il posto attraverso certificati tribali non validi. Nel 2017, la Corte Suprema ha stabilito che, in queste circostanze, il reclutamento è da considerarsi non valido e ha ordinato il licenziamento dei responsabili. Nonostante la sentenza, il fenomeno è continuato e, in assenza di controlli adeguati da parte degli Stati, parte del personale rimane in servizio senza possedere i requisiti previsti dalla legge.

















