Kathmandu (AsiaNews) – Dopo il terremoto dell’aprile 2015, i lunghi mesi di embargo indiano sulle merci esportate, la difficoltà nella ricostruzione e distribuzione degli aiuti internazionali e l’agitazione delle minoranze, la popolazione nepalese rischia ora di morire di fame per siccità. In particolare la regione del nord-ovest, nota come Karnali, dove le piogge non cadono dal luglio scorso e gli agricoltori hanno perso la metà del raccolto. Lotai Lama, residente a Simkot nel distretto di Humla, afferma: “Non abbiamo grandi sogni, vogliamo solo sopravvivere. Dimenticate i diritti umani, la politica e gli altri diritti democratici…non sappiamo nemmeno se possiamo fare due pasti al giorno, sopravvivere o meno”.
Secondo Chandra Prasad Risal, funzionario del ministero dell’Agricoltura, la regione è stata colpita dalla più intensa ondata di siccità degli ultimi 40 anni. Haribol Gajurel, ministro dell’Agricoltura, ha commentato: “Sappiamo che la regione del Karnali soffre a causa di un circolo vizioso di povertà. Ma non lasceremo nessuno morire di fame. Forniremo cibo e altri beni necessari, prendendoli da altre parti del Paese”.
Nonostante le rassicurazioni del ministro, le condizioni della popolazione nei distretti di in Humla, Dolpa, Kalikot, Jumla e Mugu sono disperate. La regione del Karnali è tra le più povere del Paese, con il più basso tasso di istruzione. La popolazione è quasi esclusivamente impiegata nell’agricoltura e dipende dalle precipitazioni, che influiscono a loro volta sull’andamento del raccolto. Non esistono impianti per l’irrigazione e sul terreno coltivato crescono riso, mais, patate, orzo, fagioli, grano saraceno, miglio e semi di soia.
Ramsagar Sinha, capo dell’Ufficio distrettuale per lo sviluppo agricolo (Dado), ha riferito che “la produzione agricola si è ridotta del 50% e la maggior parte delle terre sono rimaste incolte. Anche il raccolto invernale, che di solito cresce dopo lo scioglimento della neve, ha risentito gli effetti della siccità. La verità è che l’area ha bisogno di sostegno dall’esterno per nutrire le famiglie”.
A Dolpa, dove il 90% dei campi dipende dalle precipitazioni, i terreni agricoli sono rimasti sterili. Bhim Bahadur Dharala, responsabile Dado nell’area, ha detto che l’80% delle coltivazioni invernali non hanno attecchito.
Un’ulteriore conseguenza della crisi agricola è l’esodo dei giovani all’estero. La maggior parte va in India in cerca di lavoro e nei villaggi rimangono solo gli anziani e le persone malate. Uno dei residenti, Hariyo Damai, ha ammesso di essere stato costretto a vendere gli utensili da cucina per comprare il cibo. “Per la prima volta in tutta la mia vita – ha detto –, gli stagni, la nostra unica fonte di acqua, si sono prosciugati”.
Nel distretto di Kalikot la carenza di cibo affligge 35mila persone; in quello di Jumla, la produzione di riso è diminuita del 20%, quella di fagioli del 30%.
















