Maldive, stretta sui migranti irregolari (ma molti lo diventano per abusi)

Il governo di Mohamed Muizzu conduce da tempo una campagna per espellere i lavoratori stranieri senza documenti. Ma uno studio denuncia come molti migranti entrati legalmente nel Paese diventino irregolari a causa di stipendi non pagati, visti non rinnovati o denunce dei datori di lavoro. Ad agosto la morte di otto cittadini bangladesi ha riacceso l’allarme sulle condizioni di sicurezza.

di Maria Casadei

Malè (AsiaNews) – Alle Maldive è da tempo in corso una campagna per espellere i lavoratori senza documenti. La scorsa settimana il governo ha condotto un’operazione che ha coinvolto oltre 400 immigrati stranieri e si è conclusa con l’arresto di 13 persone. L’intervento fa parte della “Operazione Kurangi”, avviata nel 2024 e sostenuta dal presidente Mohamed Muizzu, allo scopo – a detta del governo – di contrastare il lavoro irregolare tra i migranti e identificare e regolarizzare i lavoratori stranieri.

La campagna è stata articolata in tre fasi. La prima ha previsto la raccolta di fotografie e impronte digitali dei lavoratori stranieri presenti nel Paese, per creare un database accessibile alle amministrazioni locali. La seconda si è concentrata sulla verifica e sulla regolarizzazione della loro posizione lavorativa e migratoria. La terza fase, avviata a maggio 2026, punta invece a rintracciare e deportare 2.895 stranieri ancora privi di un regolare permesso di soggiorno o di lavoro.

A luglio è stato inoltre istituito “Immigration Watch”, un sito attraverso il quale i cittadini possono segnalare in forma anonima i lavoratori non in regola. Secondo il presidente Muizzu, il governo avrebbe ricevuto quasi 1.300 segnalazioni. Dall’avvio dell’Operazione Kurangi, le autorità hanno condotto raid in attività commerciali, tra cui caffè e ristoranti, arrestando lavoratori privi di documenti. La polizia ha anche pubblicato e diffuso online filmati ad alta definizione delle operazioni, una scelta che ha suscitato critiche nell’opinione pubblica. In un discorso al Parlamento, Muizzu ha rivendicato i risultati ottenuti dal suo governo nella lotta al lavoro irregolare. Secondo il presidente, dall’inizio del suo mandato nel 2023 oltre 6mila lavoratori irregolari sono stati espulsi e più di 200mila casi esaminati dalle autorità. All’avvio della campagna, ha aggiunto, circa 148mila migranti vivevano nel Paese senza un permesso di soggiorno o di lavoro valido.

Ma dietro l’irregolarità dei lavoratori stranieri non c’è sempre un ingresso illegale nel Paese. Uno studio del Public Interest Law Center ha evidenziato come molti migranti arrivino legalmente nelle Maldive per poi diventare irregolari a causa del mancato pagamento degli stipendi, di visti non rinnovati o delle segnalazioni di fuga e abbandono presentate dai datori di lavoro. Particolarmente esposti sono i lavoratori del Bangladesh, che secondo stime recenti sono circa 100mila nell’arcipelago e sono impiegati soprattutto nell’edilizia e nel turismo. Ad agosto, la morte di otto cittadini bangladesi in soli dieci giorni ha riportato l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori stranieri nel Paese. Transparency Maldives, organizzazione impegnata nella tutela dei diritti e nella promozione della trasparenza, ha denunciato le carenze nella protezione dei migranti e chiesto alle autorità maggiori garanzie per la loro salute e sicurezza sul lavoro.

Parallelamente alla stretta sui lavoratori irregolari, dal 2024 il governo ha adottato nuove misure per contrastare lo sfruttamento della manodopera straniera. Chi nega ai lavoratori lo stipendio o servizi essenziali rischia una multa di circa 3mila euro. Ad agosto è stato inoltre introdotto l’obbligo per i datori di lavoro di versare gli stipendi su un conto bancario maldiviano intestato al lavoratore, consentendo alle autorità di verificarne l’effettivo pagamento.

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