Orissa, negata scarcerazione anticipata all’omicida di Staines

Il Sentence Review Board dello Stato ha respinto la richiesta di remissione della pena di Dara Singh dopo oltre 26 anni di carcere. La decisione arriva dopo i richiami della Corte Suprema e tiene conto dei possibili rischi per l’ordine pubblico legati alla liberazione dell’uomo condannato per l’uccisione del missionario australiano e dei suoi due figli nel 1999.

di Purushottam Nayak

Bhubaneswar (AsiaNews) - Il governo dell’Orissa ha respinto la richiesta di scarcerazione anticipata presentata da Ravindra Kumar Pal, alias Dara Singh, condannato all’ergastolo per l’uccisione del missionario australiano Graham Stuart Staines e dei suoi due figli, Philip e Timothy, avvenuta nel gennaio 1999. La decisione è stata presa dal Sentence Review Board dello Stato e arriva dopo i ripetuti richiami della Corte Suprema indiana, che aveva chiesto alle autorità di pronunciarsi sulla domanda di remissione della pena.

Singh, che ha trascorso in carcere più di 26 anni, aveva presentato la richiesta facendo riferimento alle linee guida sulla scarcerazione anticipata adottate dallo Stato nel 2022. Il procedimento era rimasto a lungo senza una decisione definitiva, fino all’intervento della Corte Suprema. Il 19 agosto i giudici avevano ordinato al Sentence Review Board di pronunciarsi e, l’8 settembre, avevano nuovamente espresso forte disappunto per il ritardo, minacciando di convocare i funzionari statali se la questione non fosse stata risolta.

Il provvedimento del Board, adottato in una riunione speciale il 31 agosto, è stato motivato anche dai possibili effetti sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. Secondo i verbali esaminati dalla stampa indiana, le autorità di Kendujhar avevano riferito che il 15 agosto circa 200-250 persone legate alla cosiddetta Dara Sena (organizzazione informale nata intorno alla figura di Singh, il cui nome significa l’“esercito di Dara”) si erano radunate davanti al carcere dove l’uomo è detenuto pronunciando slogan provocatori. Il Board ha ritenuto che una sua scarcerazione potesse avere “ripercussioni sulla società” e provocare tensioni settarie.

La decisione dovrà ora essere comunicata alla Corte Suprema, che dovrebbe tornare a esaminare il caso domani 17 settembre. Il rigetto della richiesta non chiude quindi il procedimento giudiziario sulla remissione della pena.

La vicenda risale alla notte tra il 22 e il 23 gennaio 1999, quando Graham Staines e i suoi due figli dormivano in un veicolo parcheggiato a Manoharpur, nel distretto di Keonjhar, oggi Kendujhar. Un gruppo di uomini appiccò il fuoco al mezzo, impedendo alle vittime di uscire: tutti e tre morirono carbonizzati. Staines, missionario australiano, lavorava da anni tra le comunità tribali, anche nell’assistenza alle persone colpite dalla lebbra. La Corte Suprema ha ricostruito nel dettaglio l’attività del missionario e le circostanze dell’attacco nella sentenza del 2011.

I figli Philip e Timothy avevano rispettivamente 10 e 6 anni quando furono uccisi. Un tribunale condannò Dara Singh alla pena di morte nel 2003. Nel 2005 l’Alta Corte dell’Orissa confermò la sua colpevolezza ma commutò la pena capitale in ergastolo. Nel gennaio 2011 la Corte Suprema confermò la condanna all’ergastolo.

Nella sentenza del 2011, la Corte attribuì l’attacco anche alla volontà di “dare una lezione” a Staines per le sue attività religiose, legate alla predicazione del cristianesimo tra le popolazioni tribali. Il verdetto affrontò anche il rapporto tra libertà religiosa, conversioni e laicità dello Stato, ribadendo che la tutela costituzionale della libertà religiosa non può dipendere dall’appartenenza confessionale.

La tragedia ebbe inoltre una conseguenza inattesa nella risposta della vedova di Staines, Gladys, che decise di rimanere in India dopo l’uccisione del marito e dei figli e divenne negli anni una figura associata al perdono e alla riconciliazione. La sua scelta contribuì a rendere la vicenda non soltanto una storia giudiziaria, ma anche un riferimento nel dibattito sulla risposta cristiana alla violenza.

Il caso di Dara Singh non si ferma però all’uccisione della famiglia Staines. Singh ha ricevuto anche due ulteriori condanne all’ergastolo per altrettanti omicidi commessi nel distretto di Mayurbhanj: quello del sacerdote cattolico Arul Doss, ucciso nella chiesa di Jambani, e quello del commerciante SK Rahman. Anche questi precedenti sono stati presi in considerazione dalle autorità dell’Orissa nel valutare la richiesta di scarcerazione anticipata.

La richiesta di remissione era già stata respinta in diverse occasioni, tra il 2016 e il 2023. Nel marzo 2025 le autorità del distretto di Kendujhar avevano invece espresso un parere favorevole a una possibile scarcerazione, subordinandola però a condizioni finalizzate a preservare l’ordine pubblico e l’armonia sociale. Successivamente il Board aveva rinviato più volte la decisione, chiedendo ulteriori valutazioni alle autorità locali e del distretto di origine di Singh, nell’Uttar Pradesh.

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