Il Nepal all'Onu: "Logistica perfetta per la guerra, guasta per il cibo"

Il premier nepalese Balendra Shah ha portato all’Assemblea generale il dramma delle alluvioni del 26 agosto, con oltre 1.400 morti e migliaia di dispersi. Proposto meccanismo di resilienza climatica per l’Himalaya con India e Cina. Alla comunità internazionale: "Colpiti da un'emergenza climatica che non abbiamo causato e dalle guerre che non abbiamo iniziato".

New York (AsiaNews) – “Il disastro di Bhotekoshi-Trishuli non è stato solo una tragedia locale: è stato un avvertimento per il mondo”. Davanti all’Assemblea generale delle Nazioni unite, il primo ministro del Nepal, Balendra Shah, ha scelto di parlare anzitutto delle alluvioni che il 26 agosto fa hanno devastato le comunità montane del Paese, uccidendo almeno 1.400 persone e lasciandone oltre 6 mila ancora disperse. 

“Vorrei poter essere qui oggi semplicemente per parlare di sviluppo, democrazia, pace e delle speranze di una giovane nazione”, ha detto. “Invece devo parlare di morte e distruzione di proporzioni enormi”.

“Di famiglie che aspettano persone care che non torneranno mai a casa. Di comunità che cercano nel fango, tra le rocce e nell’acqua persone i cui corpi potrebbero non essere mai recuperati”, ha proseguito il premier. “Di ponti, strade, scuole, case e mezzi di sussistenza spazzati via in pochi minuti”.

Ma nel discorso di Shah la catastrofe diventa anche il punto di partenza per chiedere una nuova forma di cooperazione regionale: “Per questo, come primo passo urgente, proponiamo di istituire un Meccanismo di resilienza climatica per l’Himalaya, guidato da Nepal, India e Cina”, ha annunciato. L'idea del premier nepalese prevede di condividere dati satellitari, monitorare i laghi glaciali pericolosi, rafforzare i sistemi di allerta precoce e, quando arriva una catastrofe, coordinare gli interventi di soccorso oltre i confini nazionali.

“Facciamo dell'Himalaya un laboratorio di cooperazione internazionale, anziché una frontiera di informazioni frammentate”, ha detto il premier. Le alluvioni hanno travolto anche il Tibet, su cui però la Cina ha fornito dati poco verosimili. La proposta di Shah propone inoltre la cooperazione tra India e Cina, che condividono le frontiere sull’Himalaya, ma hanno rapporti diplomatici complessi. 

Shah ha poi insisito sui meccanismi di compensazione. Dopo aver ricordato che il Nepal contribuisce per meno dello 0,1% alle emissioni globali di gas serra, il premier ha sostenuto che il Paese non può essere costretto a indebitarsi continuamente per ricostruire infrastrutture distrutte da una crisi climatica alla quale ha contribuito in misura minima: “Abbiamo bisogno di un sostegno adeguato che si basi su sovvenzioni da parte della comunità internazionale”, ha detto, sottolineando che i meccanismi proposti finora dalla comunità internazionale “rimangono gravemente insufficienti”.

E non si tratta tanto di una questione di quantità, quanto di accessibilità: “Il finanziamento climatico non deve diventare un labirinto burocratico attraverso il quale i Paesi vulnerabili passano anni a dimostrare di aver bisogno di aiuto”, ha affermato il premier. “Quando la casa sta bruciando, non chiediamo alla famiglia di compilare cinquanta moduli. Agiamo. Questo è ciò che deve significare la giustizia climatica”.

Il premier nepalese ha quindi allargato ulteriormente il campo, sottolineando l’inefficienza nel gestire le difficoltà dell’economia mondiale - a loro volta provocate dall’emergere di nuovi conflitti - contro l’efficienza nella produzione e il trasferimento di armi. “Abbiamo costruito un mondo con una logistica impeccabile per la guerra e una logistica malfunzionante per il cibo”.

“I missili intercontinentali arrivano in tempo. Fucili e munizioni attraversano le frontiere, superano ogni ostacolo e rispettano ogni scadenza. Ma un contadino in Nepal non riesce a procurarsi fertilizzanti o carburante al prezzo di mercato quando ne ha bisogno”, ha detto Shah. Per il premier, non si tratta però di una sventura esclusivamente nepalese: “Chiedete al Bangladesh. Chiedete al Bhutan. Chiedete all'India. Chiedete alle Maldive. Chiedete al Pakistan. Chiedete allo Sri Lanka”.

“Chiedete a qualsiasi altro Paese della nostra regione e sentirete la stessa storia: colpiti da un'emergenza climatica a cui non abbiamo contribuito e colpiti una seconda volta dalle guerre che non abbiamo iniziato”.

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