Gli agricoltori thai rimasti in Israele nonostante la guerra

Nell’attacco di Hamas del 7 ottobre 46 migranti thai uccisi. Altri 31 rapiti e tre morti durante il sequestro a Gaza. Nel nord di Israele in cinque uccisi dai razzi di Hezbollah. Eppure la gran parte ha scelto di restare e continua a rappresentare una risorsa essenziale per il comparto agricolo israeliano. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Dall’attacco terrorista di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e nella successiva guerra lanciata dallo Stato ebraico contro il movimento che controlla Gaza, gli agricoltori thai - così come altri migranti asiatici - sono stati definiti il “volto dimenticato” della tragedia. Sono almeno 51 i lavoratori provenienti dalla nazione del Sud-est asiatico rimasti uccisi a causa del conflitto in poco meno di tre anni, altri 31 sono stati sequestrati dai miliziani e la loro sorte è rimasta in sospeso a lungo, anche se non sono mancate vicende concluse positivamente. Fra queste vi è di certo il rapimento dell’ostaggio cristiano Watchara Sriaoun, rilasciato a fine gennaio 2025. A dispetto delle vittime e delle sofferenze collegate alla cattività, i migranti economici della Thailandia - soprattutto quelli che operano nel settore agricolo - hanno deciso di restare e riprendere la loro vita di un tempo, restando fedeli ai campi, alle piantagioni e alle colture. 

A ottobre ricorrerà il terzo anniversario dell’attacco di Hamas, molti equilibri sono cambiati e la vita di tanti è stata stravolta, in Israele come a Gaza e pure in Cisgiordania dove si è registrata una escalation di attacchi dei coloni e una progressiva riduzione delle terre palestinesi. Chi non ha voluto cambiare la propria vita è Qwon, che assieme al marito Tay si occupa di una coltivazione di avocado in una piccola cooperativa agricola della Galilea occidentale. La coppia di migranti thai, come racconta in un lungo reportage The Times of Israel, ha scelto di unirsi ai vicini israeliani a maggio per celebrare lo Shavuot, la festa ebraica del raccolto.

Solo una settimana prima, nell’area, quattro civili israeliani erano rimasti feriti, fra i quali uno in modo grave, in un attacco con droni di Hezbollah a soli 13 km di distanza. Commentando il raid, Qwon ha dichiarato di non nutrire alcun tipo di paura “perché ho fiducia nella protezione dei civili israeliani”. Anche dopo l’8 ottobre 2023, quando il gruppo estremista libanese filo-iraniano ha iniziato a lanciare razzi e droni contro il nord di Israele, Qwon e gli altri nove lavoratori thai hanno continuato a prendersi cura dei mille dunam di avocado insieme ai colleghi israeliani.

La violenza si è ridotta da quando, il 19 giugno, è entrato in vigore un fragile cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, mediato dall’amministrazione del presidente Usa Donald Trump, sebbene gli agricoltori e i lavoratori del nord rimangano esposti al pericolo. Nonostante questo, Qwon e Tay sono rimasti e come loro hanno compiuto una scelta analoga altre decine di migliaia di lavoratori thai che oggi risultano essere “indispensabili per l’agricoltura israeliana”, contribuendo a coltivare i campi che forniscono gran parte dei prodotti agricoli al Paese. E sono proprio loro a sopportare, da oltre due anni e mezzo, alcuni fra i costi più pesanti legati al conflitto. 

Il 7 ottobre 2023 46 cittadini thai sono stati uccisi nel sud di Israele, quando migliaia di terroristi guidati da Hamas hanno varcato il confine da Gaza, uccidendo circa 1.200 persone e prendendo 251 ostaggi. Di quegli ostaggi, 31 provenivano dalla Thailandia e 28 di essi sono stati infine rilasciati. Tre sono morti durante la prigionia nella Striscia, secondo le stime fornite dalle autorità israeliane. E nel nord di Israele cinque lavoratori agricoli thai sono stati uccisi dal fuoco dei razzi di Hezbollah. Eppure, guardandosi intorno tra la folla di israeliani che festeggiavano la ricorrenza, Qwon era visibilmente di buon umore. “Mi piacciono - ha detto -. Anche se sono una lavoratrice donna, la gente qui non ha mai mostrato alcun pregiudizio nei miei confronti”.

I lavoratori thai costituiscono il gruppo più numeroso di immigrati stranieri attualmente presenti in Israele. Le prime tracce dell’immigrazione risalgono in numero significativo al 1993, quando il governo israeliano offrì loro visti di lavoro temporanei per ridurre la dipendenza di Israele dai lavoratori agricoli palestinesi per motivi di sicurezza, in seguito alla prima intifada, iniziata nel 1987. Secondo la Commissione per i lavoratori stranieri della Knesset, il Parlamento israeliano, ad aprile 2025 nel Paese erano presenti oltre 195mila lavoratori stranieri regolarmente occupati, cui si stima si affianchino altri 33mila lavoratori privi di documenti. 

All’inizio della guerra tra Israele e Hamas nel 2023, con decine di loro connazionali tenuti prigionieri a Gaza, migliaia di lavoratori thailandesi sono tornati in patria e Bangkok ha sospeso un accordo bilaterale che consentiva l’ingresso in Israele di un maggior numero di lavoratori, per poi ripristinarlo nell’estate del 2024. Nell’ambito del programma, i migranti thai possono rimanere in Israele con permessi di lavoro validi per un massimo di cinque anni.

“I lavoratori thailandesi sono estremamente importanti per gli agricoltori del nord e di tutto il territorio israeliano” ha affermato di recente un portavoce del dicastero dell’Agricoltura. “Da quando sono iniziate le guerre, il ministero - prosegue il funzionario - è finalmente riuscito a rimuovere gli ostacoli che limitavano il numero di lavoratori. Ora per gli agricoltori è molto più facile assumere lavoratori thailandesi”. Assia Ladizhinskaya, portavoce di Kav LaOved, un’organizzazione di assistenza legale per i lavoratori svantaggiati, ha descritto le condizioni dei lavoratori thai in generale come “piuttosto stabili”. 

Ladizhinskaya spiega che, dal momento che la gran parte dei lavoratori arrivano in Israele tramite un’agenzia governativa, le loro condizioni sono “molto migliori rispetto a quelle dei lavoratori reclutati tramite agenzie private in altri Paesi”. Tuttavia, si trovano talvolta ad affrontare condizioni di vita al di sotto degli standard, una retribuzione oraria “che li induce a esitare prima di assentarsi dal lavoro” e la mancanza di rimedi legali nel caso in cui i datori di lavoro non versino i contributi al loro fondo pensione. Va detto che i migranti thai rimangono esposti al rischio di potenziali attacchi con droni e razzi da parte di Hamas a sud e di Hezbollah a nord. Ciononostante, il desiderio di restare e continuare la loro vita e il lavoro sono più forti di potenziali rischi e pericoli.

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